lunedì, marzo 31, 2008

Quattro esperienze poetiche:

Biagio Cepollaro, Marco Giovenale, Andrea Inglese, Andrea Raos

8 aprile, ore 21.00, Casa della poesia, Palazzina Liberty, Largo Marinai d’Italia, Milano.

 

 Biagio Cepollaro, Versi Nuovi, Oedipus, Salerno,2004 e Lavoro da fare (2002-2005), E-dizioni Biagio Cepollaro, 2006 (Collana “Inediti E-book”. Postfazione di Florinda Fusco)

 

Marco Giovenale, Superficie della battaglia, La camera verde, Roma 2006 e Criterio dei vetri, Oèdipus, Salerno 2007 (Collana “i megamicri”. Postfazione di Cecilia Bello Minciacchi)

 

Andrea Inglese, Prati / Pelouses, La camera verde, Roma 2007 (collana “Felix”) e Colonne d’aveugles, in edizione bilingue, Le Clou Dans Le Fer, Reims 2007

 

Andrea Raos, Le api migratori, con immagini di Mattia Paganelli, Oèdipus, Salerno 2007 (Collana Liquid”)

 

postato da: cepo alle ore 15:23 | Permalink |
categoria:poesia, lettura, cepollaro
giovedì, marzo 27, 2008

BALDUS- Antologia completa 1990-1996

a cura di Massimo Rizzante e Lello Voce

No Reply, Milano 2007
Cofanetto con cd rom più libro

  

La rivista Baldus ha iniziato le sue pubblicazioni nel settembre del 1990, per iniziativa di una redazione formata da Mariano Bàino, Biagio Cepollaro e Lello Voce , creando vasta eco di dibattiti e polemiche spesso aspri, ma che hanno influenzato in modo visibile le vicende letterarie degli anni ‘90 in Italia. Le pubblicazioni sono terminate nel dicembre 1996 dopo 10 numeri e dopo essere stata pubblicata da tre diversi editori, nell’ordine: Pellicani, Nuova Intrapresa, Edimedia. Art Director della rivista sono stati Gianni Sassi e - dopo la morte dell’indimenticabile manager culturale milanese - Andrea Pedrazzini. Pedrazzini ha inoltre personalmente illustrato la rivista a partire dal n. 3-4, anno IV, con una splendida serie di disegni che costituisce una delle attrazioni principali di questa riedizione. Della redazione di Baldus , oltre ai fondatori, hanno poi fatto parte (in ordine di apparizione): Massimo Castoldi, Francesco Forlani, Antonio Paghi, Gian Paolo Renello, Massimo Rizzante, Gian Mario Villalta, Andrea Inglese.

Il cofanetto, a cura di Massimo Rizzante e Lello Voce, comprende, oltre a un libretto cartaceo che ospita la Prefazione di Massimo Rizzante e un saggio di Adriano Padua dedicato alla ‘ricezione’ del Baldus , un CD Rom in cui trovano posto un percorso antologico scelto dai curatori, la raccolta completa in formato .doc/rtf di tutti i numeri della rivista e la loro riproduzione anastatica in immagini PDF.

*

Ringrazio ancora i curatori e gli editori di questa ristampa per la loro iniziativa.

Sento che tale gratitudine non è solo mia ma di tutti coloro – come testimoniano alcune ricerche in corso di giovani studiosi- che amano andare alle fonti e alle radici delle questioni, al di là delle etichette e delle facili sistemazioni.

Questa ristampa è lo strumento indispensabile per fare luce non solo sulle idee della rivista ma anche sui contesti che le hanno stimolate.

Biagio Cepollaro

postato da: cepo alle ore 20:20 | Permalink |
categoria:poesia, lettura, cepollaro
mercoledì, marzo 26, 2008

