Alessandro Broggi
da: ‘Quaderni aperti’
ABITUDINE ZERO
I.
Saremmo usciti dalla capanna. Dipendeva dai suoi accenni, il linguaggio del corpo arriva presto, malgrado la ragazza amasse una vita idealmente intesa (e quel suo profumo inglese raggiunse la zona alberata). Come una scena che non avesse importanza, la quale però cominciava con la presenza reciproca di tutti: un’epoca intera di occhiate - niente idee se non negli sguardi.
II.
La prima notte posso darmi ai sottintesi, affascinanti e cortesi fino alla soddisfazione perfetta, quello che voglio sono soltanto le curiosità, purché ridotte ai loro dettagli. Purché desiderabili.
III.
Dimmi un po’: la pioggia. Giriamo, sotto gli ombrelli - anziché tornare alla capanna dai compagni (dato che questo è l’ultimo dei miei scopi). Giriamo sotto gli ombrelli, interroghiamo le pause impagabili del volto.
ECCETERA
I.
[...] la fantasia di una donna insieme a un uomo: la feli-cità sembra anche realizzabile. Se ancora c’entra per qualcosa. La rotondità reale di un corpo. Marzia, i suoi consigli non lasciano margini. Il suo sollievo. È un complimento. Ciò che richiede complicità: è naturale. È stato un desiderio del professore cenare con lei, questo le ha fatto piacere, non l’ha nascosto.
II.
Il cancello è aperto da qualche parte; alle finestre è bu-io, scuro - come torba. Lui esce. C’è vento, bisognava presupporlo, quella frase (“Può baciarmi”)...
LA FOTO
I.
Adesso ho i tempi dell’insonnia. Ho fatto delle proposte (molto tempo che non la facevo più ridere - come vuole lei). “Senti, io sono a Bologna, me la mandi con il piccione viaggiatore, lo scambio è identico”. Le piace il silenzio, per un po’.
Il piacere si estende. Detto di passaggio: mi crede pacato. Un esempio fra tanti: “... mi puoi vedere quando vuoi”. Se ne andava, disse, e prese una valigia a suo modo. Si è negata a qualsiasi torto.
II.
Sai, a volte, ho fatto ritardo. Lei no. Per un periodo, per-ciò sono qui. Non le ricordo nessuno. In una scorta di esperienze, una foto poco contrastata. Ha saputo pia-cermi; più il resto. Stasera se è necessario mi sembra di capire cosa devo metterci.
“C’era una volta”.
MEMORANDUM
I.
Un giorno che per disporti meglio trasportavamo la barca all’altro lago, più ore d’amore di quante possano essere ri-pagate, cosa suscitano. Questo non passava. Uno che ci stava fino a prendermi di continuo alla sprovvista (le mie unghie troppo lunghe... “adatte per il sesso”). Molte cose in comune? Quantomeno da scommettere in una fase avanzata. Un po’ di entusiasmo umano - noi con ciò che avevamo.
II.
Suppormi abituata a improvvisare seduceva, è semplice
(fascicolo 2)
Il meglio
I
Capita questo. Milena non sembra un’ospite; soprattutto questo mi colpisce, un senso comune, pensavo, mi sentirò tra amici. Non se ne può fare a meno. Penso, vede ciò che succede. Una festa giunge a compimento.
II
Si è parlato un momento (lei, come un accorgimento, si toglie il cappello attillato) (i riccioli suasivi), non siamo più votati alla sublime freddezza, non è vero? Me lo chie-do io stesso; penso, io e Milena.
Qualche notizia
I
Continua; indiscriminato, idem. E fa un bene! Lei aveva detto: “Proprio”.
II
Riferisca che l’amore ecc. ora è noto. Milena. Sento la porta schiudersi. Altra conseguenza: ssst. Ssst.
III
Sapendo come vivere. Le luci si abbassano in casa, notte. A torto o a ragione. Comunque, come viene.
(fascicolo 3)
DIRITTURA
I.
