sabato, luglio 05, 2008

30 X 30, Quinta Edizione della collettiva.

Venerdì 4 luglio 2008, inaugurazione presso la copisteria La Copia, nello spazio d’arte ‘Piscina Comunale’, via Campiglio angolo via Grossich.

 

A Milano da qualche anno sta crescendo una realtà piuttosto singolare e in assoluta controtendenza rispetto al mondo dell’arte e delle gallerie. Il promotore di questa singolarità è Adriano che trasforma frequentemente la sua copisteria in una galleria d’arte.

Come Cenerentola la trasformazione avviene dopo una certa ora ma senza i limiti imposti a Cenerentola e senza la necessità di fuggire perdendo pezzi per strada. Qui, al contrario, tutto si conserva e il via vai di persone, artisti, pubblico, amici e curiosi, continua, rinnovandosi, fino a notte...Le persone restano fuori a parlare, si appoggiano alle auto parcheggiate, si siedono sui gradini, si allontanano di qualche metro e poi ritornano, oppure non ritornano e vengono sostituite da energie fresche...

Gli artisti non devono pagare per esporre e gli unici criteri di selezione, a parte il formato, riguardano l’intuito sul valore delle opere e il riconoscimento immediato che sostanziano da soli l’arruolamento.

Ciò che Adriano propone è il rifiuto di qualsiasi discriminazione, di qualsiasi tipo: ‘chiunque può partecipare con una propria opera senza limiti di fantasia, età, soggetto o tecnica ma con la sola impostazione tassativa del formato’. In tale esaltazione di libertà, vi è anche la consapevolezza di sfidare i due mostri che da una parte e dall’altra tendono a paralizzare la produzione, la circolazione e la fruizione dell’arte in città: un malinteso senso del ‘professionismo’ da parte delle gallerie e, al polo opposto, un malinteso senso della creatività da parte degli artisti.

Il formato ridotto permette di accostare in breve spazio una gran quantità di opere dando la possibilità prima di tutto agli artisti di confrontarsi, di ragionare sui propri limiti e sui propri pregi. Il clima che si crea rende possibile la comunicazione e lo scambio dei punti di vista, anche di fondo sull’arte, in una generale sensazione di convivialità e festosità. L’aria che si respira, insomma, in questo posto non lontano da Lambrate, è di un’altra città: la Milano invisibile che periodicamente si riesce a vedere.

 

 

Per informazioni:

Adriano 3476988612

e-mail: piscinacomunale@fastwebnet.it

 

postato da: cepo alle ore 11:27 | Permalink | commenti
categoria:arti visive, lettura, cepollaro
domenica, giugno 08, 2008

About Cepollaroarte's Weblog

 

Nel nuovo blog dedicato all’arte visiva Cepollaroarte's Weblog vi sono le categorie In contemporanea che accoglie immagini e testi di artisti contemporanei, appunto, e Dialoghi con l’arte che include dialoghi veri e propri con artisti o letture critiche che dialogano con l’opera.

Per ora, oltre ai riferimenti alle mie opere visive, vi è un’immagine e una lettura di Fausto Pagliano (In contemporanea) e uno scambio epistolare con Nicola Ponzio (Dialoghi con l’arte), già in precedenza apparso altrove e qui ricollocato.

L’intenzione del blog è quella di raccogliere le mie opere visive e le mie riflessioni sull’arte ma anche i contributi di altri autori nel luogo di confluenza tra arti visive e scrittura poetica.

Sia nello specifico delle opere attraverso le immagini, sia sul versante della critica o della lettura, grazie a testi dedicati.

 

Non è un blog di poesia visiva perché credo che questa etichetta , già in passato contestata, ancor più oggi non sia utilizzabile. Si tratta piuttosto di arte visiva tout-court e di testualità tout court.

E non si tratta neanche di un blog dedicato all’arte digitale…Ma ciò sarà evidente nel farsi  e nel manifestarsi del lavoro stesso…

 