Luigi Cannillo

Corpo esposto e corpo segreto
Il corpo maschile non ricorre nella poesia italiana come tematica esplicita e continuativa.
Però, in particolare nel ‘900, alcuni autori significativi hanno espresso nella loro opera la percezione del corpo proprio e altrui, l’Eros immaginario o agito.[…]
Sotto altri aspetti negli ultimi decenni il corpo maschile è invece è stato sempre sulla scena. Rappresentato dalle arti visive, sempre più esibito nei messaggi pubblicitari, sostenuto e vezzeggiato dal fitness e dai cosmetici. La sua esposizione mette in primo piano un modello virile funzionale alla prestazione, alla competizione tra corpi, generazioni e merci, verso un’estetica di massa.[…]
Eppure il corpo, pure nella complessità che tale parola deve suggerire, lontana da ogni riduzione a un modello superficiale biologico/fisiologico, è l’elemento imprescindibile di esperienza e conoscenza. È ricetrasmettitore costante, è soggetto e oggetto di percezione. […]
Sono i corpi il dominio di Eros.
Il linguaggio della poesia, quando anticonvenzionale, ben si adatta alla rappresentazione delle sfumature più sottili della percezione di sé e della propria capacità di contatto. Con i sussurri e i brividi, tempi e i ritmi del dinamismo, del mimetismo dell’Eros. […]
Tale corpo segreto si ricompone nella antologia grazie alla coralità degli interventi, alla multiformità di voci e di stili. È proprio nel loro insieme che tali voci, così affiancate, contribuiscono a offrire un quadro mosso e stimolante. Per la prima volta, dopo tante esperienze antologiche “al femminile” e “sul Femminile”, in questa raccolta è stata sollecitata e viene alla luce l’energia e la fragilità del Maschile in poesia, nelle sue varie sfaccettature.[…]
La prima sezione, “L’origine e l’annuncio”, ospita poeti per i quali l’Eros è soprattutto memoria e attesa, turbamento del desiderio nel suo divenire. La seconda, “L’assalto di Eros” mette in risalto gli aspetti espansivi dell’Eros, la sua messa in atto, l’incontro con l’altra/o, in una scoperta emozionante, talvolta prodigiosa. La terza sezione, “Amore cannibale” definisce in forma ossimorica le poesie incentrate sulla sessualità orale, sulla bocca come organo di piacere e fagocitazione, un processo di assunzione/distruzione. Nella quarta, “Il rovescio del corpo”, Amore e rovina, passione e Morte sono in lotta e disseminano di ostacoli il cammino del piacere, la sua realizzazione, portano quindi alla mortificazione, alla crisi e al fallimento. Nella quinta sezione, “L’identità strappata”, è l’identità nei confronti della convenzione sociale, della distinzione di genere, del modello eterosessuale, a venire messa in discussione, per una diversa natura della relazione con sé e con l’altro/a. Infine, nella ultima sezione “le ali di Eros” ci trasportano dall’interpretazione più ristretta del rapporto carnale in una dimensione metaforica, esistenziale, trascendente: Eros come traversata del tempo e dell’immaginario, come strumento di conoscenza di sé stessi e del proprio destino.

Il corpo segreto
Corpo ed Eros nella poesia maschile
Antologia di Poesia del Corpo e dell'Eros maschile

a cura di
Luigi Cannillo
LietoColle - Collana Aretusa
ISBN  978-88-7848-374-3      € 13,00


postato da: cepo alle ore 10:47 | Permalink |
categoria:poesia, lettura
lunedì, marzo 24, 2008

Andrea Amoroso

 

Limo

 

Abiuro alla pizzeria di sotto

Ordinando con voglia scema di giorni e giorni

Al prosciutto e funghi grazie

E basta credersi… che la gente ti prenda

Sul serio ti prenda quando sai quel che dici

Tengo denari da parte e voglio figlie sposabili

Ho fretta di tutto e non desidero nulla

Essere tradito tre volte – amare per finta

Puttane e segretarie bionde

Ritrovarmi sorridendo e sorridendo stare

            Tra gli altri

            Come tutti gli altri finalmente

Godere di una comunione imprendibile

            Antisociale – antiumana – antitermica

Appoggiarsi a sonni estranei

Non sognare con amore

Non fottere con animalità

Tutto l’umano come

Sperduto nella nebbia

Tutto l’umano moltiplicato nell’iper

Iper di tutto e tutti contenti

Comunione delle comunioni

Che è? Luna poker bimbi giostre cazzi birra

Tu chi voti alle prossime elezioni?

