domenica, ottobre 26, 2003

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Discutere sul conto

E’ difficile ammettere di stare invecchiando. Soprattutto perché la qualità dell’invecchiare dipende anche da quanto della giovinezza si è riusciti a risolvere e, alla fine, lasciare andare.

Ci si può attaccare ad un trauma o ad uno spiacevole -per noi- episodio della vita di un altro, pur di non guardare avanti, di non continuare a vivere. Il fatto è che nella seconda parte della vita tutto ciò che d’importante è stato tralasciato in gioventù, può tornare inesorabile a chiedere il conto. In questo caso si tratta di pagare e andare via ma la trappola è che per non andare avanti (nell’invecchiamento, per non guardare da questa parte) si fanno interminabile storie sull’esattezza del conto. Come se discutere sulla somma potesse trattenerci dall’andare via, cioè dall’andare avanti, appunto, invecchiando…

 

 

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False partenze

Pare che, nella seconda parte della vita, i nodi irrisolti della prima tornino con prepotenza a minacciare o promettere la necessità di una seconda nascita: e allora giù con casini familiari, casini con il lavoro, picchiate in giù della salute…Uno per anni o per un paio di decenni va avanti più o meno identificandosi con ciò che fa. E spesso lo fa a denti stretti: quello che manca, al di là di tutta la verbosità di cui è capace, è il cuore. E dov’è? E’ forse proprio lì, all’inizio. Sono come le false partenze che estenuano gli atleti, partenze realissime in sé ma che non valgono nulla perché la gara non è ancora cominciata.

 

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Falsi ritorni

Mio padre, morto da anni, mi torna in sogno. Apro la porta di casa e lui è lì, faccia sorridente, cappello, faccia che potrebbe essere della mia età di oggi. Balbetto che non è possibile, che è morto, ma lui mi rassicura ed io mi lascio convincere. Non indago di più, mi godo la visita, commosso. E’ tornato dopo che in questi ultimi mesi l’ho disseppellito e  l’ho ammazzato. Ho fatto la pace?

 

 

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L’infantile razionalismo delle risposte.

E’ incredibile come  durante l’infanzia e l’adolescenza si accumulino ricordi solo falsificabili dopo…Ciò che davvero accadeva era insostenibile…Almeno scopro ora che è andata così. In seguito si può anche tranquillamente ammettere che l’adolescenza sia stata una merda, solo che, ancora una volta, non per le ragioni che si ricordano. Nella seconda parte della vita può irrompere tutto questo rimosso nei modi dell’ossessione o della depressione: il tempo della vita è così breve che l’idea dell’eternità dell’anima e della reincarnazione sembrano proprio delle necessità…Le religioni si prendono la rivincita sull’infantile razionalismo di un mondo tanto distruttivo quanto cieco. I bambini fanno domande metafisiche che sono domande a cui un adulto non può rispondere: le risposte dell’adulto sono per lo più infantili.

 

 

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Ma tant’è.

Cosa fare delle immagini di noi che nel tempo si sono accumulate e consumate? Siamo noi e non lo siamo: talvolta un senso di fastidio, di ridicolo, o un’amarezza senza consolazione per tutto il tempo trascorso contraddicendo quello che noi oggi siamo…E intanto la freccia del tempo è irreversibile: tempi supplementari non ci sono, decidere la partita ai rigori è un azzardo…Niente. Si dovrà provare a far bene, meglio, con quel che resta, restandoci. Può succedere che ci viene in soccorso una ventata di giovinezza –priva di giovanilismo- e un abbraccio ha la lentezza, la profondità e la completezza che, da giovani, non avremmo neanche immaginato. Peccato che fin qui non l’avevamo capito, peccato che la natura chiede da questa scimmia con pochi peli un addestramento così lungo…Tanti neuroni, troppi per poterne essere all’altezza. E non si conta lo spreco. Ma tant’è…

 

 

 

