domenica, maggio 18, 2008

21 maggio ore 20.00 presso La Camera Verde primo incontro del ciclo dedicato al Tiresia di Giuliano Mesa

 

A Giuliano Mesa La Camera Verde dedica un ciclo di incontri.

Non si tratta di una rituale presentazione ma dell’avvio di un dialogo ‘vivo’ tra testo, autore e lettore.

Un dialogo che si approfondisce nel tempo e che chiama a reagire poeti e critici disposti a mettersi in gioco, a porre e a rischiare la propria esperienza e il proprio gusto nel campo di attrazione di una poesia tra le più significative degli ultimi decenni. Prospettive diverse da cui leggere l’opera ma anche possibilità di verificare tali prospettive grazie alla presenza di Mesa, tanto aperto ad accogliere i diversi apporti quanto rigoroso nel rigettare fraintendimenti.

 

Gli incontri con l’autore sono previsti alle ore 20.00 di mercoledì 21 maggio, 4 giugno, 11 giugno, 18 giugno e 25 giugno con la presenza di volta in volta  di Marco Giovenale, Bruno Torregiani, Andrea Raos, Luigi Severi, Florinda Fusco, Andrea Inglese e Francesco Forlani.

 

Ritengo il ciclo di incontri dedicato ad un autore, anche come formula, un segnale mandato da Semerano relativo alla necessità che vi è di ‘fermare’ ciò che vale la pena di ‘fermare’, una sorta di antidotto al flusso di informazioni che costituisce la comunicazione sociale e, in particolare, un’alternativa possibile al rumore che confonde e distrae.

L’adozione di questa formula oggi è coraggiosa perché richiede dai partecipanti e dal pubblico concentrazione e profondità di approccio.

D’altra parte anche una parte del pubblico non ne può più, questa è la mia sensazione, di essere trattato come un consumatore onnivoro e indifferente.

In fondo la scommessa è di riuscire a far incontrare le ragioni profonde della poesia con le ragioni profonde della lettura…

 

Biagio Cepollaro

 

Centro Culturale

»LA CAMERA VERDE«

Via Giovanni Miani, 20, 20/a, 20/b - 00154 Roma

Cell. 340 5263877

e-mail: lacameraverde@tiscalinet.it

www.lacameraverde.com

 

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domenica, maggio 11, 2008

Biagio Cepollaro.

Nel fuoco della scrittura: opere visive.

 

Sul mio sito www.cepollaro.it/ARTE VISIVA\ARTE VISIVA.htm sono on line alcuni ‘particolari’ di opere visive. Comincio qui a postare alcuni particolari.

Biagio Cepollaro

 

Opus5-3

 

Biagio Cepollaro, Opus n.5, particolare. Terzo della serie.

Stampato su carta telata A4 con intervento successivo. Tecnica mista.

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mercoledì, maggio 07, 2008

La Camera Verde. Il programma di maggio e giugno 2008

 

Tra i molti momenti significativi previsti, è da rilevare nel mese di giugno il ciclo di incontri dedicati al Tiresia di Giuliano Mesa: occasione di dialogico approfondimento con l’autore e con poeti e critici, di una delle opere più intense e rarefatte della poesia italiana degli ultimi anni, come ho avuto modo di segnalare all’uscita del libro qualche post fa.

B.C.

 

MAGGIO 2008

 

Giovedì 8 maggio 2008

21.00 Omaggio a Sandro Penna

una lettura di Alessandro Perrotta

 

Sabato 10 maggio 2008

18.00 Inauguarazione mostra e presentazione del libro

Sul cammino dei passi brevi

testi di Marcello Sambati

opere pittoriche di Romano Sambati

 

Giovedì 15 maggio 2008

20.00 Lettura di poesie:

Marco Giovenale, La casa esposta (ed. Le Lettere, Firenze 2007)

Andrea Raos, Le api migratori (ed. Oedipus, Salerno 2007)

 

Mercoledì 21 maggio 2008

20.00 Presentazione del libro e cd

Tiresia di Giuliano Mesa

Interviene Marco Giovenale

 

Sabato 24 maggio 2008

18.00 Inauguarazione mostra di fotografia

Be Carefully di Grazia Menna

 

Mercoledì 28 maggio 2008

18.00 presentazione delle opere e del libro

Il Rogo - La passione di Giovanna d’Arco

di Alfredo Anzellini

 

Sabato 31 maggio 2008

20.00 presentazione dei libri

Dallo stesso altrove di Marina Pizzi e

Witness di Kathleen Fraser

Collana Felix a cura di Marco Giovenale

 

GIUGNO 2008

Mercoledì 4 giugno 2008

20.00 Presentazione del libro e cd

Tiresia di Giuliano Mesa

Interviene Bruno Torregiani

 

Sabato 7 giugno 2008

“DADA 1929”

19.00 presentazione dei libri

Blu di prussia di Francesco Forlani e Dina Rosa

Figure di reato di Giulio Marzaioli

SMS/MMS di Francesca Vitale

Las calles de l'alma di Gerardo Di Fabrizio

 

Mercoledì 11 giugno 2008

20.00 Presentazione del libro e cd

Tiresia di Giuliano Mesa

Intervengono Andrea Raos e Luigi Severi

 