Mamma ha detto che ce lo compra lei

Mamma è stata con qualcuno

L’ultima volta nel ‘36

Era un contadino

Stava zitto e scopava da dio

Poi… lascia stare il resto

È tutto un va-e-vieni

Vieni nella società – giochiamo ai grandi

Vieni con me – giochiamo a essere due

Mangia la pappa – facciamo quelli che nascono

In fondo hai solo tre mesi e mezzo

            Slurp

                        Bleah

 

*

 

Comprhai Banda

 

I cani sono molli

Le stanze vuote

Dal mare nessuno

 

Volli e non più

Marcire di sghimbescio

Come plastica mancanza

 

Prati appesi a passi

Rigidi e tronchi

E fosse e valli basse

 

Ora che fuggi hora

Scappatempus quid orat

Ticchetacchus obliamus

 

Frementibus aestate

Aenigmate sotto tappeto

Pulvera che si riformat

 

Arrimanere y arrestare

‘a rimanenza semplificata

De lu quadrante diggitale

 

Mazza e squadra

Alla fine della strada

Compatendo i (s)passanti

 

Ausoniando aurittimi

Alligati coi denti

Affascinannu la mala sorgente

 

                                               …DEHORA

 

Andrea Amoroso

postato da: cepo alle ore 23:35 | Permalink |
categoria:poesia
mercoledì, marzo 19, 2008

Pino Tripodi, Tesi senza antitesi. Analisi politica

Ogni apparato di governo nasce per ridurre il caos. In questo disperato tentativo finisce per crearlo.

Tesi intorno alla politica italiota senza antitesi e senza sintesi.

Il quadro politico italiano si semplifica, tende a ridurre la complessità banalizzando e forzando i propri conati di rappresentazione.  Il bipolarismo in Italia da mostro proliferante di soggetti politici diventa realtà per opera soggettiva.

Le formazioni politiche sono trasmutate da tempo da partiti di militanti a ragnatele mediatiche

Veltronismo 1. Formazione in Italia di 4 schieramenti. Un quinto, quello di destra, verrà rapidamente assorbito o rimarrà, come d’auspicio, nel limbo della testimonianza.

I quattro schieramenti saranno stabili? Due di essi (Unione di centro, Sinistra arcobaleno), per ragioni differenti, sono a rischio di frantumazione o di dipartita.

Tre schieramenti sono deputati a governare, uno – la Sinistra arcobaleno - condannata all’opposizione.

Si tratta di schieramenti e non di partiti. I partiti  sono morti e sepolti; nulla potrà farli risorgere. Continuano a chiamarsi partiti per semplice pigrizia della lingua, per conservatorismo della nominazione.

La Sinistra arcobaleno nella scelta di non definirsi partito ha registrato un dato di fatto.

I partiti si esprimevano secondo la legge della diversità. Gli schieramenti deputati al governo si esprimono obbedendo alla legge d’affinità. La legge d’affinità delle formazioni politiche  costringe i contendenti ad assumere posizioni molto simili e perfino identiche. Ciò è necessario per conquistare il centro, il cuore degli interessi costituiti con diritto di lobby.

Veltronismo 2: altro non è che la salsa italiana di questa coazione al centro che afferma il bipolarismo. Un bipolarismo apparente, mediatico e di facciata: i poli non si trovano agli estremi ma sono contigui al centro. Veltronismo è bipolarismo ridotto a centrismo.

Il tran tran e la catastrofe

I programmi politici si differenziano solo per le virgole. Ciò non è negativo in sé. Quando la politica si esprime col tran tran, secondo la legge d’affinità, significa che può svolgere il compito che più gli è consono: quello dell’amministrazione. Può essere relegata in quel limbo e perdere tutta l’aura di cui porta vanto. Quando invece si è vicini alla catastrofe, la politica esprime forze antagoniste. In Italia e in Europa non si è ancora a questo punto, ma il vento che soffia dagli Usa i caratteri classici della catastrofe li ha tutti.

Gli schieramenti politici contemporanei come vere ragnatele mediatiche; tuttavia straripano dalla tv e dai media. L’apparato di cattura della ragnatela si osserva negli ospedali, negli uffici, nelle imprese, in ogni luogo in cui il potere si esprime nella forma della mediazione politica.

Nonostante la morte dei partiti, la forma egemone dei rapporti sociali di potere rimane infatti ancorata alla mediazione politica e si esprime per suo tramite.

L’apparato di consenso si esprime in modo privilegiato nella forma mediatica, l’apparato di potere che lo sostanzia vige invece nei mille fuochi degli interessi materiali che si coagulano intorno alle ragnatele. Là dove un tempo c’era il militante c’è l’amministratore, il sacro fuoco dell’ideologia è surrogato dal profano gioco degli interessi. L’apparato di cattura organizza i suoi teatrini nelle piazze mediatiche, ma poi gestisce la sua macchina di potere su interessi materiali precisi, diffusi e personalizzabili. 

