Nevio Gàmbula
Gli stracci laceri sul ventre
Cantica diabolica, luxuriosa, amatoria, obscaena, turpia
1.
Adesso lo dico: ti devo amare, adesso, schiudere
per te le mie labbra – logore le mie labbra – e posso
dirlo anche così: mia lingua su tua – furioso cumulo
di lingue – e devo assaggiarti, ora, in prova di fuoco,
mischiare la mia saliva alla tua nell’incrocio esatto,
ingoiarti, devo sputarti dentro di me, è questa, ormai,
la mia difficoltà: scappare da dove mi sono rintanata
– questo luogo interiore – devo uscire da me stessa,
sono costretta ad uscire. Ecco, sono pronta, vedi?
Preparo la danza
Adesso ti dico: questa sera la mia danza. Con le dovute
formalità. Oh, possente mio sovrano. Il fuoco brucia
se metto la mano sul fuoco, ma se lo dico soltanto
allora il mio corpo non può essere bruciato. Un nome
è un nome, non può venir distrutto. Ma un corpo,
io sono un corpo con qualche idea: in questo modo,
appunto, questa sera io ti accoglierò, col mio corpo
nudo. Non basta dirlo. Ci vuole l’incontro. Mi apro.
Il mio viso una maschera ferita, ma sono pronta.
Preparo la danza
Adesso potrei dire: a me piace vivere libera – libera.
Signora di tutte le cose e ogni cosa diventa musica.
Soggetta soltanto a me stessa. Ma mi tocca dire:
sono serva di tutte le cose – oppure: la storia
mi dispone, insieme alle cose, al tuo comando,
e considera dunque quanto segue: la mia libertà
deve passare dal tuo corpo – dal tuo corpo la mia
libertà. Tanto vale bruciare i tempi. Tanto vale
bruciare. E da questa bocca scorra sangue.
Preparo la danza
2.
Dunque la voce: giungi, giungi qui, dentro di me,
questa piccola ragazzina si concede con ardore,
tutto il mondo diventa un'unica stanza, una stanza
che brucia, e il tuo corpo mi fa gola, stasera – un atto
esemplare, e ti voglio sfogliare una volta per tutte,
decisa a prenderti tra le braccia, avida di piacere –
tra le mie braccia, ti sto aspettando, vieni, ti offro
la gioia che può venire dal mio corpo, e il mio corpo
ha sedici anni appena, vieni, ti sfido a gara su letto.
Tra queste rovine la danza
Più forte la voce: dalle piazze alla mia capitolazione.
Sono scivolata nell'intimo della lamentazione, entrata
in un'ombra d'incanto. Io vaga, nebbia, illusione,
fruscio, fruscio di sillabe, io nient'altro che giuoco
d'invenzione, melodia, melodia soave, leggera,
puro suono remoto, di seduzione, io arido deserto
di lingua, cristallizzazione di nulla, o canto salvifico,
qualcosa di sogno, un istante, intimo, o un tempo
interiore, io solo sentimento, oh sì: oscillazione.
Tra queste rovine la danza
Urlata la voce: esisto di carne, di sangue, corpo
che pulsa, corpo che pulsa con cervello e mani
e tutto il resto, io viva insomma, vera, e viva oltre
la pagina, vera in brutta copia, certo, franta
rotta disarmonica impura, io disordinata,
vedo me stessa dispersa nella storia recente,
nel cosa succede è nella prassi ch'io son viva,
dove devo procedere, e procedo, salto la corda
che mi taglia la strada – con il mio corpo: sfatto.
Tra queste rovine la danza
3.
Bacio. Voglio
un bacio. Un impasto
di saliva. Un bacio
come un orizzonte. Una
frontiera da passare. Lo
voglio adesso. E
spesso. Qui. Dentro
questo silenzio
denso. Un bacio
La danza
Saziami. Brilla
puoi farlo. Con la mano
sai bene come. La
mano verso lascia che
porta luce. Cresce
un grumo che trema
delicato. Lingua
ancora sempre
muovi. Io rido
La danza
E altre cose
ancora. Fammi
tu certo tutto. Arco
si può dire
lancia. O la mia
forma le parti
attiva. E questo
bacio, un altro
esatto. Fammi
La danza
4.
La cecità posso dire: ci siete e non vi vedo. Che cosa mi propongo
di dirvi è: di una danza, della mia danza segreta, di un congegno
di morte. La cosa vuol dire ciò: mischiarsi, per vivere, con le cose
scendere a patti, e devo, senza desiderio, concedermi, devo andare
a nozze, sposarmi. Sto per essere annientata nel matrimonio.
Domani, e per un istante che durerà tutta la vita, mi strofinerò
al tuo ventre, perché così vuole l'usanza. Ho dentro il vortice
impetuoso del tempo: che mi costringe a muovermi, col ventre.
Non la quiete. Non la pace in armonia. Ma il moto affannoso.
La mia danza del ventre
Non vedo ma se dico: è l'onda che mi trascina e svariate ragioni
e questa guarda è la tua fotografia guarda la tua immagine
su questo foglio di carta e guarda come la poggio sul grembo,
con la faccia guarda la faccia rivolta al pube, e non voltare
la testa, resta su di me, resta, e guarda come mi cullo, e canto
e mi cullo, mi dimeno con le anche, guarda come muovo
le anche e la tua foto, che ritmo, la tua fotografia sul grembo,
soltanto il piacere mi dà il ritmo, ascolta il ritmo, la vibrazione,
sento vibrare dentro una danza, ecco, ora la mia danza segreta.
La mia danza del ventre
Descrivo l'aroma del buio: devo sposarti, come una citazione,
per mutare il contesto. Le circostanze – sono costretta. E qui,
improvvisamente, mi dico: che siano nozze di sangue, scure.
Un colpo. Soltanto un colpo. Un coltello bene affilato. Devo
sposarmi. Nozze. Devo andare a nozze. Questa la mia crisi.
Stai calma, mi dico, calma, calma mi dico, molto calma.
Oh questa bambina appena sedici anni trascinata all'altare.
Così stanno le cose: e allora mi provo le mie nozze, vado.
Nel bel mezzo di un massacro. Oh, devo farmi riempire.
La mia danza del ventre
5.
Così. Come stanno. Le cose. Stanno.
E vanno. Mosse. Si muovono. Spirali.
Altrimenti cedono. Vale a dire:
basta. Rompo la tregua (finalmente).
E cominci la disputa. Questa sera
Mi svelerò. Col bacio. Vado a braccio.
Un bacio d'orrore. Balza, o mio bacio.
Di bocca in bocca. Furtivo. E attira.
Con un pretesto. Uno qualsiasi. Brucio.
Dalle mie braccia la danza di guerra
Tra le mie braccia ti spremo ruggente
se ti spruzzo la trama la crudele
mossa, io clamore di fuoco, e brucio,
ardo e fremo nel caos delle vere
nozze, fatali, in coito di cappio,
oh stronza danza, acerba, tu lurida
ed io tumefatta in labbra umide,
a scatti di voglia m'infilo nel ventre
e fletto il tronco mi schianto lo squarcio.
Dalle mie braccia la danza di guerra
Oh specchio oh specchio delle mie brame
dimmi sono sempre io la più bella
del reame? dentro ho dentro un incendio
è il mio grembo che si sta preparando
poi vai, pensiero, diventa messaggio,
trappola, diventa oltraggio: voglio
come zattera percossa fondermi
abbandonarmi al tuo corpo voglio
il tuo corpo oh riva tenera calda.
Dalle mie braccia la danza di guerra
Gli stracci laceri sul ventre
Nevio Gàmbula