Biagio Cepollaro

 

postato da: cepo alle ore 23:47 | Permalink | commenti
categoria:poesia, arti visive, lettura, cepollaro, poesia integrata
mercoledì, giugno 04, 2008
Un luogo di incontro tra arte e poesia. Il mio nuovo blog dedicato all’arte.
Ho deciso di dedicare un blog alle arti visive. Il Cepollaroarte's Weblog intende raccogliere non solo immagini e riflessioni sull’arte ma anche quelle prospettive particolari che nascono da chi considera- o ha esperienza- dell’arte visiva a partire dalla poesia e viceversa.
Si tratta di specifici punti di vista che non possono non arricchire l’esperienza del fare arte e del fare poesia.
Biagio Cepollaro
postato da: cepo alle ore 14:25 | Permalink | commenti
categoria:poesia, arti visive, cepollaro, poesia integrata
domenica, giugno 01, 2008
Prima serata di Canti e Discanti e minima esposizione di opere visive
di Biagio Cepollaro
6 giugno 2008 – ore 21, CAM, Via Garibaldi, 27, Milano.
Tre incontri di voci e ricerche
a cura di Adam Vaccaro e Giuliano Zosi
 
Corpi del Suono
Poesia lineare e Lettura scenica
Letture dei poeti:
Luigi Cannillo,
Laura Cantelmo,
Biagio Cepollaro,
Gabriella Galzio,
Franco Romanò. 
 
Lettura scenica di Mariella Paravicini
dell’Atto unico Storia privata di una donna qualunque,
di Bianca Maria Neri.
Nell’ambito di questa serata minima esposizione di opere visive di Biagio Cepollaro
Biagio Cepollaro,Voci-2  
Biagio Cepollaro, Voci-2, 2008. (particolare)
Stampato su cartoncino telato, formato A4.
Interventi successivi con tecnica mista.
 
 L’INCOMBERE DELLE COSE, 2008
Due serie da tre pezzi ciascuna di opere stampate su carta pergamena formato A4.
Interventi successivi con tecnica mista.
 
 
PAGINA, 2008
Serie di tre pezzi stampati su cartoncino telato formato A4.
Interventi successivi con tecnica mista
 
VOCI, 2008
Serie di tre pezzi stampati su cartoncino telato formato A4.
Interventi successivi con tecnica mista
 
C’è la scrittura, ci sono le ‘cose scritte’ e c’è l’atto dello scrivere, il movimento del braccio e della mano nella percezione del contatto con il supporto. E c’è un atto dello scrivere che è un vero e proprio atto sacrificale in cui la parola appena scritta è sin dall’inizio solo una traccia e uno strato della nuova (che magari è la stessa) parola scritta e così, tendenzialmente, all’infinito.
L’atto dello scrivere a questo punto è un fare strato su strato che non è cancellazione ma sedimentazione della traccia…(B.C.)
 
INFO:
Biagio Cepollaro
cell: 3394200299
 
 
postato da: cepo alle ore 00:30 | Permalink | commenti
categoria:poesia, arti visive, lettura, cepollaro, poesia integrata
giovedì, maggio 29, 2008
Biagio Cepollaro,Voci-1 (particolare)
Biagio Cepollaro, Voci-1, 2008.
(particolare).
Stampato su cartoncino telato, formato A4.
Interventi successivi con tecnica mista.
postato da: cepo alle ore 23:57 | Permalink | commenti
categoria:arti visive, cepollaro
venerdì, maggio 23, 2008

Le due serie dei Trigrammi ora su Youtube

Immagini dal fuoco della scrittura (2008)

Un ringraziamento a Paolo Rassatti per l’ideazione e la realizzazione del video dedicato alle due serie dei Trigrammi ora su Youtube.

Ringrazio anche Silvia Zanrusso per il ritratto e Giuseppe Cepollaro per la musica.

Biagio Cepollaro

postato da: cepo alle ore 13:11 | Permalink | commenti
categoria:poesia, arti visive, lettura, cepollaro, poesia integrata
domenica, maggio 18, 2008

21 maggio ore 20.00 presso La Camera Verde primo incontro del ciclo dedicato al Tiresia di Giuliano Mesa

 

A Giuliano Mesa La Camera Verde dedica un ciclo di incontri.

Non si tratta di una rituale presentazione ma dell’avvio di un dialogo ‘vivo’ tra testo, autore e lettore.

Un dialogo che si approfondisce nel tempo e che chiama a reagire poeti e critici disposti a mettersi in gioco, a porre e a rischiare la propria esperienza e il proprio gusto nel campo di attrazione di una poesia tra le più significative degli ultimi decenni. Prospettive diverse da cui leggere l’opera ma anche possibilità di verificare tali prospettive grazie alla presenza di Mesa, tanto aperto ad accogliere i diversi apporti quanto rigoroso nel rigettare fraintendimenti.

 

Gli incontri con l’autore sono previsti alle ore 20.00 di mercoledì 21 maggio, 4 giugno, 11 giugno, 18 giugno e 25 giugno con la presenza di volta in volta  di Marco Giovenale, Bruno Torregiani, Andrea Raos, Luigi Severi, Florinda Fusco, Andrea Inglese e Francesco Forlani.

