giovedì, marzo 26, 2009

Su Alfredo Giuliani, Intervista di A.Tagliaferri e saggio di Luigi Ballerini. Ed. Scritture,2008

 

La sbobinatura di un incontro tra Giuliani e Tagliaferri e il saggio di accompagnamento di Ballerini, presente nel 2005 alla manifestazione Macchine della poesia realizzata a Castell’Arquato, ci restituiscono con vivacità i tratti del poeta, critico, teorico e organizzatore di cultura scomparso pochi anni fa.

Con precisione ma anche con affetto, Ballerini commenta l’andamento dell’intervista, sottolineando gli aspetti che più rivelano il profilo di un intellettuale che fu tanto decisivo per la nascita de I Novissimi, quanto in un certo senso e in un modo particolare, schivo. Ciò che emerge dalla lettura è un Giuliani proteso verso l’affermazione di un modo diverso di intendere la poesia sullo sfondo degli anni ’50 e i primi anni ’60, ancora profondamente immersi in una cultura idealistico-crociana e poco sensibili alla ‘linguisticità’ della poesia.

Ciò che colpisce è che a parità di riferimenti letterari, Giuliani sembra spingere in avanti ciò che di nuovo giungeva in Italia per renderlo nutrimento concreto e pragmatico per il fare della poesia della sua generazione o dei poeti appena più giovani. Ballerini punteggia la formazione di Giuliani così come si configura dalle risposte alle sollecitazioni di Tagliaferri: filosofia e non-filosofia, atteggiamento teorico e autenticità creativa, ma soprattutto la drammaticità delle scelte e i conflitti all’interno dell’ambiente letterario.

Giuliani appare come entusiasta assertore di una sorta di necessità del nuovo e del rinnovamento, non riconducibile alla specificità di una singola esperienza poetica ma da rinvenire in un movimento della poesia, in un voltar pagina, che potesse tenere dentro, al di là delle sostanziali differenze, Sanguineti e Balestrini, Porta e Pagliarani e lui stesso, poeta in proprio. Ma in controluce, ed è uno dei motivi di interesse di questo libro, ciò che si rende visibile è la consapevolezza di segnare una sorta di passaggio ‘epocale’, di spartiacque, di stare per compiere qualcosa di pertinenza storica. Era accaduto già qualcosa del genere e in modo più evidente nelle arti visive e si trattava di colmare un ritardo, un ritardo storico, appunto.

Eppure questa necessità avvertita doveva fare i conti con gli aspetti ultrasoggettivi dei protagonisti, dei loro caratteri, delle loro idiosincratiche animosità. Ed è in questa chiave umana -e troppo umana- che vanno lette le indifferenze e le vere e proprie esclusioni o autoesclusioni di Villa, di Cacciatore e di Giuseppe Guglielmi dall’antologia che divenne la punta di diamante del Gruppo 63.

La costellazione assai variegata della ricerca di quegli anni (si pensi anche solo a Spatola per intendersi velocemente) finì con l’essere circoscritta brutalmente a pochissimi nomi quando la posta in gioco appariva l’attenzione della critica oppure l’oblio, così, senza mezze misure.

Ciò che colpisce oggi è la mancanza di esplicite motivazioni culturali e l’emergere piuttosto di antipatie e profonde avversioni, di orgoglio ferito e di domestica volontà di potenza.

Nell’intervista il candore di Giuliani permette al lettore di leggere tutte queste cose tra le righe, il critico non ci prova neanche a svicolare o a sublimare: le cose andarono proprio così. E il ricordo si fa rievocazione colorita, espressione anche dura e liquidatoria.

C’è da chiedersi se a compensare questo movimento idiosincratico (Sanguineti da una parte, Cacciatore dall’altro, Guglielmi da una parte, Porta dall’altro) non ci sia stato almeno in seguito un aggiustamento da parte della critica: insomma la storia delle antologie di poesia in Italia, viene da pensare, è stata sempre questa. Probabilmente nel concetto di militanza poetica è implicita una certa ingiustizia, velocità, casualità, superficialità L’intellettuale moderno che ci si poteva attendere, suggerito dal movimento di neoavanguardia, attrezzato fenomenologicamente da Anceschi , attento alla specificità degli stili, più che alle relazioni di potere di cortense memoria, pare non emergere come esplicito progetto da questo scambio di battute, e ciò nonostante l’attraversamento allora non scontato di Freud o di Jung, per non parlare di Marx..

