Gherardo Bortolotti
Da: Canopo
una vita di opere 3
dopo cena, nel silenzio dell’assenza di una prospettiva, mentre trascorrono i primi minuti della digestione e, nello stomaco, tra le pieghe di adipe e gli strati di vestiario, sente la pesantezza del bolo venire corrosa, come una piramide perduta, nella furia dell’ennesima tempesta di sabbia, che corre sulla piana desertica smontando il vuoto che l’attraversa, si domanda, rivolto all’estraneità del muro che ha di fronte, in cui la sua tristezza legge i termini di un contratto con l’estinzione, organizzata secondo le volute dispersive dell’entropia e della consumazione della materia in calore, che completa l’incartamento della sua pratica presso il reale, se riuscirà , dopo l’attesa di un’occasione propizia, e del bando di un corso di formazione professionale, ad essere ammesso ad una vita di opere.
insieme per la vita 29
sediamo a tavola, servendoci dal piatto di portata, in questa domenica che ci vede riuniti, secondo una delle consuetudini che ci tengono insieme per la vita, per un pranzo di famiglia, al vertice di una piramide alimentare ciclopica in cui, come moloc deperibili, e prigionieri di una meccanica di necessità socioeconomiche tali per cui il nostro fabbisogno energetico quotidiano, che, in questo giorno speciale, viene aumentato dalla peculiarità della riunione, innesca la filiera di allevamenti, impianti chimici e stabilimenti di trattamento dei prodotti alimentari la cui distribuzione sul territorio, in ramificazioni di relazioni di proprietà e di transizioni, supera le nozioni geografiche del nostro piccolo, sovrapponendosi alla maglia usurata dei confini nazionali, ci eleviamo su milioni di carcasse di galline, vissute nelle strette cubature delle batterie industriali e decimate periodicamente, per l’avvicendarsi di epidemie endemiche.
la mia vita 14
seguendo la divergenza delle traiettorie paraboliche delle associazioni d’idee, delle parole e delle classi di percezioni, che spruzzano nello spazio sinestetico della mia coscienza, come il getto di una fonte appena sgorgata, mentre vengo, accolto tra le mucose irrigate della mia ragazza, scarico nel serbatoio del profilattico che indosso il fiotto spermatico in cui consiste, figuralmente, la metafora della mia potenza e perdo, lungo la curva di un contatto programmaticamente asintotico, la cognizione della coppia che concorro a formare e, come temporaneo piano di presenza, in cui alzare l’insegna della mia vita, assumo la terra brutale del piacere il cui astratto orizzonte, come la pietra molata di un cammeo, è solcato dalle striature di un sentimento di solitudine da cui riporto, come un monolite alieno, un gesto di amore.
la morte 18
nello spazio dell’estinzione, in cui la morte impone la propria iterazione ricorsiva che, come un virus programmato per la cancellazione di un file una volta cancellato un file, consuma l’orizzonte degli eventi in cui ci si trova proprio malgrado, ed in cui la geografia di ciò che esiste, secondo una proiezione dalla voluminosità del mondo alla piattezza del proprio sguardo, appare piana ed infinitamente percorribile, si partecipa a migrazioni continue tra le varie regioni dei significati della propria vita, cambiando, in funzione di un ciclo stagionale di ripensamenti, rimorsi, progetti e apparenti conquiste, la propria residenza nel grande paese dell’essere e attraversando le carovane di quelli che, allo stesso modo, vagano tra i termini della propria assenza, anteriore e posteriore, mentre la storia, come fa, li tace.
la vita dopo la morte 5
laddove si presentasse la necessità di una verifica anche solo di alcuni dei termini della propria esistenza e dissipazione, la telecamera del supermercato potrebbe fornire la lunga testimonianza delle azioni di chi, nell’innocenza professa della merce, visita gli scaffali e le corsie, isolando gli istanti nella vita dopo la morte di ogni singolo avvento, e raccogliendo il materiale grezzo per indagini statistiche sul comportamento di chi acquista, da cui derivare, secondo un doppio algoritmo di deduzioni, le strategie di marketing che rinforzano la posizione monopolista intrinseca di ogni agenzia commerciale e le linee di campagne di propaganda, con cui agire sulla psicologia delle folle, nei tempi in cui la graduale astrazione del quotidiano, come nella sonnolenza che precede l’incoscienza, distilla, dal cittadino e dai suoi umori, il consumatore.
