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Discutere sul conto
E’ difficile ammettere di stare invecchiando. Soprattutto perché la qualità dell’invecchiare dipende anche da quanto della giovinezza si è riusciti a risolvere e, alla fine, lasciare andare.
Ci si può attaccare ad un trauma o ad uno spiacevole -per noi- episodio della vita di un altro, pur di non guardare avanti, di non continuare a vivere. Il fatto è che nella seconda parte della vita tutto ciò che d’importante è stato tralasciato in gioventù, può tornare inesorabile a chiedere il conto. In questo caso si tratta di pagare e andare via ma la trappola è che per non andare avanti (nell’invecchiamento, per non guardare da questa parte) si fanno interminabile storie sull’esattezza del conto. Come se discutere sulla somma potesse trattenerci dall’andare via, cioè dall’andare avanti, appunto, invecchiando…
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False partenze
Pare che, nella seconda parte della vita, i nodi irrisolti della prima tornino con prepotenza a minacciare o promettere la necessità di una seconda nascita: e allora giù con casini familiari, casini con il lavoro, picchiate in giù della salute…Uno per anni o per un paio di decenni va avanti più o meno identificandosi con ciò che fa. E spesso lo fa a denti stretti: quello che manca, al di là di tutta la verbosità di cui è capace, è il cuore. E dov’è? E’ forse proprio lì, all’inizio. Sono come le false partenze che estenuano gli atleti, partenze realissime in sé ma che non valgono nulla perché la gara non è ancora cominciata.
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Falsi ritorni
Mio padre, morto da anni, mi torna in sogno. Apro la porta di casa e lui è lì, faccia sorridente, cappello, faccia che potrebbe essere della mia età di oggi. Balbetto che non è possibile, che è morto, ma lui mi rassicura ed io mi lascio convincere. Non indago di più, mi godo la visita, commosso. E’ tornato dopo che in questi ultimi mesi l’ho disseppellito e l’ho ammazzato. Ho fatto la pace?
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L’infantile razionalismo delle risposte.
E’ incredibile come durante l’infanzia e l’adolescenza si accumulino ricordi solo falsificabili dopo…Ciò che davvero accadeva era insostenibile…Almeno scopro ora che è andata così. In seguito si può anche tranquillamente ammettere che l’adolescenza sia stata una merda, solo che, ancora una volta, non per le ragioni che si ricordano. Nella seconda parte della vita può irrompere tutto questo rimosso nei modi dell’ossessione o della depressione: il tempo della vita è così breve che l’idea dell’eternità dell’anima e della reincarnazione sembrano proprio delle necessità…Le religioni si prendono la rivincita sull’infantile razionalismo di un mondo tanto distruttivo quanto cieco. I bambini fanno domande metafisiche che sono domande a cui un adulto non può rispondere: le risposte dell’adulto sono per lo più infantili.
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Ma tant’è.
Cosa fare delle immagini di noi che nel tempo si sono accumulate e consumate? Siamo noi e non lo siamo: talvolta un senso di fastidio, di ridicolo, o un’amarezza senza consolazione per tutto il tempo trascorso contraddicendo quello che noi oggi siamo…E intanto la freccia del tempo è irreversibile: tempi supplementari non ci sono, decidere la partita ai rigori è un azzardo…Niente. Si dovrà provare a far bene, meglio, con quel che resta, restandoci. Può succedere che ci viene in soccorso una ventata di giovinezza –priva di giovanilismo- e un abbraccio ha la lentezza, la profondità e la completezza che, da giovani, non avremmo neanche immaginato. Peccato che fin qui non l’avevamo capito, peccato che la natura chiede da questa scimmia con pochi peli un addestramento così lungo…Tanti neuroni, troppi per poterne essere all’altezza. E non si conta lo spreco. Ma tant’è…
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Facci i conti…
La scrittura – la letteratura- accarezza, coccola, smussa le punte, addirittura pare abbia funzione terapeutica (rallenta o evita lo sviluppo della follia)…Ma per chi la pratica sarebbe meglio avere il coraggio di non cedere troppo alle sue lusinghe e alle sue menzogne. La vita la riconosci proprio perché non sa che farsene di punte smussate, è tutta riassunta nella reazione emotiva che ti svela, che fa storia e testimoni, che davvero t’innalza o precipita: la scrittura, se è meccanismo sostitutivo, produce un adattamento che potrebbe essere peggiore del disadattamento reale di chi la pratica…E dunque scrivi dopo, solo dopo, solo quando è un di più, quando l’accadere è un accadere in carne ed ossa…E’ come quella disciplina che evita di rivolgersi allo spirituale quando lo psicologico è ancora legato in gabbie infantili: ‘onora il padre e la madre’, cioè: facci i conti, sappi che, alla fine dei conti, la nascita è spesso un processo imperfetto, incompleto…Che la lingua madre è una risorsa almeno quanto una trappola…