Ma il riferimento iniziale del giovane Giuliani a Michelstaedter sembra lasciar trasparire un’altra volontà, un altro desiderio. Un altro modo di fare, una storia che poteva essere e non è stata, un’altra eredità, in definitiva.

E chi ha conosciuto Giuliani, la sua disponibilità al sorriso e alla comprensione dell’interlocutore, può anche pensare che quella iniziale volontà e quel desiderio di fare le cose in altro modo e responsabilmente, siano rimasti come costretti a covare inespressi sotto la cenere di un’Italia comunque rimasta al di qua di Chiasso, anche se ormai alfabetizzata.

Biagio Cepollaro

postato da: cepo alle ore 17:10 | Permalink | commenti
categoria:poesia, lettura, cepollaro
mercoledì, marzo 25, 2009

*Roberto Roversi, TRE POESIE E ALCUNE PROSE*

a Roma, Giovedì *26 marzo* 2009, dalle ore 18:30

presso le *Edizioni  Empirìa*

via Baccina 79 (Rione Monti)

 

 

Carlo Bordini e Marco Giovenale

presentano

*Roberto Roversi, TRE POESIE E ALCUNE PROSE*

*Testi 1959-2004*. A cura di Marco Giovenale

Con una nota di Fabio Moliterni

Luca Sossella Editore

*http://lucasossella.it/arte_poetica/tre_poesie.html*

 

Roberto Roversi raccoglie nelle “Tre poesie” del titolo *Dopo

Campoformio*(nella versione 1965),

*Le descrizioni in atto* (1969-85) e i versi degli anni Settanta e Ottanta

riuniti nel *Libro Paradiso* (1993). Non distante dalla poesia, anzi con

quella in dialogo, è la tessitura prismatica delle pagine in prosa, data da

due estratti dai romanzi *Registrazione di eventi *(1964) e *I diecimila

cavalli* (1976), e da una scelta di scritti (tra 1959 e 2004) dal titolo

complessivo e ironico di *Materiale ferroso*, puntualmente in equilibrio tra

teoria della poesia e impegno frontale, spesso politico, sempre e

tenacemente etico.

 

 

postato da: cepo alle ore 13:44 | Permalink | commenti
categoria:poesia, lettura
martedì, marzo 24, 2009

Al Laboratorio delle Arti di Piacenza, Galleriainversi-reading nell’arte contemporanea.

a cura di Italo Testa.

 

Primo appuntamento del ciclo: Stefano Raimondi

 

Venerdì 27 marzo alle ore 21.00 il Laboratorio delle Arti ospita il primo appuntamento del ciclo “Galleriainversi – reading nell’arte contemporanea” a cura di Italo Testa. Il poeta Stefano Raimondi sarà il protagonista della serata, che prevede la presentazione del libro inedito “Due o tre cose che so di lei”.

 

“Due o tre cose che so di lei”

Per una lettura poetica sulla città

Prendendo spunto dal film di Jean-Luc Godard girato a e su Parigi nel 1966 la lettura si concentrerà sull’ultima raccolta (di prossima pubblicazione presso La vita felice Edizioni) di Stefano Raimondi, dal titolo Interni con finestre. Testo che porta alla luce le inquadrature di interni e di esterni di una città posta in situazione. Poesie - girate a macchina da presa fissa - nelle quali la città diventa protagonista e personaggio di un procedere per osservazione e attenzione. Un sorvolo a volo d’uccello dove sono le situazioni a diventare storie e le vicende i fatti di una quotidianità portata all’eccesso dalla normalità e dalla consuetudine più inquietante.

Arte filmica e gesto poetico si consolidano in un unico coro di voci e punti di vista differenti.