vita, morte e miracoli 12
tra rappresentazioni di interni, che sembrano i diorami di una civiltà scomparsa, la cui tradizione di estensione del diritto, e della progressiva partecipazione al capitale, si è disfatta, per cristallizzarsi poi in queste ricostruzioni di appartamenti disertati e perfetti, seguono il percorso espositivo di un ikea, sotto le lampade in carta di riso ed i drappeggi di tende, tappeti e lenzuola, e scelgono, per arredare gli spazi che saranno testimoni di anni di vita, morte e miracoli, gli oggetti di un design il cui decoro, e la razionale distribuzione delle parti, apre l’orizzonte sereno e sinistro di una socialdemocrazia reale, in cui placare le ingiustizie nelle comodità del quotidiano, e la propria dimidiazione, per opera della meccanica dell’estrazione del plusvalore, nell’infinita perfettibilità del proprio salario.
insieme per la vita 23
in mezzo all’incrocio, sotto le decine di piani dei palazzi amministrativi, che si dispongono, secondo urbanistiche postmoderne, in questo quartiere decentrato, la cui costruzione, come la rinuncia di un bulimico all’ultima porzione, rispetta le proporzioni di una città ideale, e prolunga i viali alberati di una palingenesi sociale possibile, nella quale continuare a costruire insieme per la vita, osserviamo, in piedi, i cofani deformati delle macchine su cui viaggiavamo, che originano, dalla rovina del loro contatto, le due carrozzerie ad angolo retto attorno a cui siamo disposti, mentre le nostre ombre, in questa sera di inizio febbraio, si allungano sulle centinaia di frammenti di plastica, e di vernice, che una volta, nell’era precedente a questo incidente, completavano il design delle nostre automobili.
vita e verità 2
mentre ci si aggirerà amareggiati, tra gente che non si guarda alle spalle, ed i cui passi figliano dal nulla, completi, alla base del vuoto in cui sono stati, come se, davvero, non contassero lo scorrere dei giorni, le censure alla rai e l’incendio del medio-oriente, o la puntata a cui si partecipa, della fiction serale di tele capitalismo-avanzato, non avesse neppure limiti di trama, o di realismo da manuale, contro cui disfarsi, e terminare, william burroughs aspetterà in impermeabile l’ennesima intuizione di ciò che si dissocia, della dispersione schizofrenica dei sintagmi, sotto l’egida di gioia, fierezza e libertà , la cui deriva, simile allo sbocciare lentissimo di un soffione, ai vertici dei cui stami, alle cime delle fibre in vibrazione nell’aria del giardino, si trovano i punti distinti di una topologia di particolari irrilevanti, affascina più della vita e della verità .
la vita e le opere 8
bevi il tuo cappuccino e, mentre le piccole bolle della schiuma, che ricordano, ad alcuni, le calotte di città sottomarine, ancorate sul fondo oceanico in prossimità di una fossa abissale, viste nello sguardo diverso di un rilevatore di calore, o le cupole geodesiche di colonie terrestri su di un pianeta deserto, la cui distanza risulta inconcepibile per chi lo raggiunge, opache nel terreno brullo, contaminato dall’ossidazione del ferro e dalle scorie dell’evaporazione acquea, ed il cui riflesso, appena sopra la linea dell’orizzonte, certifica, almeno fino a quella distanza in parsec dal terzo pianeta del sole, la persistenza delle intenzioni di alcuni uomini, la cui vita e le cui opere non possono dimostrare se non la loro pervicacia, guardi, fuori dalla vetrina del bar, la successiva localizzazione dei passanti sul marciapiede, rispetto al palo della luce ed al cestino dei rifiuti.
la vita e le opere 22
sotto il tavolo, a cui ceni, tra le briciole del pane di ieri, mentre lo schermo televisivo, dall’angolo della cucina in legno massello, riporta l’immagine di carri armati, carichi di individui di cui non conosci le ragioni, ma che connotano, in una rapida filiazione sintagmatica di violenze, le logiche geostrategiche del torto, tra le rovine di ramallah, cisgiordania, estinte la vita e le opere, i tuoi piedi riposano accanto a quelli della tua compagna, il cui corpo incontri in intimità separate, discontinue frazioni, che le regole del vivere ti costringono ad accantonare, di un discorso che vi prende come argomento, ritenendo infondato ogni sospetto di differenza, inconciliabile, che separi, ancora prima del progetto di un incontro, le peculiarità biologiche delle strutture che vi tengono in vita e, solitamente, ve ne fanno godere
Gherardo Bortolotti