 

Ritengo il ciclo di incontri dedicato ad un autore, anche come formula, un segnale mandato da Semerano relativo alla necessità che vi è di ‘fermare’ ciò che vale la pena di ‘fermare’, una sorta di antidotto al flusso di informazioni che costituisce la comunicazione sociale e, in particolare, un’alternativa possibile al rumore che confonde e distrae.

L’adozione di questa formula oggi è coraggiosa perché richiede dai partecipanti e dal pubblico concentrazione e profondità di approccio.

D’altra parte anche una parte del pubblico non ne può più, questa è la mia sensazione, di essere trattato come un consumatore onnivoro e indifferente.

In fondo la scommessa è di riuscire a far incontrare le ragioni profonde della poesia con le ragioni profonde della lettura…

 

Biagio Cepollaro

 

Centro Culturale

»LA CAMERA VERDE«

Via Giovanni Miani, 20, 20/a, 20/b - 00154 Roma

Cell. 340 5263877

e-mail: lacameraverde@tiscalinet.it

www.lacameraverde.com

 

postato da: cepo alle ore 13:29 | Permalink | commenti
categoria:poesia, arti visive, lettura, cepollaro, poesia integrata
domenica, maggio 11, 2008

Biagio Cepollaro.

Nel fuoco della scrittura: opere visive.

 

Sul mio sito www.cepollaro.it/ARTE VISIVA\ARTE VISIVA.htm sono on line alcuni ‘particolari’ di opere visive. Comincio qui a postare alcuni particolari.

Biagio Cepollaro

 

Opus5-3

 

Biagio Cepollaro, Opus n.5, particolare. Terzo della serie.

Stampato su carta telata A4 con intervento successivo. Tecnica mista.

postato da: cepo alle ore 00:18 | Permalink | commenti
categoria:poesia, arti visive, cepollaro
mercoledì, maggio 07, 2008

La Camera Verde. Il programma di maggio e giugno 2008

 

Tra i molti momenti significativi previsti, è da rilevare nel mese di giugno il ciclo di incontri dedicati al Tiresia di Giuliano Mesa: occasione di dialogico approfondimento con l’autore e con poeti e critici, di una delle opere più intense e rarefatte della poesia italiana degli ultimi anni, come ho avuto modo di segnalare all’uscita del libro qualche post fa.

B.C.

 

MAGGIO 2008

 

Giovedì 8 maggio 2008

21.00 Omaggio a Sandro Penna

una lettura di Alessandro Perrotta

 

Sabato 10 maggio 2008

18.00 Inauguarazione mostra e presentazione del libro

Sul cammino dei passi brevi

testi di Marcello Sambati

opere pittoriche di Romano Sambati

 

Giovedì 15 maggio 2008

20.00 Lettura di poesie:

Marco Giovenale, La casa esposta (ed. Le Lettere, Firenze 2007)

Andrea Raos, Le api migratori (ed. Oedipus, Salerno 2007)

 

Mercoledì 21 maggio 2008

20.00 Presentazione del libro e cd

Tiresia di Giuliano Mesa

Interviene Marco Giovenale

 

Sabato 24 maggio 2008

18.00 Inauguarazione mostra di fotografia

Be Carefully di Grazia Menna

 

Mercoledì 28 maggio 2008

18.00 presentazione delle opere e del libro

Il Rogo - La passione di Giovanna d’Arco

di Alfredo Anzellini

 

Sabato 31 maggio 2008

20.00 presentazione dei libri

Dallo stesso altrove di Marina Pizzi e

Witness di Kathleen Fraser

Collana Felix a cura di Marco Giovenale

 

GIUGNO 2008

Mercoledì 4 giugno 2008

20.00 Presentazione del libro e cd

Tiresia di Giuliano Mesa

Interviene Bruno Torregiani

 

Sabato 7 giugno 2008

“DADA 1929”

19.00 presentazione dei libri

Blu di prussia di Francesco Forlani e Dina Rosa

Figure di reato di Giulio Marzaioli

SMS/MMS di Francesca Vitale

Las calles de l'alma di Gerardo Di Fabrizio

 

Mercoledì 11 giugno 2008

20.00 Presentazione del libro e cd

Tiresia di Giuliano Mesa

Intervengono Andrea Raos e Luigi Severi

 

