domenica, giugno 28, 2009
Italo Testa su  Nel fuoco della scrittura (libro e mostra)
Al gioco delle cose
Come dovremmo guardare a Nel fuoco della scrittura, non solo al particolare rapporto che segni, simboli, grafemi, intrecciano con i supporti, la materia pittorica, ma anche e soprattutto a come tutto ciò si leghi ad una idea di poesia?
Perché questo fuoco della scrittura deve essere guardato alla luce di quella idea di poesia più ampia che Biagio Cepollaro invocava così nei suoi Versi nuovi:
perché le parole non siano ancora
solo parole
continua la poesia
continuala pure
senza parole
Anche in questo fuoco della scrittura continua la poesia. Non era la scelta del silenzio, che quei versi invocavano, ma piuttosto quella di ripensare la poesia nella chiave di un agire silenzioso che si misuri con l’istanza di novità del qui e dell’ora. Un novum che è “l’inizio di ciò che continuamente comincia”.
In che continuum si inscrive questa idea rinnovata di poesia? A quale continuità si apre? E che ne è delle parole?
disimparammo a scrivere
e scrivemmo solo parole (da Versi nuovi)
 
Cosa sarebbe una poesia per cui le parole non fossero solo parole? un atto di scrittura che non scriva solo parole?
Non è qui la fiducia nella poesia, e nella lingua, a venir meno. Un’inguaribile fiducia nel fare poetico continua a sostenere i Versi nuovi, Lavoro da fare e anche questo Nel fuoco della scrittura.
E non è nemmeno la tensione alla sperimentazione sul linguaggio ad abbandonare il fare poetico di Cepollaro, che anzi intensifica il corpo a corpo con tutti gli strati e gli spessori della lingua.
Ciò che si consuma, che viene consumato, e lasciato alle spalle come un guscio vuoto, è invece l’idea della sperimentazione come mero procedimento formale e verbale: l’idea che la poesia sia solo una questione linguistica, e che la novità della poesia si misuri solo sulle parole.
Ora siamo ad una grande distanza da quell’idea, che aveva guidato dopotutto gran parte della poesia del novecento su opposte sponde – da quella simbolista a quella avanguardista – della poesia come funzione linguistica, e quindi come fondamentalmente intransitiva e autoreferenziale.
Anche se opera con le parole, e sulle parole, non è a partire da esse,  e dai suoi procedimenti formali, che la poesia dovrà essere pensata e sperimentata.
Ecco allora il lavoro da fare, il primato dell’azione, del disporre, di quell’”agire silenzioso” richiamato ancora in limine a Nel fuoco della scrittura, nei versi inaugurali:
oltre i segni dicemmo e intendevamo
un agire silenzioso dentro il ritrovato
limite del dire […]
 
E come questo agire, la poesia dovrà esser pensata in relazione a un contesto, che non è un contesto di sole parole, ma in cui le parole si inseriscono, sono prodotte, sono esse stesse evento di un agire tra le cose.
E’ questa idea di una poesia che producendo il suo contesto, insieme si libera ad un contesto più ampio, che ci richiamano i versi di Nel fuoco della scrittura, con l’idea di liberare le parole “dall’inganno, di veicolare da sole un senso”, con il richiamo a un senso “più vasto della poesia, come la vita/sempre lo è di ognuno di noi”.
Come dobbiamo leggere allora tutti i segni che emergono dalle opere pittoriche di Biagio Cepollaro? Si tratta di parole che ricoprono il mondo, di un foglio mondo invaso, ricoperto dall’azione della scrittura? Se ci fermiamo a questa centralità della scrittura nell’opera pittorica, credo mancheremmo clamorosamente il bersaglio.
Perché qui non sono scritture che ricoprono il mondo – riducendolo a foglio, supporto dell’azione di scrittura – a manifestarsi. E non sono nemmeno parole poetiche che riassorbono nell’autoreferenzialità della lingua la materia pittorica.
Dobbiamo rovesciare invece il quadro. Non è l’idea del linguaggio poetico a coincidere con i limiti del mondo e a ridurre quest’ultimo a scrittura. Ma è nel limite ritrovato del linguaggio che invece si afferma un’idea estesa di poesia: di una poesia che venga al mondo attraverso e oltre il linguaggio.
Queste opere sono esse stesse la figurazione di una scrittura riassorbita nel mondo, del ritornare delle parole al loro contesto. Del loro essere riesperite a partire non da un fatto di lingua, ma dalla loro stessa azione fisica e materica. Del loro iscriversi nella nudità dell’esistere, nel contesto della vita propria – la vita che ci rappresentiamo – e insieme di una vita più ampia, anonima, di un universo a-verbale che scorre continuamente sotto di noi.
Così la pittura di Cepollaro è la messa in opera di questo attraversamento dei segni per andare oltre i segni, di una pratica artistica non auto conclusa, ma fondamentalmente eteronoma, che cerca la sua legge in quel continuum della vita che qui e ora può sempre esser riafferrata nella sua novità.
Non sono parole, dunque, ma ancora con parole innestate in una vita più vasta. Non arte per se stessa, ma ancora opera artistica, perché
[…] ancora
si scrive e si pensa
ancora si fa arte
ma da un’altra parte (Lavoro da fare)
 
