domenica, settembre 06, 2009

Arrigo Lora Totino al Laboratorio delle Arti a Piacenza

Il Laboratorio delle Arti apre la stagione espositiva 2009-2010 sabato 12 settembre alle ore 18 con la mostra personale di Arrigo Lora Totino, considerato uno dei padri della poesia sonora italiana.

Nato a Torino nel 1928, Lora Totino ha iniziato la sua attività artistica tra la fine degli anni ‘50 e i primi anni ‘60. In quel periodo ha proposto i suoi primi esperimenti di poesia concreta, nei quali la parola è inquadrata in strutture visive. Nel 1959 ha fondato la rivista “antipiugiù” che ha diretto fino al 1966, anno in cui ha creato con il musicista Enore Zaffiri e il pittore Sandro De Alexandris lo Studio di Informazione Estetica per la ricerca di interrelazioni tra poesia, arte e musica elettronica e per la diffusione di ricerche neocostruttiviste. Nello stesso anno ha dato vita a “Modulo”, rivista che ha ospitato nel primo numero un’antologia internazionale di poesia concreta. Parallelamente si è occupato di sperimentazioni fonetiche e di poesia sonora. Nel 1969 ha curato con Dietrich Mahlow la mostra “Poesia concreta. Indirizzi visuali e fonetici” alla Biennale di Venezia.
Nel 1978 ha pubblicato “Futura. Antologia storico-critica della poesia sonora” per la Cramps Records di Milano, dove ha raccolto in sette dischi LP 33 giri le voci dei più interessanti poeti sonori del Novecento: dai futuristi ai dadaisti, dai simultaneisti ai lettristi, fino ai più recenti sperimentatori internazionali.
Nel 1980 ha curato per la seconda rete radiofonica della RAI la trasmissione “Il colpo di glottide”, serie di tredici puntate dedicate alla storia della poesia sonora.
Ha elaborato curiosi progetti di “poesia ginnica”, “poesia liquida” e “mimodeclamazioni”. Ha tenuto performance nei più importanti festival in Italia e all’estero. Ha preso parte a moltissime esposizioni internazionali di poesia visuale e concreta. Nel 1996 la Regione Piemonte gli ha dedicato una mostra antologica a Torino dal titolo “Il teatro della parola”, a cura di Mirella Bandini.
Recentemente ha realizzato una serie di opere/poesia/collage dal titolo “Macchine Celibi” (in omaggio al Dadaismo) e i “Fiori della Prosa” (in omaggio alla scrittura e al libro).

Interverrà all’inaugurazione il critico Mario Bertoni.

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categoria:poesia, arti visive, lettura, mostra al laboratorio delle arti
sabato, agosto 29, 2009
sabato, agosto 22, 2009

Un blog dedicato ai CATALOGHI delle opere visive: http://cepollaro.blogspot.com/

trittico secondo

Appena on line un blog dedicato ai cataloghi in pdf delle opere visive, articolati secondo la diversità dei supporti: legno, carta, etc. (B.C.)

 http://cepollaro.blogspot.com/

giovedì, luglio 02, 2009
È on line LE RETI DI DEDALUS ( www.retididedalus.it )
 
Segnaliamo dal sommario (luglio  2009):
 
Immagine in homepage di Biagio Cepollaro
 
IN PRIMO PIANO:    Diario d'autore (7), La bellezza è una cosa che rompe i codici di Marzio PieriRoberto Roversi, La grande officina di un poeta civile  di Massimo Giannotta
 
LUOGO COMUNE:  Vito Riviello (1933-2009), Un poeta funambolo della parola 'assurda e familiare' di Plinio Perilli;  Vito Riviello - un'intervista, Dobbiamo oggi dirci 'attori di poesia' di Marco Palladini;  Enrico Pea, "Il romanzo di Moscardino" per riscoprire un autore di razza di Ilenia Appicciafuoco;  La poesia dialettale molisana (2), Versi da un mondo chiuso di pascoli e di valli colme di silenzio di Domenico Donatone
 
