E’ on line il Numero Tre, settembre 2005
di Poesia da fare, rivista mensile in pdf
www.cepollaro.it/poesiaitaliana/rivista/pf003.pdf
Sommario
Editoriale
Testi
Gherardo Bortolotti da Tracce
Alessandro Broggi da Economie vicarie
Letture
Su Linee di Florinda Fusco (B.C.)
Immagine
Muro,2
Dall’Editoriale
Ci sarà qualcuno, forse in una notte insonne, o al contrario, in un’ilare mattinata d’estate, che avrà voglia di parole nuove. Quel qualcuno avrà lasciato alle spalle molte complicità e avrà cominciato a guardare in faccia alla sua paura di essere nessuno... Allora con un piede fuori da questa paura e da queste complicità, comincerà a leggere. Leggere avrà la consistenza di un’azione e la poesia avrà realizzato il suo corpo nascosto, la sua praticità. Come alzando la testa senza aver bisogno di andare impettiti.
Biagio Cepollaro
Da Su Linee di Florinda Fusco
Poesia Italiana E-book, (versione integrale), 2005
Linea è verso ma anche costruzione minimale geometrica. Il verso si costruisce come una linea. Mattoni di una costruzione ricorsiva, dove si distinguono gli elementi principali da quelli secondari. Linee anche per orizzontalità. La gerarchia e la costruzione logica, l’ipotassi sono sospese a vantaggio di una paratassi estrema compensata dall’iterazione. Ogni movimento paratattico tende qui per sua natura al caos e all’assenza di limite. L’iterazione compensa per semplice virtù della ripetizione: è la speranza che dai sensi esasperati nasca illuminazione . E’ Rimbaud, all’origine. All’origine in senso forte. E illuminazione si cerca in questa poesia estrema dove il corpo viene usato come trampolino di lancio per un’esperienza che di corporeo non ha più nulla. Linee per poter ricomporre come in un meccano. Ricomposizione dei frammenti e delle autosufficienze. Questo tipo di ricomposizione produce un senso orizzontale e assolutamente imprevisto. La realtà smontata nei suoi dettagli minimali comunica attraverso i suoi frammenti, Autonomia dei frammenti e impossibilità del discorso: questa è la tensione conoscitiva estrema. Il corsivo come un discorso parallelo anch’esso frammentario ma come voce marcata che stuzzica, che sfida il corpo normale del testo a reagire. Costruire un piano diverso di lettura laddove in ogni caso il senso convenzionale è sospeso. (…)
Biagio Cepollaro




