Biagio Cepollaro
Due poesie di Amelia Rosselli secondo i criteri della poesia integrata.
Nell’ambito di un corso di aggiornamento per insegnanti di italiano dell’istituto Virgilio di Milano, ho proposto dieci incontri dedicati allo studio dei principi e dei metodi della ‘poesia integrata’.
Gli appunti seguenti relativi a due poesie di Amelia Rosselli sono scaturiti dal lavoro sull’immagine, sul suono e sul senso realizzato insieme al gruppo di lavoro.
Tali appunti restano provvisori in attesa dei contributi dei partecipanti che saranno destinati ad una specifica pubblicazione. Si tratta qui solo di dar conto di risultati iniziali necessariamente parziali e relativi soltanto alla parte ‘scritta’ dell’intera esperienza.
Quanti campi che come spugna vorrebbero
arricchire il tuo passato, anche il
tuo presente soffocato.
Quante viuzze del tutto pittoresche
che tu vorresti tramutare in significato
dell'essenza di questa tua sofferenza.
Ma geme nell'essenza della tua sofferenza
un desiderio di sonno o di carne. Oh
come i merli tacciono! Hanno confuso
la tua idea della pace con il tramonto
che offrì ai tuoi occhi penduli solo
un sofisticato sequestro della tua brama
d'essere solo, e te stesso.
*
C’è come un dolore nella stanza, ed
è superato in parte: ma vince il peso
degli oggetti, il loro significare
peso e perdita.
C’è come un rosso nell’albero, ma è
l’arancione della base della lampada
comprata in luoghi che non voglio ricordare
perché anch’essi pesano.
Come nulla posso sapere della tua fame
precise nel volere
sono le stilizzate fontane
può ben situarsi un rovescio d’un destino
di uomini separati per obliquo rumore.
da Documento (1963-1966), in Antologia poetica, Milano,1987
Queste due poesie si collocano tra il 1963 e il 1966, incrociano cronologicamente le inquietudini della neoavanguardia ma non ne assorbono l’a-sintattismo caratteristico: il testo conserva una sua ‘tranquillità’ sintattica per spostare altrove la sua ricerca.
Piuttosto il lessico sembra risentire della tradizione sperimentalista degli anni ’50 (il primo lettore entusiasta delle poesie della Rosselli fu proprio Pasolini), ma al di fuori sia dell’ironia che dell’estetismo crepuscolare, così come dall’intenzione esplicita di coltivare registri basso-colloquiali.
Anzi, il colloquiale è sostenuto e l’eventuale sprezzatura conferma la sostanziale altezza del dettato, inanellato con leggerezza non priva di vera e propria maestrìa: la densità del senso scorre via perfettamente incanalato dalla sintassi tendente all’ipotassi.
Un lessico per lo più ordinario, costruzione sintattica lineare ma sconvolgimento sottile, per leggeri slittamenti all’interno dell’impianto logico della disposizione dei versi.
Il piano sintattico viene costantemente ‘superato’ da quello semantico, così come un fiume che tracimi debolmente ma costantemente dalle sue sponde in alcuni punti-chiave.
Lo slittamento è dovuto all’utilizzo della retorica mimetizzata.
Una retorica mimetizzata nel discorso diretto fa apparire come ordinarie delle metafore assolute e carica di ambiguità termini di paragoni – anche scopertamente letterari e abusati- collocati con disinvoltura senza preavviso e senza apparente necessità.
Il riferimento storico più immediato, per alcune di queste caratteristiche, non è tanto rintracciabile nella poesia italiana quanto nella poesia metafisica inglese, in Anatomia del mondo di J.Donne, ad esempio.
In quel capolavoro di poesia ‘ di pensiero’ la posizione della storia individuale veniva radicata in un costante rispecchiamento tra micro e macrocosmo, coinvolgendo nella sorte di una perdita e di un lutto, la più universale perdita di punti di riferimento, psicologici e cognitivi.
Solo che nella poesia novecentesca della Rosselli il pensiero si contrae, i passaggi delle equivalenze vengono saltati: è assorbito tutto dal simbolo.