 

NOTA  BIO-BIBLIOGRAFICA DELL’AUTORE:

Stefano Raimondi (Milano, 1964) poeta e critico letterario, laureato in Filosofia. Sue poesie sono apparse nell’Almanacco dello Specchio (Mondadori, 2006). Ha pubblicato Invernale (Lietocolle, 1999); Una lettura d’anni , in Poesia Contemporanea. Settimo quaderno italiano  (Marcos y Marcos, 2001); La città dell’orto, (Casagrande, 2002); Il mare dietro l’autostrada (Lietocolle, 2005);  È inoltre autore di: La ‘Frontiera’ di Vittorio Sereni. Una vicenda poetica (1935-1941), (Unicopli, 2000), Il male del  reticolato. Lo sguardo estremo nella poesia di Vittorio Sereni e René Char, (CUEM, 2007) e curatore dei seguenti volumi: Poesia @ Luoghi Esposizioni Connessioni, (CUEM, 2002) e [con Gabriele Scaramuzza] La parola in udienza. Paul Celan e George Steiner, (CUEM, 2008). È tra i fondatori della rivista di filosofia “Materiali di estetica”.

 

Laboratorio delle Arti – Piazza Barozzieri 7/a, Piacenza – Tel. 0523-330057 – info@laboratoriodellearti.it

postato da: cepo alle ore 17:35 | Permalink | commenti
categoria:poesia, arti visive, lettura
lunedì, marzo 16, 2009

Biagio Cepollaro, F.T.Marinetti e la sua onda lunga nel Novecento

 

Ripubblico qui la riflessione sul volume edito dalla Fondazione Mudima relativo a Marinetti, in quanto l’argomento riguarda sia l’arte (http://cepollaroarte.wordpress.com/ ) che la letteratura.

 

Si deve alla Fondazione Mudima e a Gino Di Maggio un’importante iniziativa editoriale che interessa tanto il mondo della letteratura quanto quello dell’arte, della musica e del teatro: si tratta di un Ritratto di Marinetti che in più di 300 pagine raccoglie con intelligenza critica, precisione filologica ed eleganza, documentazione iconografica e testuale relativa al fondatore del Futurismo. Il volume è costituito inoltre dalla stampa e dalla ristampa di saggi critici firmati da Gramsci a Edoardo Sanguineti, da Giovanni Lista ad Achille Bonito Oliva, da Daniele Lombardi a Ginevra Bria.

Già dalla copertina si capisce che ci si trova di fronte ad una documentazione che problematizza dati acquisiti e che, partendo dal dettaglio di un caso specifico, fa leva su di esso per sollevare questioni di più vasta portata. In copertina si legge in nero ‘L’uomo Rosso’, e al centro, il numero 1, di colore rosso. In calce la dicitura ‘L’ Uno centrale dovrebbe essere stampato in  ROOOSSSO’ e in basso a destra, al margine estremo: ‘Marietta Angelina 1 Cameriera di Marinetti’.

Si pone sin dall’inizio e in modo documentale il concetto che viene immediatamente riproposto, questa volta più esplicitamente, dall’articolo di Antonio Gramsci apparso il 5 gennaio 1921 su ‘Ordine nuovo’. L’articolo di Gramsci in apertura dell’intero volume si intitola ‘Marinetti rivoluzionario?’ E’ davvero spiazzante leggere la sorpresa di Gramsci che riferisce di aver sentito lodare dai comunisti russi Marinetti come rivoluzionario italiano al II Congresso dell’Internazionale. E ancora più spiazzante è l’analisi che Gramsci fa del Futurismo: Gino Di Maggio, nella nota ‘La Ca’ Rossa. Ricordo di Filippo Tommaso Marinetti’ che, insieme all’articolo di Gramsci, apre il volume, la sottolinea: Gramsci aveva affermato che la percezione del nuovo, delle grandi trasformazioni dell’industria, delle comunicazioni, della necessità di una rivoluzione culturale all’altezza con tali mutazioni strutturali, erano oggetto di riflessione per i futuristi ma lasciavano indifferenti i socialisti e tutta la Sinistra, in contraddizione patente col cuore del marxismo.

