Il collaborazionista
Il collaborazionista spesso è una persona insicura più che disperata. Il disperato cerca di sopravvivere e basta, il collaborazionista non è soddisfatto di questo, vuole partecipare alla gestione di una fetta, anche piccola, di potere, anche se si tratta di un potere corrotto, nato dall’invasione dello straniero, anche se buffonesco e ampiamente ‘sputtanato’. Il collaborazionista funziona anche come rivelatore del marcio latente in un paese: vi sono periodi in cui questa latenza non è più necessaria e ciò che era un borbottìo diventa proposta di legge o decreto.
Né Abele né Caino.
A guardar bene i comportamenti che non ci piacciono, di altri o i nostri stessi, si radicano sempre in qualche buco, in qualche paura, in qualche fantasia ‘preventiva’ rivolti ad un mondo minaccioso che ci ha feriti o sta per farlo. E’ quasi meccanica la furia che si abbatte dopo che c’è stato tutto il tempo e la non consapevolezza per accumulare quel fastidioso senso di debolezza e impotenza di cui pochissimi sono disposti a parlare, anche a se stessi. Non è che mancano le ‘ragioni’ perché la furia sia scatenata: in questa continua lotta di micropoteri -all’interno anche della stessa persona- non si capisce più chi ha cominciato. Come in un racconto di Andrea Inglese: la storia di Caino e Abele risulta una manipolazione di Dio per lasciare che il mondo prenda la piega del male, mondo di caìni, mondo cane…Eppure se davvero le cose fossero così, come spiegare quelle oasi di benessere, di rivelazione nell’amore e nel piacere? Il fatto è che spesso si resta sulla soglia di questo benessere, come imbarazzati: l’equipaggiamento bellico è d’impaccio, ma disfarsene in un attimo non è possibile…E il paesaggio intorno non aiuta.
Finisce il bisogno comincia il desiderio
Quando bisogna incoraggiare un giovane scrittore? Forse quando in lui o in lei comincia a baluginare, insieme alla competenza, anche quel presagio dolente di chi ha intuito che il gioco dell’arte, il gioco del riconoscimento, chiedono anche il gioco di sottrarsi ad essi. Quando forse non avrà più bisogno del nostro incoraggiamento –anche se lui o lei ancora non lo sa.