Giovedì 12 giugno 2008

18.00 Inaugurazione mostra di pittura

Inorganica vicenda di Davide Racca

 

Sabato 14 giugno 2008

20.00 presentazione dei libri

Diphasic rumors di Jon Leon e

Thing ode di Jennifer Scappettone

Collana Felix a cura di Marco Giovenale

 

Mercoledì 18 giugno 2008

20.00 Presentazione del libro e cd

Tiresia di Giuliano Mesa

Interviene Florinda Fusco

 

Sabato 21 giugno 2008

20.00 presentazione delle cartoline d’artista

FRACTURED//Connections... di Joe Ross e

A new house di Michele Zaffarano

 

Mercoledì 25 giugno 2008

20.00 Presentazione del libro e cd

Tiresia di Giuliano Mesa

Intervengono Andrea Inglese e Francesco Forlani

 

Centro Culturale

»LA CAMERA VERDE«

Via Giovanni Miani, 20, 20/a, 20/b - 00154 Roma

Cell. 340 5263877

e-mail: lacameraverde@tiscalinet.it

www.lacameraverde.com

 

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domenica, maggio 04, 2008

Biagio Cepollaro

 

Da Le Qualità, work in progress

 

*

il freddo che persiste oltre

i cappotti ha della bestia

che non si sfama

l’agio sarebbe dimenticare

le mani per la maniglia

che afferra e che apre

 

tutto questo spazio che si sforma

intorno chiama

la luce e cresce

al ruotare del pianeta

mentre da ogni età

come affacciati alla finestra

viene un nugolo di atti

pensati in un continuo

sporgersi di desideri

 

l’agio sarebbe stare in equilibrio

al centro di un vuoto

che sostiene

che sta sotto o dietro

questa luce senza sole

più dentro dei cappotti

e delle mani

nei gesti che ora hanno preso

a muoversi come fanno

ogni mattina anche d’inverno

ad ogni risveglio

 

Biagio Cepollaro

 

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martedì, aprile 29, 2008

La Camera Verde, Il Libro dell’immagine, volume quinto. A cura di Giovanni Andrea Semerano.

Sono quindici anni, da quando è venuto a mancare quel prodigioso organizzatore e promotore di cultura che è stato Gianni Sassi www.giannisassi.org , forgiato dall’esperienza Fluxus e dall’amicizia di Cage che non incontravo un ‘luogo’ che mi comunicasse le stesse energie e la stessa qualità intellettuale e morale. Il luogo non è a Milano ma a Roma ed è La Camera Verde ‘curato’ da Andrea Semerano.

Un luogo è qualcosa di fisico, di geografico, certo, ma lo è solo in forza di una sua realtà interiore: il luogo lo fa chi lo pensa e lo abita.

Che si promuovano valide iniziative culturali in Italia non è raro malgrado l’antropologico degrado che sembra non arrestarsi mai e che sempre più trova la sua peculiare voce, al di là del senso comune in cui si è radicato da almeno un ventennio, nelle forme e nella sostanza delle istituzioni. Ma che ci si possa trovare non di fronte a irrelate iniziative ma ad un ‘contesto generante’ il cui spessore e la cui storia sono animate da rigorose e precise coordinate culturali, questo  si è davvero raro, anzi: rarissimo. Anche perché spesso ciò che proviene dalla cosiddetta cultura critica oggi spesso non ha vitalità, vuoi per l’irrigidimento ideologico, vuoi per la stanchezza degli attori, vuoi per la pura e semplice mancanze di idee.

Ho ripensato al mio amico Gianni Sassi leggendo il Volume Quinto del Il libro dell’Immagine edito appunto da La Camera Verde. Al di là dell’alta qualità degli interventi testuali e visuali, al di là del valore del libro stesso come oggetto, ciò che mi preme sottolineare è ciò che , a lettura terminata, mi resta di quest’esperienza.

Bene, tra le righe e dentro le righe del lavoro di Semerano (di tutto il lavoro: organizzazione, critica, promozione, azione dentro l’arte, tra le diverse arti, cinema, fotografia, letteratura, pittura etc etc) ciò che fermerei sono tre punti:

1) Il riferimento agli strumenti della critica (riferimento non generico, non casuale ma per intima assimilazione, ma per cosciente attualizzazione).

2) Il presupposto vitale del fare cultura (uomini in carne ed ossa che si appassionano, che comunicano la loro passione, che proprio per questo non fanno il teatrino, perché ci sono e non ci fanno…).

3) L’importanza del luogo di coagulo, di incontro, di produzione e di ricezione: La Camera Verde, appunto, in via Miani 20, a Roma.

 

E qui i nomi non sono solo nomi amministrati con indifferenza e irresponsabilità. Qui le parole pesano, non sono solo parole.

E se si cita Nietzsche, Bataille, Debord, Artaud, Bene, Fortini, Pasolini, Penna, Celine, Deleuze, Bresson, Rossellini è perché ogni frase si è incarnata o tende ad incarnarsi in un gesto, in un punto di vista, in un’assunzione di responsabilità morale.

Citazioni come quelle da Rossellini punteggiano le pagine e i giorni.