E di fatto sul senso da dare al termine rivoluzionario che si giocano tutte le ambiguità storiche, anche oggettivamente, in un periodo confuso e prossimo alla doppia catastrofe della guerra e del fascismo, confuso dal punto di vista ideologico ma anche creativo, fertile, lacerato dalle possibili opposte direzioni da dare all’immagine della vita e della società.

Il volume della Fondazione Mudima vuole entrare nel merito –anche filologico- della questione per offrire un contributo ad una rilettura finalmente scevra da pregiudizio ideologico e più consapevole dei fatti. Solo dopo tale disanima è possibile tracciare il ritratto di Marinetti, con le sue luci e le sue ombre, il suo spendersi per un’idea di avanguardia artistica che era insieme progetto di ‘uomo nuovo’ e di ‘creatività collettiva’, e le sue debolezze opportunistiche, le sue controspinte reazionarie, la sua personale volontà di potenza all’interno del gruppo dei futuristi. Basti pensare che il Futurismo, come lo pensava il suo fondatore, era esso stesso anche un’ideologia politica, alternativa a quella fascista: in una sorta di creatività totale che pretendeva per sé anche il campo della creatività politico-ideologica. E questa possibilità viene inseguita da Marinetti-politico almeno fino al 20, per poi ripiegare progressivamente in un sostegno al regime che di fatto disprezzava il Futurismo.

Di Maggio lo dice chiaro: Marinetti fu fascista ma non fu fascista perché futurista e il fascismo non fu mai futurista.

E alla confusione del periodo pre-bellico e alla colpevole connivenza successiva di Marinetti col fascismo (non di tutti i futuristi, non delle modalità estetiche create col Futurismo) si è aggiunta poi la confusione della rimozione, fino al tabù, fino a condizionare la relazione stessa tra la Sinistra (o le Sinistre) e le Avanguardie. E a tal proposito si rileva come l’accusa di aristocraticismo per qualcuno riferibile a molte delle avanguardie successive, non può essere certo indirizzata al Futurismo e ai movimenti che da esso presero le mosse o che comunque avevano contratto un debito consistente di partenza.

E da qui i nessi con ciò che è avvenuto dopo l’irruzione rivoluzionaria de ‘Le parole in libertà’, compiuta da chi aveva attraversato il simbolismo francese fino a consumarne nervosamente la decadenza, si fanno palpabili se si pensa a Cage e alla notazione musicale, a Fluxus e allo straripare dell’invenzione nella vita.

Ma è il saggio di Bonito Oliva ‘ Il nervosismo cosmico di Marinetti’ a seguire le molteplice linee della sua eredità e l’elenco pare contenere l’intera storia del Secondo Novecento, tanto sono fondamentali e fondanti le tappe dell’influsso futurista che giunge fino a noi. Per Bonito Oliva ‘il Futurismo è stata un’onda lunga che ha investito sul piano della sperimentazione linguistica molte generazioni di artisti’ e, dunque, certamente rivoluzionario nel senso pieno della parola. Bonito Oliva cita: il polimaterismo di Alberto Burri e di Robert Rauschenberg, il continuum spazio-temporale del taglio di Fontana, la pittura urbana di Stuart Davis, la Pop Art americana, la velocità pittorica di Schifano, il dandismo di massa di Andy Warhol, l’eclatanza iconografica di Cattelan. la multimedialità di Kentridge, i video di Bill Viola, l’energia dei materiali dell’Arte Povera, fino alla Transavanguardia, alla musica concreta,elettronica, a Cage, agli ologrammi di Bruce Nauman, a Fluxus…

E va notato che non è solo la forza ‘rivoluzionaria’ del Futurismo e di Marinetti a provocare l’onda così lunga ma è anche l’ampiezza di artista totale che non lasciava incontaminato alcun campo espressivo, fino alla cucina, fino agli aspetti anche quotidiani della vita concreta. Si è trattato insomma di un cambio di paradigma non solo estetico. Ed è stato forse anche proprio questo salto di paradigma probabilmente a moltiplicare la confusione anche tra gli esegeti.

