Pino Tripodi, Tesi senza antitesi. Analisi politica
Ogni apparato di governo nasce per ridurre il caos. In questo disperato tentativo finisce per crearlo.
Tesi intorno alla politica italiota senza antitesi e senza sintesi.
Il quadro politico italiano si semplifica, tende a ridurre la complessità banalizzando e forzando i propri conati di rappresentazione. Il bipolarismo in Italia da mostro proliferante di soggetti politici diventa realtà per opera soggettiva.
Le formazioni politiche sono trasmutate da tempo da partiti di militanti a ragnatele mediatiche
Veltronismo 1. Formazione in Italia di 4 schieramenti. Un quinto, quello di destra, verrà rapidamente assorbito o rimarrà, come d’auspicio, nel limbo della testimonianza.
I quattro schieramenti saranno stabili? Due di essi (Unione di centro, Sinistra arcobaleno), per ragioni differenti, sono a rischio di frantumazione o di dipartita.
Tre schieramenti sono deputati a governare, uno – la Sinistra arcobaleno - condannata all’opposizione.
Si tratta di schieramenti e non di partiti. I partiti sono morti e sepolti; nulla potrà farli risorgere. Continuano a chiamarsi partiti per semplice pigrizia della lingua, per conservatorismo della nominazione.
La Sinistra arcobaleno nella scelta di non definirsi partito ha registrato un dato di fatto.
I partiti si esprimevano secondo la legge della diversità. Gli schieramenti deputati al governo si esprimono obbedendo alla legge d’affinità. La legge d’affinità delle formazioni politiche costringe i contendenti ad assumere posizioni molto simili e perfino identiche. Ciò è necessario per conquistare il centro, il cuore degli interessi costituiti con diritto di lobby.
Veltronismo 2: altro non è che la salsa italiana di questa coazione al centro che afferma il bipolarismo. Un bipolarismo apparente, mediatico e di facciata: i poli non si trovano agli estremi ma sono contigui al centro. Veltronismo è bipolarismo ridotto a centrismo.
Il tran tran e la catastrofe
I programmi politici si differenziano solo per le virgole. Ciò non è negativo in sé. Quando la politica si esprime col tran tran, secondo la legge d’affinità, significa che può svolgere il compito che più gli è consono: quello dell’amministrazione. Può essere relegata in quel limbo e perdere tutta l’aura di cui porta vanto. Quando invece si è vicini alla catastrofe, la politica esprime forze antagoniste. In Italia e in Europa non si è ancora a questo punto, ma il vento che soffia dagli Usa i caratteri classici della catastrofe li ha tutti.
Gli schieramenti politici contemporanei come vere ragnatele mediatiche; tuttavia straripano dalla tv e dai media. L’apparato di cattura della ragnatela si osserva negli ospedali, negli uffici, nelle imprese, in ogni luogo in cui il potere si esprime nella forma della mediazione politica.
Nonostante la morte dei partiti, la forma egemone dei rapporti sociali di potere rimane infatti ancorata alla mediazione politica e si esprime per suo tramite.
L’apparato di consenso si esprime in modo privilegiato nella forma mediatica, l’apparato di potere che lo sostanzia vige invece nei mille fuochi degli interessi materiali che si coagulano intorno alle ragnatele. Là dove un tempo c’era il militante c’è l’amministratore, il sacro fuoco dell’ideologia è surrogato dal profano gioco degli interessi. L’apparato di cattura organizza i suoi teatrini nelle piazze mediatiche, ma poi gestisce la sua macchina di potere su interessi materiali precisi, diffusi e personalizzabili.
Le maggioranze stanno al centro. Tutte le maggioranze di tutte le formazioni gravitano al centro.
La politica, non la virtù, sta nel mezzo, là dove ci sono gli interessi dei pochi e la maggioranza dei medesimi pochi. L’importante è conquistare il centro. Differentemente dagli scacchi il gioco della politica non è ordinato e rigoroso. Le regole cambiano, così come variano i pezzi e diventano mutevoli e trasversali le mosse.
Nel gioco per la conquista del centro gli antagonisti sono speculari. Si guardano, si somigliano.
Le formazioni politiche contemporanee differiscono normalmente meno di quanto differiscano somaticamente due gemelli omozigoti. Ciascuno costruisce l’immagine dell’altro e se la cuce su se stesso.
Ciascuno si merita il nemico che ha. È l’obiettivo, la conquista dell’apparato di potere, che li accomuna più di quanto non li differenzi.
I programmi, gli uomini, i gesti, le parole: tutto è pensato e assume vigenza solo nella contesa. Tutti sono votati a vincere e in effetti, al di là di chi porta i gonfaloni del trionfo, tutti vincono poiché a vincere è quell’idea della politica, quell’idea del potere che li accomuna tutti.
Demonizzando il nemico il demonio lo si ritrova in casa.
Pur parler
Veltronismo 3: l’ubriacatura antiberlusconiana si spenge.
Nonostante il conflitto d’interesse, nonostante le pagliacciate, nonostante il sistema di potere che osta anche al più vieto apparato clientelare, Berlusconi è diventato un soggetto politico degno e credibile.
Pas mal. Per fare pochi danni la politica deve rimanere nell’alveo dell’amministrazione, della gestione d’interessi e di clientele che le sono consustanziali. Mastella non è un’eccezione, ma la regola. Paradosso 1: Mastella cacciato dalla contesa. Egli, più d’ogni altro, è il volto riprovevole e insieme rassicurante della politica. Ma anche senza di lui le cose procedono egregiamente. Il compagno Bassolino sta lì a testimoniarcelo.