Provocano risonanze, chiamano consonanze, creano incontri, generano affetti, moti di stima, gratitudini…

Sono citazioni di una chiarezza che non lascia scampo, parole di chi ‘guardava’ le cose pensandole:

‘Quando vuoi parlare di qualcuno devi conoscere la cosa. Quando conosci bene la cosa puoi dire cos’è essenziale. Quando non la conosci bene ti perdi in mezzo a un sacco di cose ugualmente suggestive. Io rifiuto le cose suggestive.’

Cosa resterebbe di valido oggi se mettessimo in pratica questo pensiero? Poche cose. E bisogna avere la forza e la capacità di farlo. Perché altrimenti non ne vale la pena. Perché altrimenti resta solo il rumore che è fuori e dentro la rete, che è nelle teste.

Ma allora cos’è questo luogo che tanto mi rincuora al termine della notte?

Cito Semerano: ‘Un piccolo grande vetro in costruzione che da sei anni mette insieme idee diverse fino a farne un corpo nella Stanza. Si cercano le cose e si fanno le cose, non tutto chiaramente riesce e può capitare che schegge di vetro vadano in frantumi ma l’Officina resta aperta e soprattutto mai, mai perdere la tenerezza dello sguardo.’ (pag.4).

Oppure la comunicazione tra mancanze di Bataille trova concreta realizzazione nelle indicazioni di fondo, esortazioni, richiami a ciò che dovrebbe essere ovvio ma che in questi tempi non lo è per nulla : ‘Cercare di avere un orientamento che non risponda a vezzi o calcoli di pseudo bigotte transavanguardie che defluiscono nell’indecenza dei salotti, ognuno con la sua caratteristica, cioè i poeti da una parte, i pittori dall’altra, i romanzieri di là, i registi di qua, e eccetera, a fare fischi nel naso che il critico di turno delinea come arte il puerile mocciolo che mira alla gloria!

L’artista non deve essere un malato, un presenzialista del nulla..(…)’

Le coordinate culturali sono tali perché sono continuamente verificate: sia sul piano di ciò che si richiede (alle persone, agli artisti, agli interlocutori di un’ora), sia sul piano di ciò che si offre (alle stesse persone, artisti, interlocutori di un’ora).

Questo implica una riflessione radicalmente personale sull’oggetto del proprio sguardo, sia esso un testo, un quadro, un film o un gatto che sguscia via all’angolo di una strada.

L’organizzazione della cultura, la sua promozione, la critica non possono non respirare la stessa aria, lo stesso ritmo, la stessa altezza delle cose di cui parlano, che maneggiano. Non può non esserci che un’aria di famiglia tra questi momenti diversi di uno stesso flusso, di una stessa corrente creativa (che è poi energia umana, desiderio di configurare senso e bellezza).

Chi fa seriamente arte lo sa e a naso distingue, a naso si accorge quando c’è teatrino e fuffa, quando non c’è reale ricerca.

E la reale ricerca si accompagna alla lucidità della diagnosi: ‘Questa è di nuovo l’epoca della propaganda, e tutto viene concimato e deglutito nelle pastoie dell’apparire, abbiamo comici intelligenti che devono pagare le bollette e scendono in piazza quando viene tagliato loro il fondo, abbiamo poeti centauri sul picchio consunto di un’avanguardia sterile e noiosa, abbiamo critici che scrivono pettegolezzi e altri futili manovre (…)’(pag.143).

Biagio Cepollaro

 

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lunedì, aprile 28, 2008

 

1951. GLI ARTISTI DELL’ORIGINE. UN RACCOGLIMENTO UMILE MA CONCRETO

Rileggendo il Manifesto del Gruppo Origine del 1951 costituito da Burri, Bollacco ,Capogrossi e Colla ciò che colpisce è una doppia assunzione: la conclusione dell’astrattismo come esperienza generale e il rifiuto del decorativo che può ricomparire, a loro avviso, anche negli sviluppi del non-figurativo.

Si prendono le distanze dalla ‘compiacenza decorativa’, dal ‘manierismo’, per riaffermare con forza ‘un raccoglimento umile ma concreto’ alla radice del fare arte.

Ecco: ciò che precisamente mi colpisce è che la vera discriminante tra l’arte da fare e l’arte che non interessa fare non è posta innanzitutto in alcune caratteristiche formali (anche se poi qualsiasi scelta necessariamente in quelle caratteristiche s’incarna) ma nell’atteggiamento di partenza.

E’ come se fin da allora apparisse chiaro che non era la novità o la piacevolezza del segno a garantire il senso dell’operazione ma la qualità sottile, silenziosa, originaria da cui quel segno prendeva le mosse. Era quest’origine la base del vigore, dell’energia e della necessità dell’opera.

Era quasi il presentimento in grandissimo anticipo di ciò che poi sarebbe accaduto: lo svuotamento veloce delle forme nell’estetizzazione generale della comunicazione sociale.

In questo caso alla ‘compiacenza decorativa’ si è sostituita l’implicita richiesta di abbassamento del gusto tanto più vertiginoso quanto più veloce si andava imponendo la consumazione non più dell’opera d’arte ma della semplice e irrelata percezione.

 

E così allo sguardo si è sostituito il colpo d’occhio che non chiede neanche più ‘compiacenza decorativa’, chiede solo di non essere interrotto nel suo frenetico vedere senza guardare.

