Marco Giovenale
da slow-forward.splinder.com
Il tempo conta
Da vari commenti ovunque in rete, ma - si può dire - in generale da quella forma di vertiginosa "accelerazione della mappatura dell'esistente" che la rete rappresenta ed è in sé come modello prima ancora che come luogo, sembra di vedere (senza specchio e senza enigma) una fortissima violenza, una competizione tra autori aspra e talvolta demenziale, e insomma la rappresentazione di battaglie che non sono affatto piccole o sottovalutabili, perché sono anche interiori, e riguardano il pensiero e le emozioni delle persone, dunque la loro vita.
Spesso ci si domanda come possano dimostrarsi tanto gravi i dissidi e le fratture che intervengono tra individui o tra correnti di scrittura, quando a entrare in gioco sia appena il lavoro poetico. Forse fra tanti motivi spicca il fatto che è proprio il lavoro poetico a trovarsi più profondamente a contatto con il derma dell'ego, con lo scatto e scintillio sensibile e vulnerabile di ciò che profondamente siamo.
Constatazione aggiunta: tanto più la ricerca poetica cresce, tanto più le strutture formali si fanno solide in un autore che va trovando sue strade e generando testi in grado di esibire senza costruzione o artificio una necessità (che diventa condivisa), tanto meno questo autore è coinvolto dalla tentazione del narcisismo. Ossia (tendenzialmente) non emette ego. Nemmeno mascherato. (È molto più interessato e preso dalle opere).
[ma poi in fondo: forse agiva precisamente così già da prima: da sempre. forse non ha mai pensato il proprio lavoro come qualcosa di disgiungibile da alcuni sodali, fratelli maggiori, minori, maestri: perché questa comunità, realizzabile e realizzata solo fuori dal dilettantismo, fuori dal chiasso e dalle soluzioni sbrigative, confusionarie, è in fondo quel che si chiama da sempre letteratura, scrittura, comunità e dialogo fra arti. e si dà in tempi e luoghi che possono non essere quelli di una - appunto - grottesca mappatura 1:1 di un esistente, di un paesaggio di edizioni e opere e pagine e materiale che non è affatto tutto letteratura, tutto "testo compiuto", tutto "colpo riuscito"].
Il momento in cui la voce di un autore è o si avvicina a essere sé, e si compie e cristallizza senza isterilirsi, così diventando riconoscibile e sua e dunque di tutti, è proprio il momento in cui lui non è più interessato a immetterla in qualcosa come una corsia agonale, un ring, una competizione a ostacoli, un teatro di guerra, un "conflitto" (con o senza fuoco egotico).
Recentemente qualcosa si sta facendo più chiaro. Stanno iniziando a essere visibili le stature di alcuni "nuovi" autori. Le virgolette sono d'obbligo: da quasi vent'anni esordiscono e sono "giovani autori". (Di loro si parla diffusamente - dal 2003 - in questa pagina web).
E insomma può essere definita, inquadrata, la ricerca di molti che - per niente isolati - studiano ed espongono gli esiti dello studio; attendono ed espongono quanto realizzato nell'attesa; negano le meccaniche di accelerazione dello spettacolo, e il pettegolezzo fintamente critico, o la polemica spicciola. Si sottraggono o tentano di sottrarsi - perfino con un silenzio mal interpretabile - alle semplificazioni. E offrono semmai i risultati dei versi o dei saggi o delle narrazioni alla lettura, al possesso di tutti. Ne fanno oggetti di tutti. (Che saranno, come accade, disprezzati o meno, amati o meno, anche invidiati, o sopravvalutati: è umano che succeda).
In tutto questo, e nel consolidarsi o dissolversi effettivo di valori e di nomi - come è sempre stato in passato - giocheranno un ruolo inevitabilmente dirimente due fattori: il tempo (nonostante le ideologie di accelerazione proprie della rete) e la filologia. Ossia: gli anni e l'amore e lettura critica dei testi. Non l'informazione pura, non la cronaca, non la "fedeltà" di riproduzione (di quale 'quadro generale'? come attingibile? quanto sensato?).
Marco Giovenale