Giovedì 12 giugno 2008

18.00 Inaugurazione mostra di pittura

Inorganica vicenda di Davide Racca

 

Sabato 14 giugno 2008

20.00 presentazione dei libri

Diphasic rumors di Jon Leon e

Thing ode di Jennifer Scappettone

Collana Felix a cura di Marco Giovenale

 

Mercoledì 18 giugno 2008

20.00 Presentazione del libro e cd

Tiresia di Giuliano Mesa

Interviene Florinda Fusco

 

Sabato 21 giugno 2008

20.00 presentazione delle cartoline d’artista

FRACTURED//Connections... di Joe Ross e

A new house di Michele Zaffarano

 

Mercoledì 25 giugno 2008

20.00 Presentazione del libro e cd

Tiresia di Giuliano Mesa

Intervengono Andrea Inglese e Francesco Forlani

 

Centro Culturale

»LA CAMERA VERDE«

Via Giovanni Miani, 20, 20/a, 20/b - 00154 Roma

Cell. 340 5263877

e-mail: lacameraverde@tiscalinet.it

www.lacameraverde.com

 

postato da: cepo alle ore 00:05 | Permalink | commenti
categoria:poesia, arti visive, lettura, cepollaro
martedì, aprile 29, 2008

La Camera Verde, Il Libro dell’immagine, volume quinto. A cura di Giovanni Andrea Semerano.

Sono quindici anni, da quando è venuto a mancare quel prodigioso organizzatore e promotore di cultura che è stato Gianni Sassi www.giannisassi.org , forgiato dall’esperienza Fluxus e dall’amicizia di Cage che non incontravo un ‘luogo’ che mi comunicasse le stesse energie e la stessa qualità intellettuale e morale. Il luogo non è a Milano ma a Roma ed è La Camera Verde ‘curato’ da Andrea Semerano.

Un luogo è qualcosa di fisico, di geografico, certo, ma lo è solo in forza di una sua realtà interiore: il luogo lo fa chi lo pensa e lo abita.

Che si promuovano valide iniziative culturali in Italia non è raro malgrado l’antropologico degrado che sembra non arrestarsi mai e che sempre più trova la sua peculiare voce, al di là del senso comune in cui si è radicato da almeno un ventennio, nelle forme e nella sostanza delle istituzioni. Ma che ci si possa trovare non di fronte a irrelate iniziative ma ad un ‘contesto generante’ il cui spessore e la cui storia sono animate da rigorose e precise coordinate culturali, questo  si è davvero raro, anzi: rarissimo. Anche perché spesso ciò che proviene dalla cosiddetta cultura critica oggi spesso non ha vitalità, vuoi per l’irrigidimento ideologico, vuoi per la stanchezza degli attori, vuoi per la pura e semplice mancanze di idee.

Ho ripensato al mio amico Gianni Sassi leggendo il Volume Quinto del Il libro dell’Immagine edito appunto da La Camera Verde. Al di là dell’alta qualità degli interventi testuali e visuali, al di là del valore del libro stesso come oggetto, ciò che mi preme sottolineare è ciò che , a lettura terminata, mi resta di quest’esperienza.

Bene, tra le righe e dentro le righe del lavoro di Semerano (di tutto il lavoro: organizzazione, critica, promozione, azione dentro l’arte, tra le diverse arti, cinema, fotografia, letteratura, pittura etc etc) ciò che fermerei sono tre punti:

1) Il riferimento agli strumenti della critica (riferimento non generico, non casuale ma per intima assimilazione, ma per cosciente attualizzazione).

2) Il presupposto vitale del fare cultura (uomini in carne ed ossa che si appassionano, che comunicano la loro passione, che proprio per questo non fanno il teatrino, perché ci sono e non ci fanno…).

3) L’importanza del luogo di coagulo, di incontro, di produzione e di ricezione: La Camera Verde, appunto, in via Miani 20, a Roma.

 

E qui i nomi non sono solo nomi amministrati con indifferenza e irresponsabilità. Qui le parole pesano, non sono solo parole.

E se si cita Nietzsche, Bataille, Debord, Artaud, Bene, Fortini, Pasolini, Penna, Celine, Deleuze, Bresson, Rossellini è perché ogni frase si è incarnata o tende ad incarnarsi in un gesto, in un punto di vista, in un’assunzione di responsabilità morale.

Citazioni come quelle da Rossellini punteggiano le pagine e i giorni.