E perché in fondo
 
[…] senso vivo all’arte
l’avrebbe dato il resto (Versi nuovi)
 
Di questa pratica l’opera pittorica di Cepollaro è una messa in opera, la figurazione di una idea poetica che continua oltre le parole e i segni, senza per ciò stesso annullarli, inchiodarli al silenzio, ma piuttosto inquadrandoli da un punto di vista in cui essi diventano tracce di un nostro stare materialmente esposti al mondo, “tracce scure o lucenti di un fuoco”, perché i segni e le parole possano stare finalmente “al gioco delle cose”.
 
 
venerdì, giugno 26, 2009
Davide Racca su Nel fuoco della scrittura (libro e mostra)
Palinsesti: dietro l’opera pittorica di Biagio Cepollaro
Passiamo dal vissuto al rimosso, dalla superficie al profondo. Da un continuo venir meno delle cose, aggiungendo cose: sentendo e risentendo, scrivendo e riscrivendo. Significando e risignificando.
Ma quando il sentire si fa risentito, si chiude una forma dentro di noi e raschiarla via diviene un fatto vitale.
*
Il segno dello scriba si rinnova sulla superficie scritta. La vita è in un perenne ri-significare. Pálin pséstos – dal greco antico – vuol dire letteralmente “raschiato di nuovo”.
Lo scriba è il medium della parola dallo stato “aereo” della mente a quello “solido” del grafema. La parola – in superficie – si tiene finché non è cancellata del tutto, raschiata via dal tempo, nello spazio del cambiamento, quando lo scriba sente diversamente, perché non è più così – univoco – il senso ...
*
Perdiamo particelle di pelle, in ogni attimo. L’anonimo moto del mondo fa parte di noi. Indeterminati si resta nel cerchio delle cose: cosa tra le cose. È questo un grado di coscienza “inferiore”, ma intensamente capace di affrancarci dalla “comunicazione” e dalle sue eventuali menzogne.
Così non è più importante cosa è scritto, né come. Così, possiamo accedere a un grado diverso di senso. Così, la forma si nutre di altra forma, crescendo – consapevole – nella sua origine indeterminata.
*
 Biagio Cepollaro ha sentito il risentito: la forma che si chiude nell’accesso univoco al verbo. È il risentimento che ti spinge verso un’altra via. Così,ha voluto percorrerla, riscriverla diversamente, sondandone un possibile attraversamento.
Il colore campisce superfici disomogenee, abbozzate – un atto cosciente realizzato come se non lo fosse. Stilizza segni e simboli di tradizione esoterica. Raschia via l’esperienza dell’io nella incomprensibilità dello scrivere.
Rivive questo fatto come cosa tra le cose: “inferiore” – refrattario cioè al “comunicativo”: dunque, esotericamente, “superiore”. 
Il supporto, come pagina, è pelle: bisogna scrivere, cancellare e riscrivere; esattamente come vivere, rimuovere e rivivere.
martedì, giugno 23, 2009
 
La mostra di Biagio Cepollaro è prorogata per tutto il mese di luglio.
Piacenza, Laboratorio delle Arti.
 
