La forza di Beyus: tracce a Milano.
Ho visto la mostra di Beyus e Warhol alla Fondazione Mazzotta a Milano. Un omaggio al gallerista napoletano Lucio Amelio.
Ricordo l’evento dell’81, legato alla tragedia del terremoto che aveva chiamato a raccolta gli artisti portandoli a Napoli.
Ho respirato nelle sale della mostra ciò che distingue il gesto artistico da ciò che non lo è.
E’ difficile dirlo, ma potrei dire che si tratti di una certa semplicità e di autosufficienza dell’azione.
Autosufficienza, soprattutto. E parlo di Beyus che non ha bisogno di agire di seconda sul materiale, come Warhol sul massmediale...
E senza per questo cedere al soggettivismo lirico e convenzionale.
Esiste una forma di soggettività nella creazione artistica che senza rimpicciolirsi non decade mai a ripetizione di una tesi. Per questo può risuonare (come i cocci di vetro sulla scena della performance di Beyus).
Occorre per questo essere qualcosa (e penso ai tartari che raccolgono l’aviatore tedesco e lo curano con grasso animale, alla loro sciamanica cultura). Se la soggettività è misera avrà bisogno di compensazioni: la radice dell’intellettualismo in arte, come nella vita, è questa miseria.
Ma se non lo è, questa soggettività può trattare qualsiasi materiale (perfino la citazione) e non diventare mai maniera.
Biagio Cepollaro.