Poesia di pensiero che organizza logicamente simboli mimetizzati nell’andamento ordinario del discorso. Qualsiasi oggetto può caricarsi di valore simbolico grazie alla sua collocazione nella trama di simmetrie e opposizioni del testo. Questa sovranità della nominazione è atto giudicante e ricostruzione di precarie configurazioni di senso.
In un intervista-video degli anni ’80, la Rosselli dichiarò che ogni poesia era un problema da risolvere. La soluzione poteva essere anche contraddetta dal testo successivo (a differenza della prosa e della sua coerenza). Quindi porre un problema in poesia significava per lei assumere la contraddizione come elemento costitutivo del pensare-dire.
La struttura profonda di questa poesia si rivela poi ‘sonora-musicale’: è il piano fonosimbolico ad organizzare simmetrie e movimenti che saranno poi percepiti dal pensiero. La struttura ‘musicale’ dispone l’argomentazione del pensiero: questo potrebbe essere il limite estremo, l’asindoto mai raggiunto. La struttura musicale è il luogo più naturale della mimetizzazione. Evidenziate le ripetizioni, le simmetrie, le corrispondenze e le inversioni di alcuni fonemi si ha come spianata la strada all’interpretazione del testo.
Le relazioni tra i fonemi comunicano direttamente con il piano semantico, lasciando a quello sintattico solo la funzione del nascondere, del mimetizzare. Questa priorità del suono (che è priorità logica ma anche generativa, germinale, della cellula ) è ciò che conferma l’interesse così preminente e attivo per la musica sperimentale a lei contemporanea. Ed è la ragione per cui la musica è al fondo dell’argomentazione , della particolare ‘argomentazione’ poetica.
Ma anche: rintracciate le parole-chiave che strutturano la pseudo-ordinarietà del discorso, è possibile individuare la rete dei fonemi.
I due movimenti vanno insieme.
Tutto ciò sta a significare che la superficie della vita è già intessuta di significati profondi: la nominazione poetica non fa che portare alla luce questo nesso. Non si aggiunge ad una precedente nominazione: non è lo scarto lirico, l’effusione lirica, la variazione retorica del noto, ma è atto di conoscenza essa stessa che va ad installarsi come mondo autonomo e completo di senso, come pragmatica, relazione speciale con il mondo.
E più sembra esserci qualcuno dall’altra parte, dalla parte del ‘tu’ a cui la parola si riferisce, più questo ‘tu’ perde i contorni possibili, reali, noti: è la situazione deittica a cui tende questa sorta di uscita pragmatica dal circolo chiuso della poesia di pensiero e del suo essenzialismo.
E come la sintassi aveva la funzione di nascondere/far funzionare la relazione tra suono e significato, addomesticandone la forza, così la situazione deittica tende a nascondere/far perpetuare la solitudine del pensiero con se stesso e con i propri fantasmi.
Appendice 1
Tavola di lavoro n.1
Analisi semantica a partire da parole-chiave.
Quanti campi che come spugna vorrebbero
arricchire il tuo passato, anche il
tuo presente soffocato.
Quante viuzze del tutto pittoresche
che tu vorresti tramutare in significato
[[dell'essenza di questa tua sofferenza.]]
Ma geme nell'essenza della tua sofferenza
un desiderio di sonno o di carne. Oh
come i merli tacciono! Hanno confuso
la tua idea della pace con il tramonto
che offrì ai tuoi occhi penduli solo
un sofisticato sequestro della tua brama
d'essere solo, e te stesso.
Struttura della contraddizione, ossimorica.
Campi-spugna : arricchire e soffocare (passato e presente)
un desiderio di sonno o di carne
Struttura dell’opposizione esplicita: pittoresche e significato
Idea della pace con il tramonto
Campi (i legami) e merli (il canto)
Tema centrale d’indagine: l’essenza di questa tua sofferenza
Sviluppo: Ma geme nell’essenza
l’opposizione esplicita: tra morte e vita, tra futile e significativo, apparente e reale, esteriore e interiore, tra passato che assorbe e presente che soffoca.