Nell'ambito dei Venerdì Piacentini, il Laboratorio delle Arti è lieto
di invitarvi venerdì 26 giugno a partire dalle ore 21 all'apertura serale della galleria,
allietata da Vania Lo Bianco al pianoforte e Marta Canobbio al flauto, che proporranno una selezione di brani tratti dal repertorio classico e dalle più note colonne sonore cinematografiche.
 
Cogliamo l'occasione per comunicare che la mostra di Biagio Cepollaro verrà prolungata per tutto il mese di luglio e sarà visitabile dal martedì al venerdì dalle ore 16 alle ore 19.
 
Laboratorio delle Arti - Piazza Barozzieri 7/a Piacenza - Tel. 0523-330057 - www.laboratoriodellearti.it
 
martedì, giugno 16, 2009
Un ringraziamento per Ottavio Rossani
Ringrazio Ottavio Rossani per l’articolo nutrito e articolato con cui presenta la mia mostra al Laboratorio delle arti di Piacenza. Soprattutto per il riferimento concreto al legame tra poesia e arte visiva.
B.C.
lunedì, giugno 15, 2009

Lettura e Inaugurazione della mostra a Piacenza (Foto). Aperta fino al 3 luglio 2009.

Laboratorio delle Arti, Piazzetta Barozzieri 7/A.

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domenica, giugno 14, 2009

Biagio Cepollaro al Laboratorio delle arti di Piacenza, Locandina

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domenica, giugno 14, 2009
 POESIARTE MILANO VI RASSEGNA
‘Vuoti d'aria'
15 - 16 giugno 2009
(h 17-20)
 
 Quintocortile    Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano - tel. 338. 800. 7617
 con la collaborazione di Milanocosa
  
Questo sesto appuntamento di Poesiarte Milano dal titolo “Vuoti d’aria” vuole essere emblematicamente anche un saluto, un momento di riflessione sui vuoti che inesorabilmente prima o poi ci piombano addosso, sventure o rivoluzioni, gioie o dolori, fluttuazioni di esistenze, di riferimenti, di luoghi.
Quando si incappa in un vuoto d’aria dipende da come se ne controllano gli sbalzi e da come se ne esce.
Questa è l’ultima manifestazione che si terrà in Viale Col di Lana 8 nell’attesa di trasbordarci nel nuovo spazio di viale Bligny 42.
 
‘Stiamo attraversando una fase che fa spesso avvertire mancanze acute nelle condizioni di vivibilità, relative all’ambiente fisico o culturale, politico o di altri ambiti di relazioni sociali. Percezioni vissute e avvertite all’interno e all’esterno dei singoli, e traducibili in sensazioni di vuoto o di faticoso respiro vitale; a cominciare da quell’elemento primario e composito che è l’aria.
Aria come insieme di condizioni ambientali, rese sempre più inquinate da uno sviluppo economico anch’esso boccheggiante nella crisi mondiale in atto, che chiede di ripensarlo in termini alquanto diversi.
Vuoti d’Aria, dunque, come metafora di carenze ben più generali. Ma le percezioni di mancanza sono anche fonte di creatività, che resiste in ogni epoca con spinte a re-agire per immaginare condizioni rinnovate di vita; anche là dove la storia tende a mettere in crisi senso e comunità civile’. (Adam Vaccaro)
 
 
Organizzazione a cura di: Mavi Ferrando, Donatella Airoldi (Associazione Quintocortile)
Con la collaborazione di: Adam Vaccaro, Claudia Azzola, Laura Cantelmo (Associazione Milanocosa)
 
Poesiarte Milano si svolgerà a Quintocortile nei giorni lunedì 15 e martedì 16 giugno 2009 con interventi di poeti e musicisti dalle ore 17,30 alle ore 20.
Ciascuna giornata vedrà l’intervento di 12 poeti e di alcuni musicisti che presenteranno loro lavori sul tema secondo un calendario prestabilito. Oltre trenta artisti invitati realizzeranno ed esporranno un’opera sul tema della manifestazione.
 