Veltronismo 4: formazioni di due ragnatele mediatiche onde conquistare il centro e alternarsi al potere. Gioco destinato a molte possibilità di riuscita. Dipenderà da come usciranno dalla contesa la Sinistra arcobaleno e l’Unione di centro.
Paradosso 2. Chi dei due manterrà più voti o li amplierà decreterà il successo elettorale dell’antagonista di ieri. Vi riesce la Sinistra arcobaleno, le elezioni le vince Berlusconi, vi riesce l’Unione di centro le vince Veltroni.
Veltronismo 5: se vince avremo il veltronismo con Veltroni, se perde dovremo accontentarci del veltronismo senza Veltroni.
La Sinistra arcobaleno proviene da un’esperienza di governo disastrosa. È molto probabile che esca ridimensionata dalle prossime elezioni. Dal suo grado di ridimensionamento dipendono le sue possibilità future; se fosse alto, alcune esperienze (verdi, sinistra democratica) unite o sfilacciate rientrerebbero tranquillamente nell’alveo del PD. Il resto rimarrebbe là a rappresentare sterilmente la propria incapacità di governare e il proprio disadattamento a lottare.
Le possibilità dell’Unione di centro di erodere il bacino di voti del PDL sono maggiori. Berlusconi, presuntuosa dissennatezza, ha pensato di poter fare a meno di un alleato fondamentale. Parte del bacino elettorale del centro destra era non a torto rassicurato dalla presenza delle tante schegge della DC. Che quest’area dell’elettorato continui a votare per Berlusconi non è scontato.
L’unione di centro è una formazione organicamente di governo. Una formazione di centro continuerà ad esistere se e solo se avrà funzioni di governo, se potrà schierarsi ora con l’uno ora con l’altro vincitore condizionandone l’azione.
Veltronismo 6: la cattiveria del buon Veltroni.
con una sola mossa, : 1) ha cancellato una formazione politica di sinistra (il PDS) 2) si propone di distruggere il resto della sinistra italiana, quella che si è coagulata nella Sinistra arcobaleno. La qual cosa potrebbe riuscire. Intanto, l’ha sloggiata definitivamente dal governo del paese.
Veltronismo 7: salutare. Finalmente è dato sapere chi governa e chi no. La confusione tra partiti di lotta e di governo se Dio vuole scompare.
La sinistra è condannata all’opposizione. Non è facile. Il grumo Sinistra arcobaleno si rivela fittizio visto che : a) I verdi non hanno le phisique du role dell’opposizione e si trovano a disagio con il linguaggio e le pratiche dei compagni di strada. La parte più pragmatica dell’ambientalismo tenderà ad avvicinarsi al PD; b) la sinistra democratica è il residuo di un apparato di partito che proviene dal Pci-PDs. Al suo interno aveva una certa forza e influenza, fuori conta meno di qualche infinitesimo percentile; c) le altre due formazioni della Sinistra arcobaleno derivano da Partiti ancorati alle tante varianti dello stalinismo, del trockijsmo, del togliattismo, a quanto di peggio abbia prodotto la storia del movimento operaio. Al governo esse hanno dimostrato tutta la loro pochezza. d) l’icona di Bertinotti va sbiadendosi.
La Sinistra arcobaleno sopravviverà solo a due condizioni. La prima: che gli ultimi scampoli di ideologia, di testimonianza, di antiberlusconismo – accompagnati da una presenza mediatica ossessiva che le tv non dovrebbero perdere l’occasione di offrire a Bertinotti – non si facciano tentare oltremisura dall’astensionismo e la aiutino a non morire di primo vagito, cioè sotto il 5% (ogni voto in più deve essere considerato un miracolo). La seconda riguarda il futuro, ovvero la possibilità che il vuoto di idee delle organizzazioni formali sia via via colmato dalle sue espressioni informali e dai movimenti.
L’inciucio tra sinistra, governo, sindacati, opposizioni fa sempre molti torti ai movimenti.
Il bipolarismo cioè il centrismo favorirà una nuova semina dove le organizzazioni, gli apparati elettorali e quanto rimane dell’ossatura dei partiti conteranno meno delle espressioni informali.
Formalità e informalità della politica
Le funzioni di governo della politica le impongono rituali di formalizzazione delle decisioni ( assemblee, elezioni, parlamenti, governi), ma la sua realtà è fatta anche di tanti spazi informali in cui la soggettività politica si esprime al di là e magari contro le organizzazioni.
Esempi di spazi informali? La Repubblica, organo informale del PD molto prima che il PD nascesse. E il manifesto, unico soggetto deputato a diventare l’organo informale della Sinistra arcobaleno.
C’è un vasto campo dell’agire politico che può essere espresso al di là e meglio delle forze organizzate.
Emancipate dal peso della mediazione politica, le soggettività potranno esprimersi più liberamente. Chissà che i problemi del reddito, del precariato, della casa, dei diritti civili, dei migranti, della schiavitù salariale, della guerra ai poveri, della distruzione delle forma di vita del pianeta, insomma i mille problemi dell’animale urbano finiscano di essere una petizione, un orpello al programma elettorale di qualcuno, un vergognoso piagnisteo in qualche assemblea televisiva.
I partiti e le imprese, si sa, nella loro mediocre e macchinosa esistenza assorbono il profumo della vita e la trasformano in lezzo, un lezzo senza il quale, tuttavia, pare che la vita sia impossibile su questo pianeta.
12/3/2008
Pino Tripodi