Niente vie secondarie, le case danno sulla strada. Non nevica ancora, volentieri un’altra volta. E allora. Lo fa. “Posso entrare”; temperatura ambiente. Un autobus si solleva verso l’alto e Terzi è piombato in uno stato di taciturna sonnolenza (successo domestico). M. è malata. Le quattro e cinque. L’azione prosegue. Si distinguono due figure - Paolo, tutt’altro che sensibile alla nevicata, e la vecchia dedita al suo spettacolo preferito, il gioco dei bimbi lungo il terrapieno sul retro. Sembra che i prati bianchi e lisci non abbiano una storia, e verrebbe quasi da chiedersi se sono gelati anche gli annaffiatoi automatici che girano su se stessi nei giardini d’estate. Ma quando sarebbe rientrato Manale? Un’ora dopo, Paolo va via. Con la moto di Terzi.
II.
Dopo le sei, a quest’ultimo aumenta il buon umore. M. riflette; sta crescendo il suo interesse nei confronti di Terzi; come se. Poiché intuisce che il suo interlocutore parla chiaro e Manale non tornerà, neppure alla fine. M. è guarita.
VADEMECUM
I.
Per un’attività più personale ha invitato lei (e chi era?). L’aggettivo usato a suo riguardo è: mitomane. Tutto a colori. “Per me è importante”, avrebbe detto lui, “una preferenza di lungo corso”. Lei si mette a sedere, beve una sorsata di succo di pompelmo e dice: “Ho già creato una situazione”. Atto secondo. Vogliono essere sempre lucidi, nonostante la cortesia quasi esagerata danno un’impressione di assoluta sicurezza, sanno par-lare e conversare; lui adempie ai suoi obblighi, lei fa altrettanto con i propri, in un contesto spigliato. Siamo all’atto terzo. Entrano in un’altra stanza, per motivi che andrebbero approfonditi; ne risulta una pausa.
II.
Ancora episodi eclatanti, da tenere in considerazione (atto quarto). Lei gioca di fantasia, “Importa” dice lui - provano anche piacere (atto quinto). Si rivestono.
IL TEMPO CONDIVISO
I.
Non sa che importanza vorrà dargli, perché è un passatempo. Mancano cinque o dieci minuti, in fondo meno. L. lo guarda tranquillamente in faccia; come viatico; importante valore ag-giunto: (lei pure) esce di scena. Ha distinto i potenziali pro-blemi - “Quando arrivano, arrivano per entrambi, te lo garanti-sco”. Lui (ridendo): “È che sono dell’idea”.
II.
Dunque partono insieme. Il momento in cui le loro motiva-zioni corrispondono è molto importante; dopo tre giorni di pa-role chiave, la risposta sì permette l’amore. Un apprezzamento senza vincoli, restano intesi, molto, ma infine non tutto.
III.
Si tratta di una vacanza. I due si rendono le cose facili - “Per quanto, compiaciute”. Poi cos’è successo, gli ultimi giorni, per ragioni diverse L. mostra un sorriso stanco, (tale reazione è un suo modo di esprimersi) la loro è stata una relazione.
IPOTESI
I.
I caroselli girano, e noi continuiamo a vedere immagini che non conosciamo ma che cominciamo a riconoscere, a forza di ripetizioni. Se un sentiero battuto passa attraverso una pozza di fango, procedi attraverso il fango: camminare intorno ai bordi aumenterebbe le dimensioni della pozza. Scelgo una donna. La prima volta che la noto, non ha nulla da aggiun-gere. Il tempo passa.
II.
Non è poi così difficile ripetere le cose. A. fa sul serio quello che dice e quello che fa, finge di scherzare e vive la sua vita (a sentire lei indifferentemente), e ci riesce al cento per cen-to. Scambiamo i saluti, nient’altro.
III.
Lucidamente aver continuato. Esterno giorno. La trovo che passeggia… lei piace, succede: sa cosa penso. La sua posizio-ne non ha scopi immediati, altrimenti un’esperienza. Un’ipo-tesi. (Nel frattempo ha continuato a camminare…)
da: ‘Quaderni aperti’
Alessandro Broggi