Di fatto la minaccia che incombe sul sistema nervoso dei ragazzi che giocano alla play è la realtà del regime percettivo degli adulti. Talvolta con travaso di apparato mitologico (giochi che rincorrono il cinema o viceversa, guerra come videogioco e videogioco sparatutto)…

Piuttosto che a rallentare le tecnologie hanno puntato a velocizzare (Virilio: la velocità e la guerra, il mercato) fino all’indifferenza, cioè alla non differenza, al non saper più distinguere il meglio dal peggio.

Il mistero della vita all’origine era l’obiettivo di questi artisti, qualche anno dopo la fine della guerra. E prima che arrivasse la vulgata dello strutturalismo e il mito scientista con tutta la sicumèra delle neoavanguardie (si potrebbero considerare quelle letterarie come effetto collaterale di quelle artistiche e musicali).

 

Prima del formalismo (più o meno manierista nella versione alta o bassa) come condizione unica del rappresentare: è comico parlare di post-umano quando proprio l’umano è ciò che costantemente resta al di là da venire, nel mezzo come siamo di una infinita preistoria.

Questo è anche uno dei motivi per cui è difficile farsi comprendere senza accettare campi di discorso pre-confezionati.

In fondo se si aggiunge una sofisticata tecnologia ad una preistoria infinita, il banale e la violenza tendono ad identificarsi.

Biagio Cepollaro

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giovedì, aprile 17, 2008

Grazie a G.Mesa e a A. Semeraro de La camera verde per questa edizione del Tiresia.

Presentazione il 19 aprile sabato a Roma, La Camera Verde, via Miani 20 con inaugurazione della mostra omonima di Mattias Guerra.

 

In segno di saluto e di festeggiamento posto qui l’ultima parte del Tiresia che viene presentato.

Sono versi che ridanno alle parole il loro peso specifico perché, liberatole dall’eco del chiacchiericcio, le immergono nelle vicende umane fino a farne un distillato, attiguo alla musica da un lato e al silenzio dall’altro.

Qui il lavoro della dimensione fonico-ritmica è sempre necessitante, non perde mai di vista la traccia sotterranea di ciò che non si può dire ma che pure viene significato dall’intensità del taciuto. E’ il dire possibile di fronte e dentro l’orrore.

Un dire che non collabora ma che per restare altro si assottiglia fino a ridursi ad elementi semplici, gesti del dire, come quando dell’umano i resti rintracciabili sono queste invocazioni, richiami senza risposta.

Tale essenzialità richiede una grande disciplina che non è solo letteraria ma soprattutto umana. Solo la struttura etica del chi dice può rendere necessaria la parola e, a parità di sapienza tecnica, tale struttura etica fa la differenza.

Le opere che meritano di essere ricordate, a mio avviso, sono proprio le opere che hanno questa doppia caratteristica che si risolve nella miracolosa sintesi della scrittura veramente riuscita.

Biagio Cepollaro.

 

Da Tiresia di Giuliano Mesa

 

V. necromanzia. Οι αταφοι, Massengräber

dov’è sommersa dalla neve, le coltri,
là, dove la terra è bruna, tersa, senza solchi,
sulla soglia, prova a chiamare là, chiamare,
sentendo soltanto la tua voce, che chiama,
sotto le coltri, sotto
la neve luccicante,
sotto la terra nera,
chiama fino a sfinirti, a gemere.
non torneranno più, se non in sogno, insonni,
se non laggiù, la loro requie, dove?
le ombre vagheranno, qui, miriadi,
ancora a brulicare, loro,
cercando il loro nome.
e porti il latte, e il miele?
il vino dolce, la farina d’orzo?
non puoi nemmeno sentirli sibilare,
quel loro gracidare, lo sfrigolìo, l’affanno,
il mormorìo che fanno facendosi terra,
non senti, senti gracchiare il corvo,
che vede ritornare, l’ombra,
sulla neve, di un’altra luna gialla.
taci. porta le mani al viso, riannoda i tuoi capelli.

ancora non hai còlto il tuo narciso, e il croco già fiorisce.

 

Giuliano Mesa da Tiresia

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mercoledì, aprile 16, 2008

Ivano Mugnaini

Da Inadeguato all’eterno

 

 

E' meglio scrivere di riso che di lacrime.

Perché il riso è il segno dell'uomo.

F. Rabelais

 

 

 I bambini là fuori

 

I bambini là fuori, ridono di gioia

vedendo uno sprazzo di sole

che sbuca tra le nuvole.

Sono gli stessi con cui, tra qualche anno,

dividerai il buio degli sguardi e il silenzio

delle parole.

Sono gli stessi che sfrecceranno sulle strada,

ombre tetre, mutilando la carezza

delle foglie.

Forse lo sono, anzi, lo sono certamente.

Ma intanto ridono, e alzare la testa

per vedere il sole, è anche per te, ora,

una forma vitale di follia.

 

*

Per sbaglio, per errore

 

"Ho ricevuto la vita come una ferita",

scriveva Lautréamont. "Voglio che il Creatore

ne contempli, in ogni ora della sua eternità,

il crepaccio spalancato".

E' morto all'età di ventiquattro anni, Lautréamont.