 Le maggioranze stanno al centro. Tutte le maggioranze di tutte le formazioni gravitano al centro.

La politica, non la virtù, sta nel mezzo, là dove ci sono gli interessi dei pochi e la maggioranza dei medesimi pochi. L’importante è conquistare il centro.  Differentemente dagli scacchi il gioco della politica non è ordinato e rigoroso. Le regole cambiano, così come variano i pezzi e diventano mutevoli e trasversali le mosse.

 

Nel gioco per la conquista del centro gli antagonisti sono speculari. Si guardano, si  somigliano.

Le formazioni politiche contemporanee differiscono normalmente meno di quanto differiscano somaticamente due gemelli omozigoti. Ciascuno costruisce l’immagine dell’altro e se la cuce su se stesso.

Ciascuno si merita il nemico che ha. È l’obiettivo, la conquista dell’apparato di potere, che li accomuna più di quanto non li differenzi.

I programmi, gli uomini, i gesti, le parole: tutto è pensato e assume vigenza solo nella contesa. Tutti sono votati a vincere e in effetti, al di là di chi porta i gonfaloni del trionfo, tutti vincono poiché a vincere è quell’idea della politica, quell’idea del potere che li accomuna tutti.

Demonizzando il nemico il demonio lo si ritrova in casa.

Pur parler

Veltronismo 3: l’ubriacatura antiberlusconiana si spenge.

Nonostante il conflitto d’interesse, nonostante le pagliacciate, nonostante il sistema di potere che osta anche al più vieto apparato clientelare, Berlusconi è diventato un soggetto politico degno e credibile.

Pas mal. Per fare pochi danni la politica deve rimanere nell’alveo dell’amministrazione, della gestione d’interessi e di clientele che le sono consustanziali. Mastella non è un’eccezione, ma la regola. Paradosso 1: Mastella cacciato dalla contesa. Egli, più d’ogni altro, è il volto riprovevole e insieme rassicurante della politica. Ma anche senza di lui le cose procedono egregiamente. Il compagno Bassolino sta lì a testimoniarcelo.

Veltronismo 4: formazioni di due ragnatele mediatiche onde conquistare il centro e alternarsi al potere. Gioco destinato a molte possibilità di riuscita. Dipenderà da come usciranno dalla contesa la Sinistra arcobaleno e l’Unione di centro.

Paradosso 2. Chi dei due manterrà più voti o li amplierà decreterà il successo elettorale dell’antagonista di ieri. Vi riesce la Sinistra arcobaleno, le elezioni le vince Berlusconi, vi riesce l’Unione di centro le vince Veltroni.

Veltronismo 5: se vince avremo il veltronismo con Veltroni, se perde dovremo accontentarci del veltronismo senza Veltroni.

La Sinistra arcobaleno proviene da un’esperienza di governo disastrosa. È molto probabile che esca ridimensionata dalle prossime elezioni. Dal suo grado di ridimensionamento dipendono le sue possibilità future; se fosse alto, alcune esperienze (verdi, sinistra democratica) unite o sfilacciate rientrerebbero tranquillamente nell’alveo del PD. Il resto rimarrebbe là a rappresentare sterilmente la propria incapacità di governare e il proprio disadattamento a lottare.

Le possibilità dell’Unione di centro di erodere il bacino di voti del PDL sono maggiori. Berlusconi, presuntuosa dissennatezza, ha pensato di poter fare a meno di un alleato fondamentale. Parte del bacino elettorale del centro destra era non a torto rassicurato dalla presenza delle tante schegge della DC. Che quest’area dell’elettorato continui a votare per Berlusconi non è scontato.

 L’unione di centro è una formazione organicamente di governo. Una formazione di centro continuerà ad esistere se e solo se avrà funzioni di governo, se potrà schierarsi ora con l’uno ora con l’altro vincitore condizionandone l’azione.    

Veltronismo 6: la cattiveria del buon Veltroni.

con una sola mossa, : 1) ha cancellato una formazione politica di sinistra (il PDS)  2) si propone di distruggere il resto della sinistra italiana, quella che si è coagulata nella Sinistra arcobaleno. La qual cosa potrebbe riuscire. Intanto, l’ha sloggiata definitivamente dal governo del paese.