Alla luce di quanto brevemente si è riferito qui, appare quasi dissonante e datato proprio il saggio di Sanguineti che apparve sulla rivista Quindici, diretta da Nanni Balestrini, sul numero 14 del dicembre 1968. Qui ci si limita alla prospettiva sociologica opponendo un’ideologia ad un’altra, all’estetizzazione della politica la politicizzazione dell’arte. La radice piccolo-borghese o medio-borghese del mitografo Marinetti non è poi tanto diversa da quella di Sanguineti, con la differenza che al mito patriottico del nazionalista viene sostituita, anche per i tempi e le congiunture cambiate (siamo nel mitico, appunto, ’68), il mito della classe operaia e la rilettura del crepuscolare  Gozzano...

L’anatema di tipo ideologico finisce per gettare un’ombra su tutto anche sui debiti contratti, sull’enorme debito contratto da molte direzioni della Neoavanguardia letteraria degli anni ’60 e dello stesso Sanguineti il cui teorizzato cinismo ha un senso solo sullo sfondo dell’idealismo e del vitalismo di Marinetti.

Se proprio ci si vuole riferire a Benjamin allora bisogna ricordare che nessuna letteratura sarà diversa se non saranno diversi i mezzi e i rapporti della produzione letteraria. Ma è proprio questa prospettiva che rimase estranea a buona parte della Neoavanguardia che di fatto emulò l’attivismo marinettiano negli spazi disponibili della comunicazione e dei massmedia, vero cambio di marcia in quegli anni del modo di fare ‘normale’ dei letterati italiani.

Il Ritratto di Marinetti restituisce poi, accanto alla ricchezza dei motivi che attraversano la vita e le opere di Marinetti sia la rivalutazione di uno scrittore che non è riducibile a ‘scrittore di manifesti’, sia dell’uomo Marinetti che pur dichiarandosi contro il clero e la presenza politica della Chiesa nella vita italiana e contro la famiglia, fu padre amorevole e marito tenero: bellissima la chiusa fotografica del libro che ritrae, senza testo, momenti della vita personale e familiare dell’inventore del Futurismo. ‘La caffeina d’Europa’ appare così nella sua dimensione più privata e umana e viene da pensare alla complessità, delle sue parole d’ordine, dalla guerra igiene del mondo (di conio nazionalista ma riferibile alla radicale lotta culturale per il nuovo) al chiaro di luna e alla necessità di riconsiderare il cammino tortuoso e il contesto storico-culturale che vide la nascita del Futurismo. E’ quanto questo libro ci offre.

 

Biagio Cepollaro.

postato da: cepo alle ore 11:06 | Permalink | commenti
categoria:poesia, arti visive, lettura, cepollaro
venerdì, marzo 06, 2009

Soluzione della materia di Marco Giovenale a Roma

 

Roma, *sabato 7 marzo* 2009, ore 20:00

presso il centro culturale La camera verde (via G. Miani 20)

presentazione del libro di poesie

 

*Soluzione della materia *

 

di *Marco Giovenale*

-- lettura di testi --

 

*

 

(qualche nuova poesia -- "politica")

 

*

 

Centro Culturale LA CAMERA VERDE

via Giovanni Miani 20

00154 Roma

tel. 3405263877

email: lacameraverde [at] tiscali [dot] it

postato da: cepo alle ore 18:44 | Permalink | commenti
categoria:poesia, lettura
domenica, marzo 01, 2009

Francesca Vitale in Camera verde il 14 marzo

 

Sabato 14 marzo

La  Camera Verde

(Via Miani 20, Roma )

 

Inaugurazione dalle 17.30

di Impronte

mostra di Francesca Vitale

 

Verranno presentati due testi di F.V.

La Rosa dei venti (post fazione di Andrea Giovanni Semerano) e Impronte (introduzione di Giuliano Mesa)

 

Calligrafie giapponesi dell’artista Chiyo Kisaragi

 

e un Video Tra Terra e cielo di Maria Grazia Esu (disegni Cristina Cerminara, foto Francesca Vitale)

 http://www.youtube.com/watch?v=4N7axzBtwV4

 

 

 

Impronta08bis

postato da: cepo alle ore 14:06 | Permalink | commenti
categoria:poesia, arti visive, lettura