Eppure ha sentito la forza, nel respiro della carne

lacerata, di sfidare l'eterno, la vita, facendo

sentire il suono, l'attimo del fiato umano,

all'immenso, all'infinito.

E' questo, forse, il patto tacito, l'impegno,

il contratto non scritto firmato da ognuno

all'atto di nascere. Ma intanto, mentre penso

al sorriso di trionfo del poeta esanime

sul bianco del suo letto, mi chiedo se

davvero, io, ora, con qualcuna in più

sulla pelle e nella mente delle sue

ventiquattro primavere ormai lontane,

riesco davvero a vedere, a percepire

la polvere e il sangue della voragine

del suo soffrire.

E se lui, per qualche mirabile acrobazia

del tempo, potrà mai scorgere l'ombra

aerea, deformata, ribaltata, del mio abisso.

Soprattutto mi chiedo se io stesso, e lui,

e qualunque altro misero, pulsante microcosmo,

siamo visibili, come la Muraglia Cinese,

almeno come un minuscolo solco, una riga

nell'azzurro del Cosmo, da lassù, dalle vette

siderali dell'eterno.

Ma forse la domanda contiene già in sé

la muta risposta. O  forse Lautréamont

continua, cantando, ad avere ragione:

riceve la ferita senza rabbia,

senza sorpresa, finendo per lasciare

a bocca spalancata lo sguardo insondabile

che afferra la lama.

Mostrando il crepaccio con orgoglio,

come un frutto rosso, come un figlio.

Volendogli bene, in fondo. Senza temere

per niente, come un Adamo spaurito, stordito,

ancora caldo dell'erba divenuta paglia del giaciglio,

di avere stretto a sé con le braccia e con il cuore

la pelle calda di donna o di serpente

solamente per sbaglio, per errore.

 

*

Quando verrà l'inverno

 

   Quando verrà l'inverno, vero,

mortalmente sano, geleranno i virus

e le parole, si serreranno strette, spaurite,

le bocche spalancate dei bambini e i latrati

di cani straniti dal cigolio dei cancelli,

gli sguardi gialli sollevati verso vetri ignoti.

Piomberà, freccia, ferita, la sferzata nitida

di un vento di neve. Respirare, in quel momento,

sarà azzardo, scommessa vitale, mossa fragile,

lieve, sull'orlo di un dirupo. Sarà sentire,

nel fiato sincero della tramontana, la voce,

l'urlo mai spento del lupo. Riconoscerlo

affine, vicino, sarà morire nei suoi stessi occhi,

nelle ossa appuntite, tornando magri, leggeri,

nei fianchi e nei passi scavati, voraci, soli,

scostanti, ancora affamati di tenerezze

feroci.

 

Ivano Mugnaini

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lunedì, aprile 14, 2008

Su Leggere variazioni di rotta, dal blog Liberinversi a Le voci della luna, 2008

http://liberinversi.splinder.com/tag/antologia_di_liberinversi

Ho seguito dall’inizio con sorpresa e interesse quanto Massimo Orgiazzi stava raccogliendo intorno a sé col suo blog. La sorpresa e l’interesse dipendevano dal fatto che Orgiazzi sin dall’inizio si è posto innanzitutto come un lettore e come tale curioso di esplorare i testi altrui direttamente senza preconcetti soverchi e senza precipitare immediatamente nelle classificazioni e nelle etichette. Vi era insomma della freschezza in quel giro di commenti e di commentatori del suo blog, talvolta anche ingenuità, ma appunto genuina, di quella su cui si può crescere perché troppa malizia fa le gambe corte.

Vi era soprattutto rispetto per testi e autori senza quei salamelecchi che avvelenano l’aria e rendono impossibile la serenità del confronto. Vedere questo ulteriore segnale mi faceva contento e speranzoso su di una nuova civiltà letteraria che si andava costruendo a partire dalla rete…

Era il modo di fare per me importante perché presupposto delle cose che poi si fanno…Come disgiungere il lavoro da fare dal modo di farlo? Il con che cosa dire dal come e dal cosa dire?

Bene, quest’antologia sedimenta, in una delle prime occasioni in Italia, la volatilità della rete e l’essenza spartana del pdf in carta, in libro.

Un libro coraggiosamente editato da Fabrizio Bianchi che evidentemente è sulla stessa lunghezza d’onda di chi ci crede alla poesia come valore da condividere e non come orpello da sbandierare. E questo, anche questo, è decisamente bello.

I curatori, gli antologizzatori hanno provato a motivare le loro scelte di lettura senza fare metalinguaggio critico ma nel corpo a corpo col singolo testo. E questo è ancora più importante.

Perché la critica non si legittima con l’assunto teorico ma con la sua capacità di penetrazione del testo, con la lettura, appunto. L’imbarazzo della critica oggi è anche l’imbarazzo di vedere critici professionisti incapaci di entrare in un testo, incapaci, per mancanza di gusto non di categorie e strumentazioni linguistiche, di distinguere il meglio dal peggio…

Come definiva il degrado dei nostri tempi un grande violinista: l’incapacità di distinguere il meglio dal peggio…E anche questo è un buon segnale per la critica futura…

Ognuno poi potrà sentire congeniale o estraneo un modo di leggere o un testo, ma quel che conta è che chi parla non sia discosto da ciò che dice e se ne assuma la responsabilità intera (il suo percorso di lettore, i suoi incontri, le sue personali mitologie, le sue piccole verità).