Veltronismo 7: salutare. Finalmente è dato sapere chi governa e chi no. La confusione tra partiti di lotta e di governo se Dio vuole scompare.

 La sinistra è condannata all’opposizione. Non è facile. Il grumo Sinistra arcobaleno si rivela fittizio visto che : a) I verdi non hanno le phisique du role dell’opposizione e si trovano a disagio con il linguaggio e le pratiche dei compagni di strada. La parte più pragmatica dell’ambientalismo tenderà ad avvicinarsi al PD; b) la sinistra democratica è il residuo di un apparato di partito che proviene dal Pci-PDs. Al suo interno aveva una certa forza e influenza, fuori conta meno di qualche infinitesimo percentile; c) le altre due formazioni della Sinistra arcobaleno derivano da Partiti ancorati alle tante varianti dello stalinismo, del trockijsmo, del togliattismo, a quanto di peggio abbia prodotto la storia del movimento operaio. Al governo esse hanno dimostrato tutta la loro pochezza. d) l’icona di Bertinotti va sbiadendosi.

La Sinistra arcobaleno sopravviverà solo a due condizioni. La prima: che gli ultimi scampoli di ideologia, di testimonianza, di antiberlusconismo – accompagnati  da una presenza mediatica ossessiva che le tv non dovrebbero perdere l’occasione di offrire a Bertinotti – non si facciano tentare oltremisura dall’astensionismo e la aiutino a non morire di primo vagito, cioè sotto il 5% (ogni voto in più deve essere considerato un miracolo). La seconda riguarda il futuro, ovvero la possibilità che il vuoto di idee delle organizzazioni formali sia via via colmato dalle sue espressioni informali e dai movimenti.

L’inciucio tra sinistra, governo, sindacati, opposizioni fa sempre molti torti ai movimenti.

Il bipolarismo cioè il centrismo favorirà una nuova semina dove le organizzazioni, gli apparati elettorali e quanto rimane dell’ossatura dei partiti conteranno meno delle espressioni informali.

Formalità e informalità della politica

 Le funzioni di governo della politica le impongono rituali di formalizzazione delle decisioni ( assemblee, elezioni, parlamenti, governi), ma la sua realtà è fatta anche di tanti spazi informali in cui la soggettività politica si esprime al di là e magari contro le organizzazioni.

Esempi di spazi informali? La Repubblica, organo informale del PD molto prima che il PD nascesse. E il manifesto, unico soggetto deputato a diventare l’organo informale della Sinistra arcobaleno.

C’è un vasto campo dell’agire politico che può essere espresso al di là e meglio delle forze organizzate.

 Emancipate dal peso della mediazione politica, le soggettività potranno esprimersi più liberamente. Chissà che i problemi del reddito, del precariato, della casa, dei diritti civili, dei migranti, della schiavitù salariale, della guerra ai poveri, della distruzione delle forma di vita del pianeta, insomma i mille problemi dell’animale urbano finiscano di essere una petizione, un orpello al programma elettorale di qualcuno, un vergognoso piagnisteo in qualche assemblea televisiva.

I partiti e le imprese, si sa, nella loro mediocre e macchinosa esistenza assorbono il profumo della vita e la trasformano in lezzo, un lezzo senza il quale, tuttavia, pare che la vita sia impossibile su questo pianeta.

12/3/2008

Pino Tripodi
postato da: cepo alle ore 15:11 | Permalink |
categoria:
lunedì, marzo 17, 2008
Jacopo Galimberti legge una poesia di Stelvio Di Spigno
Con questo verso

Cammino lontanamente affezionato

alla tua immagine che non entra più in me:

i capelli di un nero altisonante

con pochi filamenti di grigio

come una cornice braccata da una crepa

per i tuoi trentasette anni –

 

Ma i tuoi occhi cosa vedono senza vedere

e i miei anni come sono

come sono passati senza passare...

 

Sapessi quanto enorme è stato il darti amore,

e che perturbamento è stato amarti,

farti uscire, entrare, uscire,

poi rientrare e poi di nuovo

allontanare gli occhi dal tuo sguardo a vuoto,

io che in una vicinanza avrei voluto

essere il tuo stesso corpo

essere in te, per te, con te,

qualcosa che il tempo non disperde, non umilia.

 

Non capirò mai la tua essenza

cosa sei veramente non lo saprò mai.