 
Poeti: Claudia Azzola, Maria Carla Baroni,  Fabrizio Bianchi, Sandro Boccardi, Rinaldo Caddeo, Laura Canevali, Laura Cantelmo,  Biagio Cepollaro, Annamaria De Pietro, Gabriele Favagrossa, Beno Fignon, Gabriella Galzio, Eugenio Grandinetti, Alberto Mari, Lorenzo Morandotti, Meeten Nasr,  Guido Oldani, Alessandra Paganardi,  Maria Pia Quintavalla, Paolo Rabissi, Marco Saya,  Ivana Tanzi,  Italo Testa, Paolo Valentino, Adam Vaccaro, Cesare Vergati
 
Artisti: Eugenio Alberti Schatz, Alvaro,Adalberto Borioli, Maria Amalia Cangiano, Salvatore Carbone, Chiò, Albino Di Francesco, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Aldo Ferro, Anna Finetti, Ornella Garbin, Mario Gatto, Gino Gini, Jane Kennedy, Grazia Lavia, Pino Lia, Giorgio Longo, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Daniela Miotto, Annalisa Mitrano, Roberto Origgi, Francesco Pizzo, Antonella Prota Giurleo, Luca Rendina, Raffaele Romano, Evelina Schatz, Marina Sanchez, Stefania Selmi, Stefano Sevegnani, Stefano Soddu, Roberto Sommariva, Spelta, Roberto Vecchione, Rosanna Veronesi, Paola Zan
 
Intermezzi musicali: Marco Saya (chitarra jazz)
 
 
 
Lunedì 15 giugno (dalle ore 17,30) letture dei poeti: 
 
Maria Carla Baroni
Cesare Vergati
Gabriella Galzio
Sandro Boccardi
Annamaria De Pietro
Alberto Mari
*
Meeten Nasr
Paolo Rabissi
Marco Saya
*
Biagio Cepollaro
Lorenzo Morandotti
Ivana Tanzi
Adam Vaccaro
 
 
Martedì 16 giugno (dalle ore 17,30) letture dei poeti: 
 
Rinaldo Caddeo
Beno Fignon
Maria Pia Quintavalla
*
Fabrizio Bianchi
Gabriele Favagrossa
Eugenio Grandinetti
*
Guido Oldani
Alessandra Paganardi
Italo Testa
*
Laura Canevali
Paolo Valentino
Claudia Azzola
Laura Cantelmo
 
*Intermezzi musicali (3-5 m.) con la chitarra jazz di Marco Saya
 
                                                                                                              
Info: Associazione Quintocortile - Mavi Ferrando, Donatella Airoldi - tel.  338 8007617      quintocortile@tiscali.it
        Associazione culturale Milanocosa – Adam Vaccaro - tel. 347 7104584      info@milanocosa.it
 
 
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giovedì, giugno 11, 2009
Rosanna Guida a proposito della mostra di Piacenza

 