Provocano risonanze, chiamano consonanze, creano incontri, generano affetti, moti di stima, gratitudini…

Sono citazioni di una chiarezza che non lascia scampo, parole di chi ‘guardava’ le cose pensandole:

‘Quando vuoi parlare di qualcuno devi conoscere la cosa. Quando conosci bene la cosa puoi dire cos’è essenziale. Quando non la conosci bene ti perdi in mezzo a un sacco di cose ugualmente suggestive. Io rifiuto le cose suggestive.’

Cosa resterebbe di valido oggi se mettessimo in pratica questo pensiero? Poche cose. E bisogna avere la forza e la capacità di farlo. Perché altrimenti non ne vale la pena. Perché altrimenti resta solo il rumore che è fuori e dentro la rete, che è nelle teste.

Ma allora cos’è questo luogo che tanto mi rincuora al termine della notte?

Cito Semerano: ‘Un piccolo grande vetro in costruzione che da sei anni mette insieme idee diverse fino a farne un corpo nella Stanza. Si cercano le cose e si fanno le cose, non tutto chiaramente riesce e può capitare che schegge di vetro vadano in frantumi ma l’Officina resta aperta e soprattutto mai, mai perdere la tenerezza dello sguardo.’ (pag.4).

Oppure la comunicazione tra mancanze di Bataille trova concreta realizzazione nelle indicazioni di fondo, esortazioni, richiami a ciò che dovrebbe essere ovvio ma che in questi tempi non lo è per nulla : ‘Cercare di avere un orientamento che non risponda a vezzi o calcoli di pseudo bigotte transavanguardie che defluiscono nell’indecenza dei salotti, ognuno con la sua caratteristica, cioè i poeti da una parte, i pittori dall’altra, i romanzieri di là, i registi di qua, e eccetera, a fare fischi nel naso che il critico di turno delinea come arte il puerile mocciolo che mira alla gloria!

L’artista non deve essere un malato, un presenzialista del nulla..(…)’

Le coordinate culturali sono tali perché sono continuamente verificate: sia sul piano di ciò che si richiede (alle persone, agli artisti, agli interlocutori di un’ora), sia sul piano di ciò che si offre (alle stesse persone, artisti, interlocutori di un’ora).

Questo implica una riflessione radicalmente personale sull’oggetto del proprio sguardo, sia esso un testo, un quadro, un film o un gatto che sguscia via all’angolo di una strada.

L’organizzazione della cultura, la sua promozione, la critica non possono non respirare la stessa aria, lo stesso ritmo, la stessa altezza delle cose di cui parlano, che maneggiano. Non può non esserci che un’aria di famiglia tra questi momenti diversi di uno stesso flusso, di una stessa corrente creativa (che è poi energia umana, desiderio di configurare senso e bellezza).

Chi fa seriamente arte lo sa e a naso distingue, a naso si accorge quando c’è teatrino e fuffa, quando non c’è reale ricerca.

E la reale ricerca si accompagna alla lucidità della diagnosi: ‘Questa è di nuovo l’epoca della propaganda, e tutto viene concimato e deglutito nelle pastoie dell’apparire, abbiamo comici intelligenti che devono pagare le bollette e scendono in piazza quando viene tagliato loro il fondo, abbiamo poeti centauri sul picchio consunto di un’avanguardia sterile e noiosa, abbiamo critici che scrivono pettegolezzi e altri futili manovre (…)’(pag.143).

Biagio Cepollaro

 

postato da: cepo alle ore 23:10 | Permalink | commenti
categoria:poesia, arti visive, lettura, cepollaro, poesia integrata
lunedì, aprile 28, 2008

 

1951. GLI ARTISTI DELL’ORIGINE. UN RACCOGLIMENTO UMILE MA CONCRETO

Rileggendo il Manifesto del Gruppo Origine del 1951 costituito da Burri, Bollacco ,Capogrossi e Colla ciò che colpisce è una doppia assunzione: la conclusione dell’astrattismo come esperienza generale e il rifiuto del decorativo che può ricomparire, a loro avviso, anche negli sviluppi del non-figurativo.

Si prendono le distanze dalla ‘compiacenza decorativa’, dal ‘manierismo’, per riaffermare con forza ‘un raccoglimento umile ma concreto’ alla radice del fare arte.

Ecco: ciò che precisamente mi colpisce è che la vera discriminante tra l’arte da fare e l’arte che non interessa fare non è posta innanzitutto in alcune caratteristiche formali (anche se poi qualsiasi scelta necessariamente in quelle caratteristiche s’incarna) ma nell’atteggiamento di partenza.