Scioglimento e soluzione: La struttura della contraddizione è solo il risultato della confusione tra tua idea di pace (vita) e tramonto (morte) (sequestro: sofisticato e cerebrale).
Emerge la brama di essere solo e te stesso
Area del significato
L’essenza della tua sofferenza è nell’essere prigioniero (sequestrato, soffocato) di un tentativo inutile di tramutare in ricchezza e in significato una contraddizione esplicita tra il desiderio di morire e il desiderio di vivere. L’essenza della tua sofferenza è nella confusione, operata dal pensiero che ha legato questa situazione concreta ad un desiderio di autenticità non riconosciuto.
Tavola di lavoro n.2
Elementi della struttura formale
Quanti campi che come spugna vorrebbero
arricchire il tuo passato, anche il
tuo presente soffocato.
Quante viuzze del tutto pittoresche
che tu vorresti tramutare in significato
dell'essenza di questa tua sofferenza.
Ma geme nell'essenza della tua sofferenza
un desiderio di sonno o di carne. Oh
come i merli tacciono! Hanno confuso
la tua idea della pace con il tramonto
che offrì ai tuoi occhi penduli solo
un sofisticato sequestro della tua brama
d'essere solo, e te stesso.
Analisi formale
Il testo è diviso in due parti : 5 versi che preparano il verso centrale , 6 versi che sviluppano il tema e la chiusa che raddoppia il centrale.
Prima parte.
Struttura iterativa e anaforica dell’argometazione..
Seconda parte
Struttura avversativa dell’argomentazione
Struttura iterativa della sillaba so (solo, sofferenza, sonno), presenza del se (sé) (sequestro).
Appendice II
Tavolo di lavoro n.3
Elementi di analisi semantica
C’è come un dolore nella stanza, ed
è superato in parte: ma vince il peso
degli oggetti, il loro significare
peso e perdita.
C’è come un rosso nell’albero, ma è
l’arancione della base della lampada
comprata in luoghi che non voglio ricordare
perché anch’essi pesano.
Come nulla posso sapere della tua fame
precise nel volere
sono le stilizzate fontane
può ben situarsi un rovescio d’un destino
di uomini separati per obliquo rumore.
Strofe organizzate in modo anaforico.
Nell’ultima strofa c’è un’inversione che prepara il ‘rovescio’: verso cerniera (come nulla e sapere)
Si chiude il cerchio tra l’incipit ‘dolore’ e la rima con ‘rumore’.
Il peso (dolore) degli oggetti e del colore, il peso del suono: il rumore.
La fame è generica e caotica, il getto delle fontane è preciso, è volontà : stilizzate.
Il rumore è obliquo, non diritto: il dolore è obliquo, non diretto
Non diretto come la precisione del volere delle fontane (vita e arte: stilizzate)
Il cambiamento potrà essere un rovesciamento di un destino: la separazione potrà essere superata, superando il carattere non diretto del dolore.
Il senso.
Il rilevamento del significato del testo, momento sintetico e conclusivo, non ne esaurisce il senso.
Non solo perché il senso si costituisce di volta in volta in relazione alla latenza del lettore (mentre in qualche modo il significato resta più accosto al testo), ma perché il potere proprio di questa poesia si manifesta dopo, per così dire, averne compreso il significato.
E dopo tale comprensione ciò che resta può anche profilarsi come un falso movimento all’esterno: la poesia non ci parla di una diagnosi dell’altrui difficoltà ad uscir fuori dalla propria prigione ma della propria difficoltà. Di conseguenza la mancanza di direzione netta e precisa (della comunicazione, del sentire, dell’esserci, significato generale di entrambe i testi) riguarda il chi dice.
CORSO DI POESIA INTEGRATA
Biagio Cepollaro
www.cepollaro.it\corso\Corso di poesia integrata.htm
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Corsi settimanali per piccoli gruppi il venerdì
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