FILOSOFIE DEL PRESENTE:  Jan Rehmann, Nietzsche e Marx non si devono dare la mano? di Alberto Scarponi
 
LETTERATURE MONDO:   Beijing, L'anglofona Nuova Cina è più vicina? di Mario Lunetta;   Uwem Akpan, Drammi di odio e di guerra negli occhi infantili dell'Africa di oggi  di Sarah Panatta;  Nick Hornby, Consigli di lettura controcorrente, tra serio e faceto di Luca Brunelli
 
METICCIA.IT:  "Transalpina", Confronto a più voci su "L'Italie magique de Massimo Bontempelli" di Višnja Bandalo 
 
SPAZIO LIBERO:  Musica e politica, Il rock argentino, arma espressiva dei giovani contro la dittatura di Agnese Codebò;  Ennio Di Vincenzo, Quando un artista è un eroe di Mario Lunetta;  
 
TEATRICA:  Nuova scena, Giovani emergenti in un mondo di solitudini di Chiara Pirri
 
LETTURE: "Nei giardini della letteratura" di Fiorangela Oneroso (Mario Lunetta);  "Acqua storta + La versione dell'acqua" di Luigi Romolo Carrino (Marco Simonelli); "Terra di risulta" di Mia Lecomte (Jacqueline Spaccini);  "Sono come tu mi vuoi - Storie di lavori" e "Lavoro da morire", due antologie di AA.VV. (Luca Brunelli)
 
LIBROSFERA: Mix-News, In libreria, In corso d'opera, a cura di Massimo Vecchi
 
CHECKPOINT POETRY:  testi in versi di Igor Esposito  
 
AUDIO POETRY:  file-mp3 di F. T. Marinetti;  due video di Michele Fianco (da "Solo in versi. Concerto Jazz&Poetry")
 
LE VIE DEL RACCONTO: Nina Maroccolo (vincitrice 2009 del II Concorso di Letteratura on-line "Le Reti di Dedalus")    
 
domenica, giugno 28, 2009
Italo Testa su  Nel fuoco della scrittura (libro e mostra)
Al gioco delle cose
Come dovremmo guardare a Nel fuoco della scrittura, non solo al particolare rapporto che segni, simboli, grafemi, intrecciano con i supporti, la materia pittorica, ma anche e soprattutto a come tutto ciò si leghi ad una idea di poesia?
Perché questo fuoco della scrittura deve essere guardato alla luce di quella idea di poesia più ampia che Biagio Cepollaro invocava così nei suoi Versi nuovi:
perché le parole non siano ancora
solo parole
continua la poesia
continuala pure
senza parole
Anche in questo fuoco della scrittura continua la poesia. Non era la scelta del silenzio, che quei versi invocavano, ma piuttosto quella di ripensare la poesia nella chiave di un agire silenzioso che si misuri con l’istanza di novità del qui e dell’ora. Un novum che è “l’inizio di ciò che continuamente comincia”.
In che continuum si inscrive questa idea rinnovata di poesia? A quale continuità si apre? E che ne è delle parole?
disimparammo a scrivere
e scrivemmo solo parole (da Versi nuovi)
 