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Facci i conti…

La scrittura – la letteratura- accarezza, coccola, smussa le punte, addirittura pare abbia funzione terapeutica (rallenta o evita lo sviluppo della follia)…Ma per chi la pratica sarebbe meglio avere il coraggio di non cedere troppo alle sue lusinghe e alle sue menzogne. La vita la riconosci proprio perché non sa che farsene di punte smussate, è tutta riassunta nella reazione emotiva che ti svela, che fa storia e testimoni, che davvero t’innalza o precipita: la scrittura, se è meccanismo sostitutivo, produce un adattamento che potrebbe essere peggiore del disadattamento reale di chi la pratica…E dunque scrivi dopo, solo dopo, solo quando è un di più, quando l’accadere è un accadere in carne ed ossa…E’ come quella disciplina che evita di rivolgersi allo spirituale quando lo psicologico è ancora legato in gabbie infantili: ‘onora il padre e la madre’, cioè: facci i conti, sappi che, alla fine dei conti, la nascita è spesso un processo imperfetto, incompleto…Che la lingua madre è una risorsa almeno quanto una trappola…

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venerdì, ottobre 17, 2003

Essere capace, potendo, di non far nulla.

Sicuramente per me è motivo di soddisfazione quando, potendo, sono in grado di non far nulla. O, meglio, di fare qualcosa come se non stessi facendo nulla. Fare proprio nulla è una formalizzazione rigorosa di questo stato che richiede un livello di consapevolezza e di presenza a sé da cui sono ben lungi. Sono comunque costretto a far qualcosa, anche se ormai non conferisco a questo qualcosa un gran peso.

 

La malevolenza

Chi parla male di qualcuno o di qualcosa e lo fa con acredine, senza nessuna via di fuga nell’ironia e nella comprensione, ammorba l’aria. Non importa se possiamo condividere il suo negativo giudizio oppure se non ci convince per nulla. La frittata è stata fatta: si è sparsa la malevolenza, microclima greve e afoso del risentimento e dell’offesa, deserto della paralisi e dell’impotenza, ingiuria alla franchezza di un sorriso.

 

La fissa della visibilità

Ma non stride la ricerca ossessa della ‘visibilità’  con l’invisibilità  rappresa nell’opera? Intendo per ‘invisibilità’ l’inesauribilità di senso che caratterizza le opere grandi, quelle che si possono leggere mille volte o ascoltare mille volte senza stufarsene. Oggi poi che l’intero pianeta, soggetto a presunta globalizzazione, è oscurato dal monopolio quasi perfetto dell’informazione, questa fissa della visibilità ha tratti ridicoli e farneticanti: ognuno vuole partecipare all’allucinazione collettiva, vuole apparire nell’oscurità.

 

Gli amici e le opere

Far conoscere i propri lavori agli amici è un modo per riscattare le opere dall’inevitabile autismo che le ha mosse, senza per questo finire tra le braccia di un narcisismo fatuo e inconcludente. L’apprezzamento degli amici è significativo: non è il fantasma del pubblico astratto ma è una relazione che si arricchisce su due piani, quotidiano e simbolico. Cosa vuoi di più?

 

Vivi nascosto, diceva.

‘Vivi nascosto’  era l’epicurea esortazione per conservare l’equilibrio della mente e del corpo, per svolgere il proprio quotidiano lavoro della ricerca della felicità. Paradossalmente oggi dovrebbe essere più facile: non c’è bisogno di nascondersi: una fitta coltre di rumore e indifferenza copre ogni atto. Mentre difficile è sottrarsi alle telecamere che annoiati poliziotti, tra il sonno e la veglia, hanno il compito di sorvegliare.