Quello che so è che cammini nei miei passi

eversi nel mio respiro tu continui a respirare

e dentro me c’è una stanza semiaperta

dove continui a vivere e a morire,

a vedere come trascino il poco che mi resta,

a ridere forte di me e di te stessa,

a orchestrare i tuoi sorrisi compassati

secondo il battito alterno della tua pazzia

e poi, quando torni calma,

è lì che torni a sperare.

 

Le prime due strofe :  una lunga frase si snoda attraverso i versi, non termina con la prima strofa che infatti apre a un incidentale, la quale a sua volta non si chiude.

Il sistema paratattico articola fin dall'inizio uno dei nuclei chiave della poesia : la distanza. La paratassi é per eccellenza lingua scritta, lingua che non puo' neppur venir letta ad alta voce perché concettualmente troppo carica. La paratassi genera una lingua che perde i connotati fatici, la sua materialità sonora, é lingua « mentale ».

I versi che descrivono l'aspetto fisico ( 3,4,5) sono pero' spezzati in modo da creare un unità iconica. Il corpo altrui sembra creare un polo di sintesi. La frase cessa di sdipanarsi interminabile e si sigilla, provvisoriamente. I capelli che vengono paragonati a una cornice ricreano tuttavia la distanza rispetto alla centralità del corpo. Quando la centralità del corpo sembra riapparire, essa riappare attarverso il simbolo stesso della sublimazione rispetto all'essere sessuato del corpo, gli « occhi »

Le due strofe si rivelano a ben vedere una reiterata dichiarazione di allontanamento. Dapprima esplicito, in seguito mediato dalla letterarietà : la « crepa » che bracca, lo stesso celebrare i capelli sono due posture che si vogliono « altisonanti », fuori luogo. La ripetizione di « come sono »  mima un parlato impossibile, la calcificazione letteraraia dell'oralità.

La terza strofa é composto da un' unica lunga frase. Vi é un « tu », un rivolgersi a un singolo. Vero topos della lirica, il « tu » é ovviamente convenzionale, la poesia é in realtà indirizzata a un pubblico che legge. La prima persona riproduce una postura teatrale in cui pur mostrandosi nell'atto di rivolgersi in-mediatamente al « tu », in realtà interpone tra sé e il « tu » il pubblico. La reiterazione di « amore » « amarti », spiattellano già al primo verso una trasparenza, quella dei propri sentimenti, che é  ormai innegabilmente una nozione in crisi. L'uso di una parola desueta  per articolare qualcosa di intimo : « perturbamento », pare portare a livello del linguaggio una delle componenti chiave della strofa e della poesia : la costitutiva impossibilità di avvicinarsi attraverso la lingua corrente a un « tu » e\o all''interiorità di chi scrive. La frase prosegue con un altro « luogo comune » che, esse stesso, partecipa di una svalutazione nella letteratura contemporanea. Il corpo del soggetto e quello del « tu » sono concepiti come due entità separate che pero', nello stato « amore », possono ricongiungersi in una fusione che perdura.

Anche in questa terza strofa il momento della prossimità epidermica si assoccia a versi brevi, concitati (16, 17). Qui pero' l'ansia della presenza di un corpo non viene teatralizzata ma mimata attraverso la spezzatura, la rapida ripetizione. In questi pochi versi il soggetto sembra  deporre per un istante la posa sdilinquita e credere che il dettato evochi il corpo vero e proprio, l'impatto con esso. L'aderenza, l'in-mediatezza, vengono tuttavia subito scongiurate con una frase « fuori dal tempo » sulle ingiurie del tempo.

Una tale ostentazione teatrale genera un'ambiguità di fondo. Sembrerebbe che il soggetto che si mette in scena concepisca questa postura patetica come l'unica in cui si possono ancora articolare tratti culturali ostracizzati, se non altro in quella che si vuole alta letteratura. Allo stesso tempo, un momento di fusione tra possibilità semantiche e emotività viene per certi aspetti ricollocato in un passato non meglio determinabile in cui termini come « perturbamento » davano forse uno sbocco espressivo all'interiorità. Il dubbio che queste circostanze edeniche siano davvero esistite é tuttavia « messo tra parentesi » dai versi attinenti la prossimità del corpo. Qui  pare di ribadita l'impellenza dell'attuale, la necessità di un ancoramento  nel presente.   