Cosa sarebbe una poesia per cui le parole non fossero solo parole? un atto di scrittura che non scriva solo parole?
Non è qui la fiducia nella poesia, e nella lingua, a venir meno. Un’inguaribile fiducia nel fare poetico continua a sostenere i Versi nuovi, Lavoro da fare e anche questo Nel fuoco della scrittura.
E non è nemmeno la tensione alla sperimentazione sul linguaggio ad abbandonare il fare poetico di Cepollaro, che anzi intensifica il corpo a corpo con tutti gli strati e gli spessori della lingua.
Ciò che si consuma, che viene consumato, e lasciato alle spalle come un guscio vuoto, è invece l’idea della sperimentazione come mero procedimento formale e verbale: l’idea che la poesia sia solo una questione linguistica, e che la novità della poesia si misuri solo sulle parole.
Ora siamo ad una grande distanza da quell’idea, che aveva guidato dopotutto gran parte della poesia del novecento su opposte sponde – da quella simbolista a quella avanguardista – della poesia come funzione linguistica, e quindi come fondamentalmente intransitiva e autoreferenziale.
Anche se opera con le parole, e sulle parole, non è a partire da esse,  e dai suoi procedimenti formali, che la poesia dovrà essere pensata e sperimentata.
Ecco allora il lavoro da fare, il primato dell’azione, del disporre, di quell’”agire silenzioso” richiamato ancora in limine a Nel fuoco della scrittura, nei versi inaugurali:
oltre i segni dicemmo e intendevamo
un agire silenzioso dentro il ritrovato
limite del dire […]
 
E come questo agire, la poesia dovrà esser pensata in relazione a un contesto, che non è un contesto di sole parole, ma in cui le parole si inseriscono, sono prodotte, sono esse stesse evento di un agire tra le cose.
E’ questa idea di una poesia che producendo il suo contesto, insieme si libera ad un contesto più ampio, che ci richiamano i versi di Nel fuoco della scrittura, con l’idea di liberare le parole “dall’inganno, di veicolare da sole un senso”, con il richiamo a un senso “più vasto della poesia, come la vita/sempre lo è di ognuno di noi”.
Come dobbiamo leggere allora tutti i segni che emergono dalle opere pittoriche di Biagio Cepollaro? Si tratta di parole che ricoprono il mondo, di un foglio mondo invaso, ricoperto dall’azione della scrittura? Se ci fermiamo a questa centralità della scrittura nell’opera pittorica, credo mancheremmo clamorosamente il bersaglio.
Perché qui non sono scritture che ricoprono il mondo – riducendolo a foglio, supporto dell’azione di scrittura – a manifestarsi. E non sono nemmeno parole poetiche che riassorbono nell’autoreferenzialità della lingua la materia pittorica.
Dobbiamo rovesciare invece il quadro. Non è l’idea del linguaggio poetico a coincidere con i limiti del mondo e a ridurre quest’ultimo a scrittura. Ma è nel limite ritrovato del linguaggio che invece si afferma un’idea estesa di poesia: di una poesia che venga al mondo attraverso e oltre il linguaggio.
Queste opere sono esse stesse la figurazione di una scrittura riassorbita nel mondo, del ritornare delle parole al loro contesto. Del loro essere riesperite a partire non da un fatto di lingua, ma dalla loro stessa azione fisica e materica. Del loro iscriversi nella nudità dell’esistere, nel contesto della vita propria – la vita che ci rappresentiamo – e insieme di una vita più ampia, anonima, di un universo a-verbale che scorre continuamente sotto di noi.
Così la pittura di Cepollaro è la messa in opera di questo attraversamento dei segni per andare oltre i segni, di una pratica artistica non auto conclusa, ma fondamentalmente eteronoma, che cerca la sua legge in quel continuum della vita che qui e ora può sempre esser riafferrata nella sua novità.
Non sono parole, dunque, ma ancora con parole innestate in una vita più vasta. Non arte per se stessa, ma ancora opera artistica, perché
[…] ancora
si scrive e si pensa
ancora si fa arte
ma da un’altra parte (Lavoro da fare)
 
E perché in fondo
 
[…] senso vivo all’arte
l’avrebbe dato il resto (Versi nuovi)
 
Di questa pratica l’opera pittorica di Cepollaro è una messa in opera, la figurazione di una idea poetica che continua oltre le parole e i segni, senza per ciò stesso annullarli, inchiodarli al silenzio, ma piuttosto inquadrandoli da un punto di vista in cui essi diventano tracce di un nostro stare materialmente esposti al mondo, “tracce scure o lucenti di un fuoco”, perché i segni e le parole possano stare finalmente “al gioco delle cose”.
 