E’ come se fin da allora apparisse chiaro che non era la novità o la piacevolezza del segno a garantire il senso dell’operazione ma la qualità sottile, silenziosa, originaria da cui quel segno prendeva le mosse. Era quest’origine la base del vigore, dell’energia e della necessità dell’opera.

Era quasi il presentimento in grandissimo anticipo di ciò che poi sarebbe accaduto: lo svuotamento veloce delle forme nell’estetizzazione generale della comunicazione sociale.

In questo caso alla ‘compiacenza decorativa’ si è sostituita l’implicita richiesta di abbassamento del gusto tanto più vertiginoso quanto più veloce si andava imponendo la consumazione non più dell’opera d’arte ma della semplice e irrelata percezione.

 

E così allo sguardo si è sostituito il colpo d’occhio che non chiede neanche più ‘compiacenza decorativa’, chiede solo di non essere interrotto nel suo frenetico vedere senza guardare.

Di fatto la minaccia che incombe sul sistema nervoso dei ragazzi che giocano alla play è la realtà del regime percettivo degli adulti. Talvolta con travaso di apparato mitologico (giochi che rincorrono il cinema o viceversa, guerra come videogioco e videogioco sparatutto)…

Piuttosto che a rallentare le tecnologie hanno puntato a velocizzare (Virilio: la velocità e la guerra, il mercato) fino all’indifferenza, cioè alla non differenza, al non saper più distinguere il meglio dal peggio.

Il mistero della vita all’origine era l’obiettivo di questi artisti, qualche anno dopo la fine della guerra. E prima che arrivasse la vulgata dello strutturalismo e il mito scientista con tutta la sicumèra delle neoavanguardie (si potrebbero considerare quelle letterarie come effetto collaterale di quelle artistiche e musicali).

 

Prima del formalismo (più o meno manierista nella versione alta o bassa) come condizione unica del rappresentare: è comico parlare di post-umano quando proprio l’umano è ciò che costantemente resta al di là da venire, nel mezzo come siamo di una infinita preistoria.

Questo è anche uno dei motivi per cui è difficile farsi comprendere senza accettare campi di discorso pre-confezionati.

In fondo se si aggiunge una sofisticata tecnologia ad una preistoria infinita, il banale e la violenza tendono ad identificarsi.

Biagio Cepollaro

postato da: cepo alle ore 23:09 | Permalink | commenti
categoria:arti visive, cepollaro
giovedì, aprile 17, 2008

Grazie a G.Mesa e a A. Semeraro de La camera verde per questa edizione del Tiresia.

Presentazione il 19 aprile sabato a Roma, La Camera Verde, via Miani 20 con inaugurazione della mostra omonima di Mattias Guerra.

 

In segno di saluto e di festeggiamento posto qui l’ultima parte del Tiresia che viene presentato.

Sono versi che ridanno alle parole il loro peso specifico perché, liberatole dall’eco del chiacchiericcio, le immergono nelle vicende umane fino a farne un distillato, attiguo alla musica da un lato e al silenzio dall’altro.

Qui il lavoro della dimensione fonico-ritmica è sempre necessitante, non perde mai di vista la traccia sotterranea di ciò che non si può dire ma che pure viene significato dall’intensità del taciuto. E’ il dire possibile di fronte e dentro l’orrore.

Un dire che non collabora ma che per restare altro si assottiglia fino a ridursi ad elementi semplici, gesti del dire, come quando dell’umano i resti rintracciabili sono queste invocazioni, richiami senza risposta.

Tale essenzialità richiede una grande disciplina che non è solo letteraria ma soprattutto umana. Solo la struttura etica del chi dice può rendere necessaria la parola e, a parità di sapienza tecnica, tale struttura etica fa la differenza.

Le opere che meritano di essere ricordate, a mio avviso, sono proprio le opere che hanno questa doppia caratteristica che si risolve nella miracolosa sintesi della scrittura veramente riuscita.

Biagio Cepollaro.