Nella quarta strofa vi sono due frasi. La prima corrisponde ai primi due versi, ed é di estrema chiarezza e concisione. La seconda é attraversata da spezzature e piu' in generale necessita almeno una rilettura. La prima frase, seguendo le direzione che si sono viste sin qui, potrebbe essere la frase della prossimità del corpo, dell'oralità. La frase é certamente anche questo, basta pensare alla schiettezza con cui il verso si approssima al parlato, infatti la ridondanza in questo caso non é teatrale, sembra piuttosto una ripetizione tipica dell'oralità. Tuttavia l'impiego di un termine come « essenza », in tempi in cui il concetto di essenza é screditato, produce uno scarto. L'oralità e la sua illusione di trasparenza vengono infatti parzialmente ricontestualizzate in un ambito « alto e decaduto » evocato di striscio attraverso la parola « essenza » . La seconda frase é uno sviluppo del topos dell'interprenatazione delle singolarità  in uno stato emotivo intenso. Tuttavia la fusione é respinta poiché anche « dentro di me » sussiste la dimensione dell' « osservazione » e del' « orchestrazione », in altre parole una distanza che puo' sconfinare nella  manipolazione anche in uno stato di reciproca appartenenza. La poesia termina con una piccola, geniale sorpresa. La speranza finale, irrelata, incomprensibile, inaggirabile, non é ascritta al soggetto ma al « tu ». Si tratta tuttavia di una speranza che potrebbe essere interpretata anche come « orchestrata » dall'interno del soggetto in vece del « tu ».

L'ultimo verso riprende con coerenza l'antinomia che ha attraversato tutta la poesia. La teatralità in tutte le sue manifestazioni (linguistiche, semantiche, sintattiche, il titolo, etc.) é un'arma a doppio taglio. Da un lato permette di dire l'indicibile perché sembra fornire gli strumenti per portare nel cuore del testo stesso la distanza di cui il soggetto fa esperienza nell'atto di esprimersi. Cosi' facendo pero' la teatralità rischia costantemente di sviluppare un'autenticità paradossale. Sembrerebbe che la possibilità della poesia sia attaccata alla compresenza di questo antinomia, il rivolgersi a un « tu », malgrado tutto e nonostante tutto, é tuttavia ancora pensabile.         

Jacopo Galimberti

postato da: cepo alle ore 20:20 | Permalink |
categoria:poesia, lettura
venerdì, marzo 07, 2008

Giuliano Mesa, Da recitare nei giorni di festa (1996.”Ai sans papiers”).

La camera verde, Roma, dicembre 2007.

 

Per richiederlo è possibile telefonare al 340-5263877.

 

La Camera Verde, via G.Miani 20, Roma 00154

postato da: cepo alle ore 19:00 | Permalink |
categoria:poesia, lettura
mercoledì, marzo 05, 2008

 Biblioteca di Poesia a Milano

Presentazione dei quattro volumi della "Biblioteca della poesia"

diretta da Massimo Rizzante: Jan Skácel, Haroldo De Campos,

Tadeusz Rózewicz, José Ángel Valente

La collana "Biblioteca di Poesia" della casa editrice Metauro di Pesaro intende presentare al lettore importanti poeti contemporanei di cui non esiste in Italia un'antologia di alto profilo.
Intervengono  Antonella Anedda, Giuliano Mesa e Massimo Rizzante

A cura di Andrea Inglese

Casa della poesia, Palazzina Liberty,

Largo Marinai d'Italia 1

Giovedì 6 marzo ore 21

 

postato da: cepo alle ore 10:53 | Permalink |
categoria:poesia
sabato, marzo 01, 2008

Biagio Cepollaro

Da Le Qualità.

Work in progress

*

talvolta nella doccia l’acqua

scorre con una piccola

promessa di rinnovamento.

l’occhiata verso il corpo

in verticale

a scorgere il trattamento

del tempo sui muscoli sulle giunture

in verticale

una veloce ricognizione

dell’usura

 

non devo più fare

niente. è piuttosto richiesto

un leggero aggiustamento

per la stagione

un potare di pensieri fino

all’arte del profumo

acuendo

in unica nota una musica

troppo discorde

finché con chiarezza risuoni

dalla parte che non si vede

 

Biagio Cepollaro

postato da: cepo alle ore 23:42 | Permalink | commenti
categoria:poesia, cepollaro