 
venerdì, giugno 26, 2009
Davide Racca su Nel fuoco della scrittura (libro e mostra)
Palinsesti: dietro l’opera pittorica di Biagio Cepollaro
Passiamo dal vissuto al rimosso, dalla superficie al profondo. Da un continuo venir meno delle cose, aggiungendo cose: sentendo e risentendo, scrivendo e riscrivendo. Significando e risignificando.
Ma quando il sentire si fa risentito, si chiude una forma dentro di noi e raschiarla via diviene un fatto vitale.
*
Il segno dello scriba si rinnova sulla superficie scritta. La vita è in un perenne ri-significare. Pálin pséstos – dal greco antico – vuol dire letteralmente “raschiato di nuovo”.
Lo scriba è il medium della parola dallo stato “aereo” della mente a quello “solido” del grafema. La parola – in superficie – si tiene finché non è cancellata del tutto, raschiata via dal tempo, nello spazio del cambiamento, quando lo scriba sente diversamente, perché non è più così – univoco – il senso ...
*
Perdiamo particelle di pelle, in ogni attimo. L’anonimo moto del mondo fa parte di noi. Indeterminati si resta nel cerchio delle cose: cosa tra le cose. È questo un grado di coscienza “inferiore”, ma intensamente capace di affrancarci dalla “comunicazione” e dalle sue eventuali menzogne.
Così non è più importante cosa è scritto, né come. Così, possiamo accedere a un grado diverso di senso. Così, la forma si nutre di altra forma, crescendo – consapevole – nella sua origine indeterminata.
*
 Biagio Cepollaro ha sentito il risentito: la forma che si chiude nell’accesso univoco al verbo. È il risentimento che ti spinge verso un’altra via. Così,ha voluto percorrerla, riscriverla diversamente, sondandone un possibile attraversamento.
Il colore campisce superfici disomogenee, abbozzate – un atto cosciente realizzato come se non lo fosse. Stilizza segni e simboli di tradizione esoterica. Raschia via l’esperienza dell’io nella incomprensibilità dello scrivere.
Rivive questo fatto come cosa tra le cose: “inferiore” – refrattario cioè al “comunicativo”: dunque, esotericamente, “superiore”. 
Il supporto, come pagina, è pelle: bisogna scrivere, cancellare e riscrivere; esattamente come vivere, rimuovere e rivivere.
martedì, giugno 23, 2009
 
La mostra di Biagio Cepollaro è prorogata per tutto il mese di luglio.
Piacenza, Laboratorio delle Arti.
 
Nell'ambito dei Venerdì Piacentini, il Laboratorio delle Arti è lieto
di invitarvi venerdì 26 giugno a partire dalle ore 21 all'apertura serale della galleria,
allietata da Vania Lo Bianco al pianoforte e Marta Canobbio al flauto, che proporranno una selezione di brani tratti dal repertorio classico e dalle più note colonne sonore cinematografiche.
 
Cogliamo l'occasione per comunicare che la mostra di Biagio Cepollaro verrà prolungata per tutto il mese di luglio e sarà visitabile dal martedì al venerdì dalle ore 16 alle ore 19.
 
Laboratorio delle Arti - Piazza Barozzieri 7/a Piacenza - Tel. 0523-330057 - www.laboratoriodellearti.it
 
martedì, giugno 16, 2009
Un ringraziamento per Ottavio Rossani
Ringrazio Ottavio Rossani per l’articolo nutrito e articolato con cui presenta la mia mostra al Laboratorio delle arti di Piacenza. Soprattutto per il riferimento concreto al legame tra poesia e arte visiva.
B.C.
lunedì, giugno 15, 2009

Lettura e Inaugurazione della mostra a Piacenza (Foto). Aperta fino al 3 luglio 2009.

Laboratorio delle Arti, Piazzetta Barozzieri 7/A.

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