Si attendeva che la rete partorisse una forte coagulazione del suo flusso. E credo che questo esempio sarà seguito da molti.

Il cartaceo richiede analiticità e lentezza. Ecco oggi abbiamo bisogno di analiticità e lentezza. Meglio se si costringesse la rete stessa ,contro la sua natura, ad essere analitica e lenta. Ma anche questo si è provato a fare e si prova.

Scegliere non vuol dire necessariamente escludere: semplicemente potrebbe voler dire documentare un incontro che per alcuni motivi è stato possibile fare (una poesia che non ci piace oggi perché non dovrebbe piacerci domani, quando in mezzo sarà passato magari un altro pezzo di vita con le sue anche pesanti variazioni di rotta?).

Biagio Cepollaro

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domenica, aprile 13, 2008

Roma, Sabato 19 aprile 2008

Centro Culturale
»LA CAMERA VERDE«

Presentazione del libro

»TIRESIA«

di
Giuliano Mesa

Nell'ambito della presentazione si inaugura alle ore 18:00

la mostra di pittura

»TIRESIA«
di
Matias Guerra

§

L'edizione del libro Tiresia contiene il Cd Audio
Tiresia e altre poesie
letto da Giuliano Mesa

La mostra di fotografia si può visitare
dal 19 aprile al 9 maggio 2008
dalle ore 17:00 alle ore 22:00 (esclusi i lunedì)

La mattina per appuntamento.

§

Centro Culturale
»LA CAMERA VERDE«
Via Giovanni Miani, 20, 20/a, 20/b - 00154 Roma
tel. 340 5263877
e-mail: lacameraverde @ tiscali . it

 

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mercoledì, aprile 09, 2008

 

Oltre la neo-avanguardia: la poesia, le comunità letterarie on line

e il romanzo

il programma di aprile e maggio di OMERO 2.0

Nuove scene e percorsi letterari nella città di Firenze

 

alla Libreria Café LA CITE' Firenze (Via Borgo S.Frediano 20R)

a cura di Alessandro Raveggi e Vanni Santoni

 

 

 

Si chiude la rassegna letteraria OMERO 2.0 a cura degli scrittori fiorentini Alessandro Raveggi e Vanni Santoni. La chiusura è affidata così a cinque appuntamenti speciali.

 

Ad aprile, i poeti Biagio Cepollaro, Andrea Inglese e Andrea Raos (12 aprile) presentano in un reading pubblico le loro ultime pubblicazioni, nonché discutono dei loro progetti on-line Nazione Indiana e Poesia Italiana E-book, due fulcri della nuova scrittura italiana, crocevia di dibattiti, ristampe, inediti italiani e traduzioni.

 

Il 16 e il 23 aprile, presentati dalla poetessa fiorentina Rosaria Lo Russo, una delle voci più rilevanti della poesia italiana, due pubblicazioni della raffinata casa editrice fiorentina Gazebo, curata da Mariella Bettarini e Gabriella Maleti.

 

Sabato 19 è la volta del poeta e prosatore Tommaso Ottonieri, uno dei membri del fu gruppo ’93, dalla scrittura proteiforme e dall’infaticabile ricerca espressiva: uno scrittore “angelico e infero” come lo descrisse in esordio Giorgio Manganelli. Presenterà il suo nuovo romanzo, una topografia narrativa immaginifica sul Fucino, nell’edizione uscita per la ormai “gloriosa” collana Fuoriformato della casa editrice Le Lettere (già ospite dei nostri incontri passati), curata dal critico Andrea Cortellessa. Oltre al romanzo, prefato da Enrico Ghezzi, verrà presentata in una lettura-performance la ristampa di “Dalle memorie di un piccolo ipertrofico”, il caso letterario dei primi anni ’80 che impose Ottonieri alla critica, presentato in quel caso niente di meno che da Edoardo Sanguineti ed oggi riproposto dal collettivo Sparajurij.

 

Festeggiamo la chiusura della rassegna il 21 maggio con un ulteriore festeggiamento: il ritorno “vero” sugli scaffali del romanzo “Tristano” di Nanni Balestrini, romanzo “multiplo in copia unica” (prefazione di Umberto Eco) che Derive&Approdi ristampa nella sua vera natura: da riprodurre in un numero illimitato di esemplari ognuno diverso dall’altro, ricavati da diverse combinazioni degli elementi di un medesimo testo base. Termina così, con una serata di letture e commenti, affidata al critico Cecilia Bello, e in compagnia di uno dei maestri della letteratura italiana, la rassegna OMERO 2.0, nata nel settembre del 2007, in collaborazione con la libreria La CITE’.

