Biagio Cepollaro
Attività scultorea
Modellare
Il termine ‘modellare’, riferito alla ‘materia’, non rende bene l’idea, per quel poco che ne possa sapere per esperienza. Vi è un senso di potenza, di supremazia, di prevaricazione, e vi è anche un suggerimento di entelechìa, di imposizione del costrutto razionale e finalistico sull’inerte, magari supposto già dato, che non mi è capitato di riscontrare. Ciò che si chiama idea mi risulta piuttosto una battuta più o meno indovinata offerta in risposta ad uno ‘stato delle cose’ che si viene configurando al limite dell’incomprensibile e dell’inaccettabile. Dunque ‘modellare’ qui vorrebbe dire: rendere accettabile, con un colpo di mano, l’incomprensibile e l’inaccettabile. Ad esempio, vi è un momento in cui il filo di zinco, di ferro, di ottone o di acciaio (metalli diversi il cui ‘comportamento’ è molto diverso) danno vita ad un groviglio che, con tutta la buona volontà, con tutto l’ottimismo di cui si è capaci, non può che essere un groviglio e basta: inaccettabile e incomprensibile. Quel punto di crisi, di rottura è anche il punto in cui, nel migliore dei casi, si andrà ad innestare la risposta che risolve. Ma tutto questo a partire dal casuale venirsi a configurare dello ‘stato delle cose’.
L’oggetto unico
Ad uno scrittore di qualità oggi consiglierei di impegnarsi in un’attività scultorea. La ragione sta nel fatto che la scultura, se non produce multipli deliberatamente, produce oggetti ‘unici’. Questa unicità, questa non moltiplicabilità dell’opera, questa permanenza e consistenza dell’oggetto accanto al suo autore (dove è possibile per le dimensioni e il tipo di lavorazione) restituiscono in positivo ciò che un libro lamenterebbe come negativo. Ogni libro, lo ripeto, ogni libro di qualità oggi è un libro d’arte. Ogni libro (nuovo, non un classico) di qualità non può che essere a tiratura limitata. L’appellativo di libro d’arte questa volta non si riferisce alla presenza di illustrazioni o al lusso della veste grafica, ma alla sua tendenziale equivalenza con l’unicità dell’opera scultorea. La scomparsa della Polis o della società, la scomparsa dello spazio pubblico, sembrano produrre queste intensificazioni del quotidiano in cui l’unicità dell’opera si sposa all’hic et nunc dell’autore.
Si potrebbe immaginare che l’effetto della pratica della scrittura in tali condizioni si diriga verso una maggiore responsabilità della parola: quando viene meno il sostegno della menzogna collettiva (buona parte delle compiante istituzioni dell’arte erano questo) mentire a se stessi può apparire improvvisamente come una perdita secca di tempo.
Animato/inanimato.
Da Pigmalione al feticismo, dalla manipolazione alla genuina meraviglia: tutta l’estensione di un gioco che è sia creazione che prigione, sia invenzione che coazione. Ma il ‘fare compagnia’ di un oggetto,il suo essere disciplinato nell’essere ‘soltanto un oggetto’, così come le parole ‘sono soltanto parole’, libera altro spazio, questa volta abitato. Desiderio cristallizzato, come il lavoro nella merce, eppure pronto a sciogliersi di nuovo, in apertura all’uso del giorno. Con l’oggetto come con qualsiasi evento, a contatto diretto con la sua elasticità. Nella vita può anche apparire che l’evolversi non sia altro che saggiare l’elasticità del proprio esserci, tra metallo e morbidezza, tra automatismi e creazione.
L’oggetto scultoreo è un intruso
Come una poesia, l’oggetto scultoreo sfugge in modo sfacciato al commento. Aspetto del paesaggio: lo si incontra, ci si imbatte. Si è liberi di fermarsi o proseguire. Un albero non è lo stesso albero se piantato in una strada o in un’altra, o in una foresta. Il paesaggio è forma che ci comprende in un punto preciso del tempo e dello spazio. E non ammette repliche. Noi siamo un di più e, insieme, il presupposto della sua esistenza. L’oggetto scultoreo grava, e questo peso di cosa è chiaramente sfuggente nel suo senso. Una parola avrebbe ancora la scusa di essere suono, un oggetto scultoreo no. E’ lì, cosa tra cose, eppure nessuno potrà ridurlo, senza ferire, ad una semplice cosa. Tra arredamento e paesaggio questo oggetto fa la parte dell’intruso: testimonia, con la sua sfacciataggine, l’intrusione di chi ‘vi ha messo le mani’, per farlo.
Attività scultorea
Biagio Cepollaro