Biagio Cepollaro
Polonio dentro Amleto
L’espediente della messa in scena del delitto che ossessiona Amleto è un vero e proprio dispositivo di risonanza: si tratta , attraverso la scena rappresentata dagli attori, di raggiungere le stesse frequenze presenti nel re, obbligandolo a reagire, a dare segni, a confessare, col suo comportamento scomposto, la sua colpevolezza. In generale questo dispositivo di risonanza è la macchina teatrale, come indica l’Autore stesso, che una volta attivata agisce sullo spettatore e rivela, mette in luce, smaschera, produce effetti di realtà col semplice fatto di rappresentare, rendere visibile.
Un gioco di specchi che ci permette di avvertire come sgradevole o gradevole ciò che, preesistendo in noi, ci sta ora di fronte.
La forza della vibrazione in risonanza può nella realtà fisica far crollare un ponte, in tutte le altre condizioni assolutamente stabile.
Ne ‘Il dramma barocco tedesco’ Benjamin, riprendendo un’idea di Novalis a proposito della potenza della connessione tra commedia e dramma, apprezza Shakespeare perché nel personaggio di Polonio vi sarebbe la figura del buffone demoniaco, l’intrigante ragionatore che diventa caricaturale.. L’esatto contrario del dramma greco: in Shakespeare la poesia si alterna all’antipoesia, l’armonia alla disarmonia, il comune all’eletto, il reale all’invenzione…
Il ‘rimpicciolimento’ imposto dalla commedia rende a questo punto l’eroe più complesso, più ricco di polarità, meno monolitico e monocorde.
Se le cose stanno così Polonio rientra nel gioco degli specchi e delle risonanze, almeno quanto il re.
Non si tratterebbe allora di ‘alternanza’ tra polarità ma di vera e propria compresenza, di tensione non risolta ma mirabilmente espressa.
Solo che a dover fare i conti con la parte di buffone demoniaco deve essere il polo opposto, il Principe.
E di fatto questo riconoscimento è già avvenuto quando Amleto ammette la radicale imperfezione della sua vita ‘passabilmente onesta’ ma in potenza moralmente mostruosa, nel corso del suo discorso con Ofelia dopo il celebre monologo della scena I, atto III..
E per questo non basta ammazzare Polonio nascosto dietro la tenda fingendo di crederlo un topo, e rimproverandogli poi la delusione per la propria idealizzazione. Il cadavere di Polonio trascinato e nascosto da Amleto sembra quasi denunciare un’appartenenza…
L’assurdità di questo delitto rende molto difficile il suo racconto al pubblico, rende soprattutto imbarazzante per il re dare qualche spiegazione, rende impossibile una sua razionalizzazione e potrà essere dicibile solo in forza dell’autorità. Ma intanto il topo risonante, il topo specchiato è ancora lì come una polarità nascosta, latente, seppellita nell’oscurità della coscienza o nelle sue idealizzazioni.
Biagio Cepollaro