Chien il Creativo
 
Questa mostra del poeta e pittore Biagio Cepollaro raccoglie sinteticamente un percorso ampio di esperienze del suo rapporto con la Pittura condotte a partire dal 2007 ad oggi.
Cronologicamente, dapprima vi sono la serie delle “Pagine”, dei “Due serpenti”, la serie del “Tamburo di Shiva”, la serie delle carte per acquerello dipinte con tecnica mista, la serie della “Galassia”.
A queste opere segue, successivamente nel tempo, la serie dei dipinti su tavola e cartone telato.
La serialità è una modalità di relazione cara all’avanguardia artistica e musicale. Nella serialità si apprezzano i lievi spostamenti dalla centralità di un tema, le piccole modifiche che, via via, segnano e individuano un raffinamento del senso. Anche qui, nelle opere di Biagio Cepollaro, il bisogno della serie testimonia la necessità di non accontentarsi e di cercare di possedere la materia essenzializzando i passaggi  che definiscono un senso, una direzione, un orientamento.
Nella Serie dei “due serpenti” spesso il piano viene diviso col colore in due o tre aree principali lievemente asimmetriche rispetto al quadro. Le cose avvengono sulle linee di confine tra un’area e l’altra. I movimenti delle linee si svolgono sinuosi come in una danza e lasciano tracce simili a quelle che fanno i serpenti attraversando il deserto; il mero alternarsi dei segni in un deserto di significati.
Le stesure di colore conservano la trasparenza e sono perfettamente leggibili gli strati che si sovrappongono e che danno origine alle mescolanze.
Nella serie del “tamburo di Shiva” un doppio triangolo vincolato in un vertice diventa l’elemento propulsore per l’esplosione di parole che, sottoposte a movimenti martellanti, percussivi, si irradiano lungo direttrici che partono dal centro, dal vertice-vincolo. La rappresentazione di Shiva è molto cara all’iconografia orientale ed è un simbolo della proliferazione, della vitalità, della fertilità.
Entrambe queste serie pittoriche scaturiscono dall’esperienza digitale, cioè dall’impatto della pittura col digitale e, citando l’autore, dalla scoperta della “platonicità” del computer che tutte le idee rende possibili e realizzabili, per comprendere “quanto il virtuale influenza la realtà”.
La traccia di quest’esperienza, condotta “corpo a corpo” con il digitale, si ritrova nella serie delle “Pagine”, dove il gesto della scrittura stampata si sottopone al gesto diretto della scrittura autografa, in una sorta di palinsesto che testimonia il contatto diretto col corpo. La scrittura del Poeta qui assume importanza in quanto gesto del Suo corpo.
Non c’è la curiosità del gioco futurista delle parolibere, non c’è il divertimento della mescolanza delle forme delle parole alle forme della grafica; qui c’è piuttosto un “fuoco”, una tensione fisica: vortici, grumi di parole, buchi neri in cui le parole cadono, ombre dietro cui le parole si nascondono, cancellazioni, sparizioni, lacune, assenze.
I riferimenti alle iconografie dei codici antichi costituiscono un tema centrale nei dipinti di Biagio Cepollaro.
Ad esempio, nella serie della “Galassia” e delle carte per acquerello dipinte con tecnica mista, l’uso del colore dorato testimonia la sensibilità all’iconografia sacra. Ed è evidente anche la presenza totemica di simboli rintracciabili nelle pittografie delle antiche culture asiatiche e latino-americane. Trigrammi, esagrammi e simboli della divinazione dell’I Ching si alternano a forme geometriche semplici e colorate, triangoli, rettangoli e pittogrammi aztechi.
Per Biagio è affascinante viaggiare con la mente. Fisicamente non compie mai viaggi che lo portino in luoghi geograficamente lontani ma è affascinato dalla possibilità di attraversare le culture di popoli diversi e così “corre un’avventura” tutta mentale che trova in queste opere la manifestazione dell’induzione reciproca di fantasia e realtà.
Nella serie dei dipinti su tavola e cartone telato e cioè nell’insieme di opere che nella mostra compaiono in modo più consistente, Biagio Cepollaro si cimenta con la sperimentazione dei materiali, trovando qui il piacere del gioco, la “felicità del caso” e della scoperta personale degli equilibri. Così il “fuoco”rovente “della scrittura” lascia spazio e tempo al divertimento, alla ricerca dell’equilibrio di una nuova vita. I segni delle parole fanno da contrappunto ai piani di colore acrilico, alle creste di gesso bianco, ai graffiti sul catrame nero e alle forme dorate. Stralci e guizzi di parole emergono attraverso le coltri colorate e flussi di parole si muovono in stormo, con scansioni ritmiche, a canone, per moto retto e per moto retrogrado, per moto obliquo, circolando e retroflettendosi intorno a baricentri e chiavi simboliche che diventano potenti attrattori magnetici. La scrittura autografa sulla tela e sulle carte si contorce, si innervosisce, aggrovigliandosi in vortici nodosi, lasciando tracce di fiamme roventi.
Nei dipinti prevale l’uso dei colori fondamentali, blu, rosso giallo, saturi. Ad esempio nel dittico “Ne prima il poi” si nota un ritmo equilibrato di elementi blu, rossi, dorati, bianchi e neri che si ripetono. E’ inevitabile pensare ad una memoria dell’astrattismo e quindi a Klee e Kandinskji.
Invece, nell’opera “Provando col Rosso” i riferimenti si trovano maggiormente nella pittura informale e nell’espressionismo astratto e penso a Ben Vautier e Jean Dubuffet. Macchie di “oggetti scritti” si sovrappongono a “macchie” di Pittura, alternando l’oro al Magenta e al nero.
Infine, nei dipinti in cui domina il bianco, le parole sembrano sottrarsi, cancellarsi, sparire nei piani e negli strati sottostanti, come accade anche in molti dipinti di Cy Twombly.
Cito l’autore: “In queste opere osservo le parole dal di fuori, private del loro significato”.
C’è una meraviglia in questo gesto. C’è il desiderio e la curiosità di osservare dove vanno le parole, in quale direzione si orientano nello spazio anisotropo.
La scrittura diventa un gesto da contemplare con distacco, prendendo una distanza dal significato.
Non si tratta dell’imitazione infantile del gesto automatico di Twombly perché Biagio ha attraversato da Poeta i significati delle parole e questo passaggio, vissuto con intensità, emerge con evidenza.
La pittura di Biagio è “un lavoro giovane”, in fieri, alla ricerca di una vita e non di una forma.
 