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mercoledì, ottobre 01, 2003

Anna Lamberti-Bocconi

***

L’energia si alimenta per ritenzione,

ma il mondo procede con dispersione

[di liquidi –

Coca Cola, torrenti, sperma,

i rivoli carsici che si interrano

il mondo cede sudando, piovendo,

è sangue permanente, olio di seme,

d’oliva, di macchina,

il mondo scivola sul petrolio,

è mare verde che affonda, inonda –

la Madonna, la gatta,

ogni femmina viva allatta la terra,

(io sto atterrita nel liquor

che scorre tenebroso nei canali linfatici

si perde dentro le ossa) –

il mondo sputa e sbava e beve

i distillati violenti, la bile,

il nero dal fegato, la grappa,

e ha fatto l’alcool dalle bucce dei frutti,

dal cuore dell’agave, le patate,

il grano, l’uva, le prugne,

il mais, la genziana, le spine,

quasi ogni foglia si è resa etilica–

il mondo secerne umori

oscuramente amniotico, minerale,

animale, vegetale, mucoso

(chiara d’uovo, benzina, acqua) –

non capisco se andremo

a fuoco o se annegheremo.

 

***

Se nella notte affumicata e nera

sorge improvvisamente una puttana

gloria di fine agosto in tangenziale

un camion che rallenta non fa male

e nonostante riprenda la corsa

come una giostra al bordo della fiera

lasciando sull'asfalto la straniera

forse qualcosa verso il cielo sale,

strano a pensarsi, è più di tenerezza

che di vergogna quel gesto bestiale

con cui lui si richiude la cerniera

e lei mette il cinquanta nella borsa.

Anna Lamberti-Bocconi

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mercoledì, ottobre 01, 2003

Andrea Amerio

 

Da: Olimpo dei fiammiferi.

 

***

 

Perché l’edera salga

rendersi fragili e accaniti non basta.

neanche fiatare.

Fu un puntiglio per il particolare

che mi fece notare

la gente seduta sul lungomare

tutta rivolta verso il mare

tranne il pescatore, nel mare

che non sa se sia sorte d'attore

il privilegio distratto dell'osservare.

 

 

 

L'invio

 

Alla fisiologia tessile, al baco, disse

Hai chiuso:

Lo spiacevole amato, spiantato, in giardino

su confortevoli amache

in amichevoli tè freddi sotto il tiglio

costruiva ferite da leccare con cura

come un francobollo da spedire.

 

Era questo, pensò, affrancarsi dal passato?

Questo strano gusto di colla sul palato?

 

***

 

Spighe secche, in vaso sul frigo

stormiscono ogni volta che apro.

 

dentro due carciofi.

 

mangeremo come amanti

un pinzimonio per pochi.

 

Andrea Amerio

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mercoledì, ottobre 01, 2003

Francesca Tini Brunozzi

***

Si avvolge dentro la testa a spirale

il suono di questo nome - Vanchiglia -

poi vedo: tu che aggiri quelle scale

di casamento buono di famiglia;

lo stesso smarrimento elicoidale

di porpora, di interno, di conchiglia

sconvolge la mente (come per caso)

poi sento il sangue che cola dal naso.

 

***

Ciò che rimane è il ricordo oramai

dell'ultima notte nella tua tana

(ho te dentro l'occhio che non esci mai):

tu che stai in ginocchio col tuo katana

in mano e miri al cielo mio samurai

mi ingiuri o ti adiri - porca puttana -

per lo sfacelo che viene da te

o per il seme che sfocia da sè?

 

***

Non era il manico del basso, è vero,

che tenevi in grembo, ma il tuo katana

(quello che ho visto) nobile guerriero.

Trascorsi di anni luce meridiana

sul bambino dell'album bianco e nero:

di che colore era quella bandana

dove ho seduto - fazzoletto verde -

al colmo di un potere che si perde?

 

***

Tu consola queste due orecchie vuote

di suono di parola che ormai sorde

sono al solito tuo gesto che scuote

l'ansia sola che da dentro mi morde.

Trova tutte le scandalose note

delle mie interiora che hanno le corde

scordate dalle poche mani rozze

di amori scorretti o di giuste nozze.

 

***

Io sono nata con questi due fori

su nella testa all'ingresso del cuore

e, poi anche, con questi altri due fori

giù nella pancia all'uscita del cuore.

Io non so cosa è dentro e cosa è fuori

da me, se entra e poi se ne esce l'amore,

ma io so che poi resta questa traccia

muta, del terzo buco sulla faccia.

Francesca Tini Brunozzi

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