 

Da Tiresia di Giuliano Mesa

 

V. necromanzia. Οι αταφοι, Massengräber

dov’è sommersa dalla neve, le coltri,
là, dove la terra è bruna, tersa, senza solchi,
sulla soglia, prova a chiamare là, chiamare,
sentendo soltanto la tua voce, che chiama,
sotto le coltri, sotto
la neve luccicante,
sotto la terra nera,
chiama fino a sfinirti, a gemere.
non torneranno più, se non in sogno, insonni,
se non laggiù, la loro requie, dove?
le ombre vagheranno, qui, miriadi,
ancora a brulicare, loro,
cercando il loro nome.
e porti il latte, e il miele?
il vino dolce, la farina d’orzo?
non puoi nemmeno sentirli sibilare,
quel loro gracidare, lo sfrigolìo, l’affanno,
il mormorìo che fanno facendosi terra,
non senti, senti gracchiare il corvo,
che vede ritornare, l’ombra,
sulla neve, di un’altra luna gialla.
taci. porta le mani al viso, riannoda i tuoi capelli.

ancora non hai còlto il tuo narciso, e il croco già fiorisce.

 

Giuliano Mesa da Tiresia

postato da: cepo alle ore 15:56 | Permalink | commenti
categoria:poesia, arti visive, lettura, cepollaro
domenica, febbraio 17, 2008

La mail di risposta di Nicola Ponzio su La poesia e lo spirito                            

Alla mia mail del 6 febbraio, risponde Nicola Ponzio su La poesia e lo spirito. Colgo l’occasione per ringraziarlo e per rimandare i lettori al link http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/02/17/biagio-cepollaro-nicola-ponzio-due-lettere/

B.C.

postato da: cepo alle ore 19:19 | Permalink | commenti
categoria:poesia, arti visive, lettura, cepollaro
mercoledì, febbraio 13, 2008

Biagio Cepollaro, Rilettura visual-concreta di Luna persciente, 2008

07lunapersciente-3

© Biagio Cepollaro, Rilettura visual-concreta di Luna persciente, 2008

 

Materiale e materia.

Una mia amica guardando quest’immagine, Luna persciente-3, con la dicitura ‘ Inchiostro, carta, cartone, pennarello, cellophane, scanner, elaborazione al computer, mi ha chiesto, interessata, dove fosse.

Cosa? Le ho chiesto. Mi chiede dell’opera, dell’oggetto, della cosa, insomma.

Le dico che la cosa è questa.

Non è una fotografia che riprende un oggetto e si scusa per la sua inevitabile approssimazione.

Ma è il risultato finale di un’elaborazione che ha previsto al suo inizio, ma solo al suo inizio, una serie di cose. Un po’ come quando s’inforna una teglia con diversi ingredienti non ancora commestibili per poi ritirarla dopo alcuni minuti, trasformata intimamente dal fuoco, dal calore.

In questo caso dalla sintesi operata dal digitale, dalla processualità numerica.

Ora sul tavolo ho di nuovo gli ingredienti, gli stessi, prima di essere ‘infornati’.

Non c’è se non una vaga somiglianza tra questa che dovrebbe essere la cosa, e la cosa finale, invece, l’immagine che non è una fotografia.

A pensarci, se mettessi in cornice, sotto vetro, questo materiale potrebbe comunque assumere una sua presenza di opera ma sarebbe un’altra opera: qui sarebbero più evidenti i rilievi del cartone, i piani diversi, sia pur minimi, avrebbero maggiore profondità, magari potrei anche riprodurre a mano i segni che nell’opera finale, quella uscita dal forno, sono il frutto dell’elaborazione.

Ma sarebbe difficile riprodurre i riflessi del cellophane che qui avrebbe una consistenza velante che nell’opera finale non c’è. Vi è quindi nel materiale una maggiore evidenza del singolo elemento e una minore evidenza della sintesi compositiva dell’insieme degli elementi. Ecco perché dico un altro stato della materia: è il livello concettuale della materia. Non ne è il riassunto ma la ri-costruzione. Una fotografia a tre dimensioni è ancora il riassunto di un oggetto, così come l’oggetto convenzionale risultato della visione prospettica. Qui c’è materia in qualche modo nuova, sorta dal materiale attraverso una sintesi, un principio (quello digitale) che fa comun denominatore.

Insomma mentre in alcuni casi il digitale per queste sue proprietà appiattisce e uniforma, o meglio sembra appiattire e uniformare, (ricordo le lamentele dei musicisti quando si passò dal vinile gracchiante al file compresso mp3), in altri casi si sbarazza , per così dire, della prolissità tattile del materiale, per puntare all’essenziale della materia organizzata e restituita, privata del suo peso e del suo ingombro, a diversa destinazione, alla rigorosa espressione.

Biagio Cepollaro

 

 

postato da: cepo alle ore 22:26 | Permalink | commenti
categoria:poesia, arti visive, lettura, cepollaro
domenica, febbraio 10, 2008

Biagio Cepollaro

La ‘poesia visiva’ e le conseguenze del digitale oggi. Appunti per una riflessione.