 
Milano, 16 giugno 2009                                                                                  Rosanna Guida
 
 
 
 
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sabato, giugno 06, 2009

Biagio Cepollaro, Mostra a Piacenza, Laboratorio delle Arti, 13 giugno- 4 luglio 2009

redimere il nero-2009

Biagio Cepollaro, Redimere il nero, 2009
dipinto su tavola, cm 70 x 50. Tecnica mista.

Sabato 13 giugno 2009, alle ore 17.00 il Laboratorio delle Arti (Piazza Barozzieri 7/a, Piacenza)
ospita il terzo appuntamento del ciclo
"GalleriaInVersi – reading nell’arte contemporanea” a cura di Italo Testa.

Il poeta e artista visivo Biagio Cepollaro

inaugurerà con un reading poetico la mostra

 

Nel fuoco della scrittura (13 giugno- 4 luglio 2009)

 

L’ultimo appuntamento del primo ciclo di GalleriaInVersi vedrà come protagonista Biagio Cepollaro, poeta e artista visivo, che in questa occasione presenterà il suo percorso dalla poesia alla pittura lungo la via della tecnologia digitale e presenterà con un reading poetico il libro/catalogo Nel fuoco della scrittura (La camera verde, Roma, 2008).

Dopo circa un trentennio di attività poetica, Biagio Cepollaro negli ultimi anni si è dedicato intensamente all’arte visiva sperimentando ibridizzazioni tra digitale e tecniche pittoriche tradizionali. Nel fuoco della scrittura, parzialmente esposta a Roma, presso La Camera verde e poi a Napoli, presso il Filodipartenope (2009), si arricchisce qui soprattutto di lavori più strettamente pittorici. Sono esposte stampe su tela e su carta telata con interventi successivi con tecnica mista e tavole di medie e grandi dimensioni dipinte con materiali che vanno dal gesso al catrame, alle terre, agli acrilici e all’olio.

 

‘Partendo dalla rielaborazione allo scanner di immagini e oggetti preesistenti, si giunge ad un perfezionamento del lavoro con l’uso di pastelli, inchiostri, oli e l’inserimento di scritte e frasi poetiche d’uso puramente strumentale all’estetica delle composizione stesse.’ (Paola de Ciuceis, Il Mattino di Napoli, 15 gennaio 2009)

 

‘In some of his work, there’s the enigma of seeing legible words without being able to understand them, which makes us wonder what he’s saying; what ideas are being proffered. In other works, it’s only the gesture of writing that he captures and he uses that as construction, with no intention of conveying a meaning. But whether readable or not his compositions are all about writing and marks. Instead of looking at a still life or landscape, here we are appreciating something totally human; a man’s thoughts and gestures.’ Dean Aldrich, Words and Mark Making, http://tackad.blogspot.com/2009/03/words-and-mark-making.html

 

 

L’inaugurazione della personale sarà accompagnata da interventi di Italo Testa e di Rosanna Guida (Accademia di Belle Arti di Brera), e dalla proiezione di due video gravitanti intorno al lavoro visivo di Cepollaro: Tracce scure o lucenti di Paolo Rassatti con musiche di Giuseppe Cepollaro  e Nel fuoco della scrittura, dialogo tra l’autore e Giorgio Mascitelli e Rosanna Guida, realizzato da Sergio La Chiusa.