 

Maggiori informazioni sugli autori ed artisti presentati: http://www.teatrodellesausto.org/omero.html

 

il programma di aprile e maggio di OMERO 2.0

A cura di Alessandro Raveggi e Vanni Santoni

 

 

sabato 12 aprile 2008 - ore 19

presentazione di alcune pubblicazioni di

Biagio CEPOLLARO, Andrea INGLESE, Andrea RAOS

e dei noti progetti letterari on-line "Nazione Indiana" (http://www.nazioneindiana.com)

e "Poesia Italiana E-book" (www.cepollaro.it/poesiaitaliana/E-book.htm)

introducono Tommaso Lisa e Alessandro Raveggi

seguiranno performance e letture degli autori

 

mercoledì 16 aprile 2008 - ore 19

Gabriella Maleti e Rosaria Lo Russo leggono

"Queneau di Queneau" (Gazebo edizioni, 2007) dal volume di

Gabriella MALETI

Introduce Mariella Bettarini

 

 

 

sabato 19 aprile 2008 - ore 19

presentazione di "Le strade che portano al Fùcino" (Le Lettere, 2007+CD) e

"Dalle memorie di un piccolo ipertrofico" (No Reply, 2008) di

Tommaso OTTONIERI

introducono Tommaso Lisa e Alessandro Raveggi

saranno presenti il collettivo Sparajurij,

curatori della collana MALEDIZIONI per la NoReply

seguirà performance dell'autore

 

mercoledì 23 aprile 2008 - ore 19

Gabriella Maleti e Rosaria Lo Russo leggono testi in memoria di

Roberto VOLLER

(Firenze, 1938—2007)

dal volume "Plazer" (Gazebo edizioni, 2008)

introduce Mariella Bettarini

 

mercoledì 21 maggio 2008 - ore 19

Incontro di chiusura della rassegna con

Nanni BALESTRINI 

in occasione dell'uscita del romanzo multiplo in copia unica

"Tristano" (Derive&Approdi, 2007)

 

introduce Alessandro Raveggi — intervento critico di Cecilia Bello

 

 

 

BIAGIO CEPOLLARO, nato a Napoli nel 1959, vive a Milano. Dopo un iniziale apprendistato (Le parole di Eliodora, Forlì,1984) presso la rivista Altri Termini di Napoli, diretta da F. Cavallo all’insegna del rinnovamento delle esperienze sperimentali degli anni ’70, si è dedicato, a partire dal 1985, alla stesura di una trilogia dal titolo ‘De requie et Natura’ che lo ha impegnato fino al 1997. I primi due libri sono usciti nel 1993 (Scribeide, pref. di R.Luperini, Manni Ed.; Luna persciente, pref. di G. Guglielmi, Mancosu Ed.), il terzo, Fabrica, pref. di Giuliano Mesa, nel 2002, presso Zona Editore. Negli stessi anni della stesura della trilogia, ha partecipato attivamente al dibattito letterario, come promotore del Gruppo 93 e come fondatore, con Mariano Baino e Lello Voce, della rivista Baldus. Dal 1997 ha dato inizio ad una diversa fase del lavoro creativo, fortemente centrato sulla dimensione etica della poesia, di cui una prima testimonianza è costituita dal libro ‘Emendamento dei guasti’(1998-99), Mazzoli ed.,2001 e un più corposo ragguaglio, Versi Nuovi, con postfazione di Giuliano Mesa, è uscito nel 2004, presso Oedipus Ed. Un libro di poesia rivolto ai ragazzi, La poesia: Vale, 2003, ha trovato una sua collocazione naturale sulla Rete. Dal 2003 cura il sito www.cepollaro.it e il blog Poesia da fare (www.cepollaro.splinder.com), con i relativi Quaderni. Dal maggio 2005 il blog è diventato Rivista mensile on line in pdf , affiancando l'iniziativa Poesia Italiana E-book, avviata nel 2004: editoria elettronica di ristampe di poesia italiana tra gli anni '70 e '90 e inediti.

 

 

 

ANDREA INGLESE (1967). Vive e insegna a Parigi. Ha pubblicato un saggio di teoria del romanzo dal titolo L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo (2003) e le raccolte poetiche Prove d’inconsistenza, in VI Quaderno italiano (Marcos y Marcos, 1998), Inventari (Zona 2001), Bilico (d’if, 2004), Quello che si vede (Arcipelago, 2006), Prati / Pelouses (Camera Verde, 2007) e l’E-book, L’indomestico (Biagio Cepollaro E-dizioni www.cepollaro.it, 2005). In Francia, è stato pubblicato Colonne d’aveugles, in edizione bilingue (Le Clou Dans Le Fer, 2007). È uno dei fondatori de blog letterario Nazioneindiana (www.nazioneindiana.com) e cura Per una critica futura, trimestrale di critica in rete (www.cepollaro.it/poesiaitaliana/CRITICA/critica.htm).

 

 

 

ANDREA RAOS è nato nel 1968. ha pubblicato Discendere il fiume calmo, nel Quinto quaderno italiano di poesia (Crocetti, 1996, a c. di Franco Buffoni), Aspettami, dice. poesie 1992-2002 (Pieraldo, 2003) e Luna Velata (Marsiglia, CipM – Les Comptoirs de la Nouvelle B.S., 2003), Le api migratori, per oèdipus – collana liquid. È presente nel volume Akusma. forme della poesia contemporanea (Metauro, 2000). ha curato l’antologia Chijô no utagoe – il coro temporaneo (Tokyo, Shichôsha, 2001). Con Andrea inglese ha curato le antologie azioni poetiche Nouveaux poètes italiens, in «Action Poétique», (sett. 2004); e Le macchine liriche. sei poeti francesi della contemporaneità, in «Nuovi Argomenti» (ott.-dic. 2005). Sue poesie sono apparse in traduzione francese sulle riviste «Le Cahier du réfuge» (2002), «If» (2003), «Action poétique» (2005) e «Exit» (2005); e in traduzione inglese sul sito www.poetryinternational.org. Partecipa ai progetti àkusma e a Nazione Indiana www.nazioneindiana.com.

