Biagio Cepollaro
Facendo il punto al N.20 di Poesia da fare
Colgo l’occasione per ringraziare coloro che hanno apprezzato e usufruito di questa iniziativa che ha inteso restituire sin dall’inizio alle parole della poesia la priorità sui discorsi sulla poesia.
Questo primato del testo, spesso invocato in passato, in questi anni, anche grazie alle tecnologie telematiche, si è potuto concretizzare: ricordo la difficoltà di circolazione delle riviste di poesia, lo scoglio pressoché insuperabile della distribuzione e la quasi indifferenza delle librerie, ricordo soprattutto i discorsi che venivano fatti a sostegno o contro un certo tipo di poesia senza poter spesso materialmente basare le proprie affermazioni sulla lettura dei testi, introvabili , appunto…
Vi sono state in passato polemiche tra testate giornalistiche in assenza quasi totale dei testi su cui si polemizzava oppure basate su qualche verso di un antologista o addirittura sulla prefazione dell’antologista…
Quando nel 2003 ho cominciato a creare strumenti in rete, e le e-dizioni dal 2004 di Poesia Italiana E-book, avevo intenzione di cominciare a lasciare alle spalle queste situazioni: slegando il testo poetico dall’esclusività del supporto cartaceo, mi rendo conto ora cominciavo a lasciare molto altro alle spalle: l’esclusivismo autoreferenziale di ruoli novecenteschi come il critico , l’antologista, l’editore, il distributore, il libraio e anche le relative logiche…
In questi quattro anni si sono moltiplicate le iniziative in rete anche di grande qualità rendendo sempre più essenziale il ricrearsi, negli attuali contesti, di una funzione della critica, le cui caratteristiche si vanno con lentezza definendo.
Ritengo che si potranno formare nuove -e potranno continuare- tradizioni di lettura (come suggerisce Giorgio Mascitelli) proprio attraverso questo passaggio. La critica, come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, credo sia una forma di narrazione, un genere letterario, destinati a perdere in verticalità e a guadagnare invece in orizzontalità, secondo i modi dell’oralità secondaria preconizzata da Walter Ong.
Questa moltiplicazione dei testi può disorientare ma la rete inizia ad offrire strumenti per diminuire l’effetto di spaesamento: gli aggregatori di blog specifici cominciano ad essere dei selettori di fatto e a contribuire in questa funzione di orientamento. Ma devo dire che è preferibile questa difficoltà ad orientarsi alla necessità di fruire soltanto ed unicamente di prodotti decisi da poche strategie editoriali, magari dal gusto, più o meno discutibile, più o meno non troppo condizionato, di pochi o pochissimi antologisti....
E’ quanto appunto registrava ed intuiva sul Corriere della sera Paolo di Stefano il 5 agosto 2006 quando raccomandava ‘Bisogna darsi da fare, selezionare e selezionare’…
Rispetto a quattro anni fa ritengo sia questo soprattutto ora il lavoro da fare: un lavoro di selezione, e concentrazione, di rallentamento e di consistenza. In una parola: di vero dialogo.
Biagio Cepollaro