 

NOTA  BIO-BIBLIOGRAFICA DELL’AUTORE:

Biagio Cepollaro  poeta e artista visivo, è nato a Napoli nel 1959 e vive a Milano.

 

Poesia: La trilogia De requie et natura costituita da Scribeide, pref.di R.Luperini, Manni Ed, 1993.; Luna persciente, pref. di G. Guglielmi, Mancosu Ed, 1993, Fabrica, pref. di Giuliano Mesa, Zona Ed., 2002 ; Versi Nuovi, con postfazione di Giuliano Mesa, è uscito nel 2004, presso Oedipus Ed.; Lavoro da fare (2002-2005), con la postfazione di Florinda Fusco è il nuovo libro di poesia, in e-book dal 2006, presso Poesia italiana E-book. E’ stato tra i promotori del Gruppo 93 e fondatore, con Mariano Baino e Lello Voce, della rivista Baldus. E’ intervenuto in readings e convegni internazionali di poesia e suoi testi sono stati inclusi e tradotti in diverse antologie: Poesia italiana della contraddizione,a cura di Cavallo-Lunetta. Newton-Compton, 1989;Poesia e realtà, a cura di G:Majorino, Tropea ed., 2000; Leggere variazioni di rotta, a cura di Liberinversi, Le voci della luna, 2008; The Promised Land, Italian Poetry after 1975 a cura di Luigi Ballerini e Paul Vangelisti, Sun &Moon Classics, Los Angeles,1999; Twentieth-Century, Italian Poetry, Toronto University of Toronto Press, 1993: Italian Poetry, 1950-1990, Dante University Press, Boston, 1996; Chijo no utagoe- Il coro temporaneo, a cura di A.Raos, ,trad. A Raos e Taro Okamoto, Ed. Schichoska, Tokyo,2001; Nouveaux poètes italiens, a cura di A. Raos, Action Poétique n° 177, settembre 2004. Su spartiti musicali di Giovanni Cospito ha eseguito suoi testi concertanti in performance per percussioni, soprano, voce, tape e live- electronic (Leonkart, Milano, 1996; Teatro Due di Parma, 1997). Con Nino Locatelli, ‘Variazioni da Fabrica, lettura- concerto, Fondazione Mudima, Milano,1997; con il sassofonista Louis Sclavis ha letto sue poesie a Procida, 2003. Ha inciso un suo testo all'interno di un brano musicale composto dal percussionista Filippo Monico, in Frammenti, Mitteleuropa Ensemble, Iktius, 1998.  Dal 2003 cura il sito www.cepollaro.it  e il blog Poesia da fare (www.cepollaro.splinder.com ). 

Arti visive: ha elaborato, tra l’altro, delle modalità di ibridizzazione tra tecnologie digitali e tecniche pittoriche più tradizionali. A tale attività sono dedicati il blog Cepollaroarte’s Weblog http://cepollaroarte.wordpress.com/ e il libro recente Nel fuoco della scrittura, La Camera verde, Roma,2008.  Nel fuoco della scrittura è anche il titolo delle se esposizioni a Roma ( La Camera verde, 2008) e a Napoli (Il filo di Partenope, 2009).



  Laboratorio delle Arti – Piazza Barozzieri 7/a, Piacenza – Tel. 0523-330057 – info@laboratoriodellearti.it
                http://www.laboratoriodellearti.eu/

 

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mercoledì, giugno 03, 2009

William Xerra a Milano

Giovedì 4 giugno ore 18 alla Galleria Maria Cilena di Milano

'Gli amori di William Xerra'

a cura di Elisabetta Longari

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