 

 

 

GABRIELLA MALETI è nata a Marano sul Panaro (Mo) nel 1942. Ha vissuto molti anni a Milano ed ora risiede a Firenze. È fotografa e autrice di video, nonché redattrice della rivista letteraria “L’area di Broca”. Cura con Mariella Bettarini le Edizioni Gazebo. È presente in molte antologie di poesia italiana contemporanea. Pubblicazioni: Poesia - Famiglia contadina (Editrice Forum, Bologna, 1977); Il cerchio impopolare (Salvo imprevisti, Firenze 1980); Madre padre (Società di Poesia, Milano 1981) (poesia); Il viaggio (con M. Bettarini) (Gazebo, Firenze 1986); La flotta aerea (Quaderni di Barbablù, Siena, 1986); Memoria (Gazebo, Firenze 1989); Fotografia (Gazebo, Firenze, 1999); Nursia (in collaborazione con M. Bettarini) (Gazebo, Firenze, 1999); Parola e silenzio (Gazebo, Firenze, 2004). Narrativa - Morta famiglia (Editori del Grifo, 1991); Due racconti (Gazebo, Firenze, 1992); Amari asili (Loggia de’ Lanzi, Firenze 1995 - il volume è stato tradotto in inglese dalla casa editrice Carcanet di Manchester nel 1999).

 

 

 

TOMMASO OTTONIERI  è nato nel 1958 ad Avezzano, in provincia dell’Aquila, ma è napoletano dalla nascita. Vive a Roma dove insegna all’Università «La Sapienza». La sua produzione in versi è contenuta in Elegia Sanremese (Bompiani 1998) e Contatto (Cronopio 2002). In prosa ha pubblicato Dalle memorie di un piccolo ipertrofico, con una nota di Edoardo Sanguineti (Feltrinelli 1980), Coniugativo (Corpo 10 1984), Crema acida (Lupetti e Manni 1997), L’Album Crèmisi (Empirìa 2000), Coro da l’acqua per voce sola (Edizioni d’If 2004) e il libro di saggi La Plastica della Lingua. Stili in fuga lungo una età postrema (Bollati Boringhieri 2000). Ha curato un’antologia poetica di Edoardo Cacciatore, L’esse blesa (Piero Manni 1997), e s otto l’ortonimo di Tommaso Pomilio, oltre a una quantità di saggi fra i quali Asimmetrie del due (Piero Manni 2002), ha pubblicato le poesie del padre Mario (Emblemi, Cronopio 2000).

 

 

 

ROBERTO VOLLER (Firenze, 1938 - 21 dicembre 2007) è stato per lunghi anni nella redazione di “Salvo imprevisti“. Redattore a suo tempo di “Abiti-Lavoro“, ha fatto parte della cooperativa libraria “Punti di mutamento“. È presente in varie antologie e riviste letterarie. Ha pubblicato tre libri di poesia e due ciclostilati, di cui uno con Luigi Di Ruscio.

 

 

 

NANNI BALESTRINI è nato a Milano nel 1935. Fece parte degli scrittori del gruppo dei Novissimi, che negli anni sessanta, ampliandosi, assumerà la denominazione di Gruppo 63. La sua vasta produzione comprende, fra l'altro, poesie sperimentali (è stato il primo autore ad usare il computer per comporre una poesia) e romanzi impegnati politicamente riguardanti le lotte degli anni sessanta e gli anni di piombo. Su questi argomenti ha scritto anche il saggio L'orda d'oro in collaborazione con Primo Moroni (Sugarco 1988). Il saggio verrà ristampato più volte da Feltrinelli con l'aggiunta di ulteriori contributi di Umberto Eco, Toni Negri, Rossana Rossanda e molti altri. Ha contribuito alla nascita di riviste quali Il Verri, Quindici, Alfabeta, Zoooom. In poesia ricordiamo: Come si agisce, Feltrinelli, 1963; Ma noi facciamone un'altra, Feltrinelli, 1966; Poesie pratiche, antologia 1954-1969, Einaudi, 1976; Le ballate della signorina Richmond, Coop. Scrittori, 1977;  Blackout, Feltrinelli, 1980 e DeriveApprodi, 2001, (con La violenza illustrata) Ipocalisse, Scheiwiller, 1986; Il ritorno della signorina Richmond, Becco giallo, 1987; Osservazioni sul volo degli uccelli, poesie 1954-56, Scheiwiller, 1988; Il pubblico del labirinto, Scheiwiller, 1992; Estremi rimedi, Manni, 1995; Le avventure complete della signorina Richmond, Testo&Immagine, 1999; Elettra, operapoesia, Luca Sossella, 2001, un cd audio e un libro di 64 pagine; Tutto in una volta, antologia 1954-2003, Edizioni del Leone, 2003; Sfini