Molta parte dell’esperienza degli anni 60 e ’70 di ciò che è stata chiamata ‘poesia visiva e poi ‘poesia concreta ‘ e poi ‘poesia tecnologica’ (con evidenti difficoltà di definizione), si muoveva all’interno del paradigma della teoria dell’informazione.

Una delle conseguenze di quest’appartenenza, quasi obbligata data l’epoca, fu, secondo me, l’insistenza sul rapporto tra i codici (linguistico e visivo-figurale) con relative tensioni che si venivano a creare continuando a parlare di ‘poesia’, di ‘espansione della poesia’, di ‘fuga dal libro’, di ‘poesia da appendere al muro’.

Questa tensione non era stata propria delle avanguardie storiche che come ricordava Lea Vergine non avevano mai puntato a  stabilire uno statuto linguistico specifico per queste sperimentazioni e si erano per lo più limitate ad un lavoro sulle possibilità ‘tipografiche’. Il fatto è che allora c’era ciò che con enfasi si indicavano come ‘mezzi di comunicazione di massa’, l’industria culturale, i rotocalchi, il primo apparire a livello di massa della televisione, l’importanza che giustamente dava Lamberto Pignotti al problema della comunicazione e delle abitudini percettive del pubblico, alla necessità di contraddirle, di ‘rispedire la merce al mittente’...

Sembra passato un secolo da allora ma molte di quelle opere conservano una loro freschezza, una loro duratura energia. Forse qualcuno potrà considerarlo paradossale ma su internet è possibile , soprattutto per i più giovani, prima di andare al museo o nelle fondazioni, dare un’occhiata alla raccolta di poesia visiva custodita da Banca Intesa...

Il passaggio dall’analogico al digitale probabilmente ha spostato in profondità le questioni anche in questo ambito espressivo. E non tanto perché vi è l’elaborazione grafica del computer, quanto perché materialmente la pluralità dei codici si è ridotta ad una processualità numerica.

Una sintesi a monte che salta sia l’incontro sia  la diversità di strade secolari che hanno portato alla testualità da un lato e all’immagine pittorica (ma bisogna anche aggiungere quella fotografica) dall’altro.

E’ nella produzione materiale, a prescindere dalla resa finale che,come sempre, può essere più o meno riuscita, che sta la differenza. E il punto è che questa sintesi digitale non è virtuale,come spesso si ripeteva già negli anni ’90, ma ancora materiale. Solo che si è di fronte ad un altro ‘stato della materia’, per così dire. Tale stato, in questo caso dell’arte, non è informazione perché è qualcosa di più e di meno, è espressione (cioè composizione, rigore, logica strutturante o destrutturante, familiarità con le resistenze delle materie, fascinazione , e tutti gli elementi che possono costituire l’esperienza estetica nel suo concreto farsi e che non sono riducibili ad un pacchetto discreto di informazioni).

Quindi, come provvisoria conclusione di questa riflessione, si potrebbe dire che mentre negli anni ’60 e ’70 un poeta che faceva della ‘poesia visiva’ poteva essere coinvolto nel progetto di stabilire uno statuto semiologico per un settore specifico dell’espressione poetica , o un settore di confine, oggi, nel digitale, questo problema può non esserci più. Vorrei aggiungere che, se ci si sgancia dalla teoria dell’informazione, non c’è più bisogno di porre il problema dei codici (poesia, pittura) ma di considerare il lavoro a partire dai mezzi della sua produzione.

In questo caso l’indagine sarà condotta sulle diverse strategie creative che si stabiliscono tra il digitale e ciò che digitale non è ma che pur entra nel processo.

Anche per questa ragione per alcuni miei recenti lavori non parlerei di ‘poesia visiva’ , anche se per comodità fin qui ho usato il termine ‘visual-concreta’e, con molta probabilità, continuerò ancora ad usarlo per un pò. Direi semplicemente ‘arte visiva’, relazionandomi con questa materia non come poeta ma come artista visivo tout court... E non è una questione di etichetta, di definizione, ma sostanziale perché investe l’abbandono del riferimento alla teoria dell’informazione con la conseguenza riduzione ostinata di questo tipo di lavori ad una ‘linguisticità’ che non hanno.

La materia della poesia è altra cosa: è suono che porta il senso attraverso la sua eccedenza rispetto al significato.

Biagio Cepollaro

postato da: cepo alle ore 15:08 | Permalink | commenti
categoria:poesia, arti visive, lettura, cepollaro